Chili Bowl 2023: Logan Seavey trionfa in una settimana perfetta!

MotorsportTop
Tempo di lettura: 26 minuti
di Gabriele Dri @NascarLiveITA
15 Gennaio 2023 - 22:40
Home  »  MotorsportTop

Vittoria nella batteria, in qualifica, nella Finale A di giornata, nella Pole Shuffle e poi nel main event: Logan Seavey conquista il suo primo Chili Bowl al termine di una battaglia intensa ma corretta con il campione in carica Tanner Thorson. Torna sul trono anche Kevin Swindell, stavolta come team owner


La lunghissima giornata finale del Chili Bowl 2023 ha portato al duello atteso alla viglia: il campione in carica Tanner Thorson contro il più efficace dei rivali emersi nel corso dei cinque giorni di qualificazioni, ovvero Logan Seavey. A prevalere al termine dei 55 giri della Finale A è stato proprio Seavey dopo una battaglia sul filo dei centimetri ma mai scorretta con Thorson. Logan può festeggiare il successo che vale una carriera (finora il miglior risultato era il quarto posto del 2020) e anche Kevin Swindell può gioire per un peso che si porta dietro da quasi otto anni e dal drammatico incidente di Knoxville.

Le cinque giornate di qualifica

Day 1: Cannon McIntosh conquista il lunedì per la terza volta in carriera

Day 2: la sorpresa Hank Davis batte tutti i big nel martedì di Tulsa

Day 3: Rico Abreu nella storia di Tulsa dopo la paura per Torgerson

Day 4: Thorson domina la serata del giovedì

Day 5: Logan Seavey vince per sé e per Kevin Swindell l’ultima giornata di qualifica

Dalle Finali O alle M

Il conto delle cinque giornate ha portato il totale dei piloti effettivamente presenti a 361 vetture. Lo sbilanciamento fra serata e serata nel numero porta gli organizzatori sulla carta ad imbastire un programma che include le Finali P.

Il grande sabato con la Alphabet Soup dovrebbe iniziare alle 9:00 di mattina all’Expo Center di Tulsa, ma l’inizio delle attività è in ritardo. Gli addetti stanno cercare di affinare una pista che di giorno in giorno è diventata sempre più difficile da preparare. La causa sembra essere la mescola troppo morbida degli pneumatici Hoosier portati a Tulsa dopo un annata difficile per il fornitore a causa della mancanza di disponibilità di materie prime. La pista col passare delle gare, infatti, si è gommata più in fretta del previsto abbassando la qualità delle prove stesse.

Gli addetti hanno provato ad aggiungere più acqua, ma alla mattina la pista è ancora troppo umida e così si deve aspettare un attimo. Alle 9:16 si accendono i motori e dopo una mezz’oretta di giri di formazione, con anche scene tipiche e piloti inesperti come Ashton Thompson che quasi finisce a muro nella spinta ricevuta per avviare il motore, per compattare ulteriormente la pista finalmente iniziano le prove libere per le Finali P ed O.

Questa sessione serve più che altro a fare la conta ufficiale dei piloti effettivamente ancora a Tulsa e che non si sono ritirati dopo una giornata di qualificazioni molto difficile e con problemi tecnici o incidenti. Alla fine i piloti sono presenti sono appena nove, dunque meno dei 12 (sei per ogni Finale P) che sarebbero stati ripescati alla lettera O e dunque gli organizzatori al volo modificano il programma cancellando le Finali P.

In questa conta è presente Cade Cowles, il quale sarebbe dovuto partire 11° nella P1. La sua partecipazione rende così matematico il non ambito premio di ultimo classificato dell’edizione 2023 del Chili Bowl che va ex-aequo a Max McLaughlin e Tye Wilke.

Finalmente alle 10:08 inizia la Alphabet Soup con la Finale O1; da qui fino alla H ci sono 10 giri in programma (o 10′ di tempo) con sei ripescaggi.

