Comunicati-autogol e dubbi irrisolti

Comunicati-autogol e dubbi irrisolti

Il polverone sollevato dal comunicato FIA riguardante il caso Power Unit Ferrari sarà sicuramente materia di discussione almeno fino alle prime prove libere di Melbourne – scampate al Coronavirus – se non oltre. Dipenderà dai risultati in pista.

Attorno a questo accordo segretissimo tra la Federazione e la Scuderia si sta sentendo qualsiasi cosa, tra chi sa tutto e chi lancia una qualsiasi ipotesi di cosa sia effettivamente successo, della serie “per la legge dei grandi numeri prima o poi ci si azzecca”.

Sul fatto che il comunicato sia criptico in sé – a parer mio un vero autogol – credo siamo d’accordo tutti. A tal proposito mi chiedo quale sia la necessità di divulgare un comunicato che non dice sostanzialmente nulla ma, al tempo stesso, alimenta dei dubbi soprattutto negli altri team. Non sarebbe stato meglio lasciar perdere dopo che, ormai, nessuno si ricordava più di questa investigazione? Altrimenti, se comunicato doveva essere, un po’ di trasparenza in più non sarebbe guastata. Spiegare cosa significa che “La FIA e la Scuderia Ferrari hanno approvato un impegno di trasparenza tecnica che migliorerà il monitoraggio di tutte le power unit di F1 nelle prossime stagioni” sarebbe stato graditissimo. Perché letta così, effettivamente, qualche dubbio potrebbe anche sorgere.

Evidentemente, comunque, a qualcuno piace darsi la zappa sui piedi. Quindi, ora, ci troviamo con:
– Un’investigazione che si chiude con una sorta di tacito accordo tra le parti – FIA e Ferrari – che fa imbestialire tutti gli altri; in questo la Racing Point “W10” è già stata ampiamente superata dopo lo stupore da copia-incolla dei test di Barcellona.
– Una Ferrari che arranca (secondo le stesse dichiarazioni del team) nel dritto: voce da valutare meglio in Australia ma che, ovviamente, adesso diventerebbe riconducibile a chissà quale strascico dell’investigazione stessa.
– I dati effettivi, ovvero quelli del grafico seguente, riguardanti i risultati in qualifica del 2019.

Le differenze in qualifica tra Mercedes e Ferrari durante il 2019.

Auto Motor und Sport l’ha toccata pianissimo, unendo i punti di un disegno preparato appositamente per lanciare accuse tutt’altro che velate alla Scuderia, sostenendo in buona sostanza che abbia barato per metà stagione tra investigazioni e sanzioni ritenute troppo blande, come quella di Abu Dhabi per la maggior quantità di benzina rilevata sulla #16 di Leclerc.

Quello della tendenza in qualifica cambiata incredibilmente dopo Budapest è un tema che abbiamo approfondito durante la seconda parte della stagione, andando ad analizzare tutti i dati e dimostrando che, oltre al miglioramento Ferrari, anche Mercedes aveva leggermente peggiorato le sue prestazioni dopo aver dominato la prima parte del 2019.

Prendersela con i tedeschi che lanciano accuse contro la Ferrari ci sta, ma vorrei ricordare che qui da noi di verginelle non è che ce ne siano poi molte. Non ce li vedo in Germania a difendere la Ferrari così come non ricordo la stampa italiana compiacente nelle varie polemiche dell’ultimo decennio riguardanti Red Bull prima e Mercedes poi. Per farla breve, prima di dare dei fenomeni agli altri sarebbe meglio guardare in casa nostra.


Ora: ciò che di certo sappiamo è che nessuno, a parte i diretti interessati, conosce i dettagli dell’accordo e che, quindi, tutto quello che si legge in giro (AMuS compresa) è frutto di interpretazioni, illazioni, ipotesi, sensazionalismo e via dicendo.

Quello che è anche certo è il fatto di avere avuto, nel 2019, due mondiali distinti: uno che la Mercedes ha dominato in stile Ferrari 2002/2004 ed uno in cui i livelli si sono addirittura appianati fino all’ultimo appuntamento di Abu Dhabi, quando i campioni in carica e Hamilton sono miracolosamente tornati in forma pre-estiva.

Altrettanto certo, infine, è un mese di ferie in cui una squadra ha perso terreno e l’altra ne ha recuperato in proporzione a tratti sconcertante, come non succedeva nemmeno ai tempi dei test liberi in piena stagione.

Una situazione alla quale faticavo e fatico ancora a credere. E un comunicato così, di certo, non aiuta.

Immagine: Alessandro Secchi

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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