Cosa volete ancora da lui? Perché accanirsi così?

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Vita, destino, Dio: uno di voi tre o tutti e tre insieme, si può sapere cosa volete, ancora, da Alex Zanardi? Si può sapere cosa vi ha fatto di male, di quale oscuro sgarbo si è reso protagonista per dover tornare a lottare contro di voi ancora una volta?

Siete invidiosi, per caso, del fatto che il primo attentato di quasi vent’anni fa sia andato a vuoto? Vi dev’essere bruciato parecchio vederlo risorgere, tornare indietro da dove l’avevate portato quel giorno di settembre. Vederlo rialzarsi pur senza gambe, diventare grande, forse anche più di voi; prendervi virtualmente a schiaffi a colpi di voglia di esserci ancora, di vincere, di trionfare. Vi hanno dato fastidio le medaglie, le Paralimpiadi, gli Ironman? Vi siete sentiti presi in giro da chi vi ha rimessi al vostro posto? Forse è questo il motivo del vostro vergognoso accanimento?

Sono incazzato, atterrito, disgustato da quanta ingiustizia terrena, ultraterrena o quello che volete ci possa essere per un uomo che ha rovesciato qualsiasi pronostico, che da vent’anni insegna la vita a chi la ripudia e la getta rigorosamente nel cesso ogni santo giorno. Non posso accettare che, dopo tutto quello che gli è stato tolto e dopo tutto quello che si è ripreso con gli interessi, Alex debba ancora lottare così. Non è umanamente tollerabile, è ignobile, bastardamente ingiusto sotto qualsiasi punto di vista.

E chi se ne frega se è stato, come si dice, un suo errore. Uno con la sua vita, con la sua risalita, con la sua rinascita non deve trovarsi davanti un muro se commette un errore. Non deve succedere. Uno come lui dovrebbe avere una sorta di immunità che lo protegga da qualsiasi cosa di diverso da un’allergia stagionale. Nella lista, a fianco al suo nome, ci dovrebbe essere scritto “ha già dato”. Stop, punto, fine.

La più grande dimostrazione vivente di amore per la vita non può tornare a doverla riconquistare per la seconda volta. Se succede, significa che qualcosa non funziona come dovrebbe. Destino, vita o religione che sia.

Penso alla moglie Daniela. Provate ad immaginare cosa voglia dire, dopo aver superato il dramma di vent’anni fa, ritrovarsi ancora appesi ad un filo. Provate a pensare a quanta forza sia necessaria per reagire e lottare ancora una volta. E lei la troverà, perché dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. E poi Niccolò… un pensiero va anche a lui.

Quello che è successo oggi mi riporta a quasi sette anni fa a Méribel. Orari diversi ma stesso senso di tremenda e profonda ingiustizia. E se, personalmente, non ho ancora superato quella nuova realtà, non voglio e non posso concepire anche questa; voglio convincermi che Alex ce la farà ancora e tornerà, con le sue battute, a farci sentire in imbarazzo, minuscoli di fronte alla sua grandezza.

Forza, Alex: prendili a schiaffi tutti, ancora una volta, con quelle mani e quelle braccia da Ironman. Sono sicuro che fanno male: non vedo l’ora.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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