È un inizio difficile e scivoloso con scene tragicomiche tipiche delle prime fasi della giornata finale del Chili Bowl come problemi tecnici, errori di gestione della gara, piloti eccessivamente ed inutilmente aggressivi e così via. La prima vittoria va a Tyler Shoemaker (un cognome, una garanzia) malgrado un inizio più quasi a bloccare ogni avversario e poi un finale col freno posteriore sinistro visibilmente surriscaldato se non in fiamme. Cowles non solo evita il 361° posto ma avanza alla N.

Nella O2 a partire dalla pole è Adam Andretti, figlio di Aldo e nipote di Mario, che in fretta scivola indietro ma si salva per il ripescaggio. A vincere è Jake Neal con una mossa forse esagerata su Ryan Padgett che poi viene superato anche da Ryder Laplante che avrà modo di farsi notare in positivo.

Nella prima Finale N arriva anche la prima caution della giornata. Mentre Shoemaker continua a fumare e si ritira, Rayburn invece rallenta e si ferma in pista. Poi green e subito yellow per Archer e Thompson che si incastrano uno dietro l’altro. Alla ripartenza Dickerson scavalca il leader Kuehl e va a vincere la gara. Dietro c’è anche la prima vera battaglia per il ripescaggio: Powers e Beck sono in lotta malgrado entrambi abbiano delle vetture che fumano, ma Ryan Powers resiste ed è il primo protagonista della Alphabet Soup con due transfer, ovvero tre finali disputate.

Nella N2 Corby Scherb dalla pole scappa via subito. Al quarto giro arriva anche il primo flip della giornata: Neal, dopo la vittoria nella O2, salta sulla posteriore di Axton dopo un rallentamento di quest’ultimo. Alla ripartenza Scherb scappa di nuovo verso la vittoria. Senza un ammaccato Axton la lotta per il ripescaggio è a tre fra Morgan, Denome e Laplante con quest’ultimo che passa entrambi e diventa anche lui protagonista della Alphabet Soup col secondo ripescaggio.

Si passa alle Finali M1. Nella M1 Gage Rucker fa tardare la partenza per un problema tecnico, poi green e yellow con il primo big one di serata: il leader Vande Voort scivola di traverso in curva4 e si crea un tappo in cui ci finiscono Morgan e Walters. Poi altra interruzione immediata per altre due vetture entrate in contatto. Sono stati completati appena due giri ed è la prima finale travagliata.

Nuova ripartenza ai -8 con Dickerson che quasi monta un’altra vettura. Il testacoda di JD Black ferma tutti di nuovo. Si teme il taglio della gara per limiti di tempo ma non succede. Nel frattempo Kuehl si ritira perché la trasmissione rompendosi gli ha fatto male – non gravemente – ad un piede. Vande Voorte resiste, malgrado mille difficoltà, al ritorno di Klabonde mentre Morrell si iscrive alla Soup.

La M2 sembra tranquilla e lo è per i primi otto giri, poi i guai diventano più seri. Nella prima caution Hanna rallenta in curva3, Denome lo tocca e Brewer non può evitarli e si ribalta toccando la posteriore destra di Hanna. Ripartenza ai -2 e doppio flip con Bates e soprattutto Bertrand la cui vettura accusa addirittura un principio di incendio. Per fortuna il pilota esce indenne e per un attimo sembra addirittura pensare di ripartire. Nel frattempo Kayla Roell va a vincere senza venire impensierita, ma gli applausi sono per Ryder Laplante che col sesto posto viene ripescato per la terza volta.

Dalle Finali L alle I

Il programma prosegue senza interruzioni con le Finali L. Jori Hughes scatta in testa davanti ad un gruppo che vive qualche intoppo ma che prosegue senza incidenti. Poi forse l’incidente più brutto ed incredibile della serata. Un outsider di rilievo come Brody Fuson tocca sul traguardo la vettura che ha davanti, decolla, si ribalta e imbocca a velocità elevata la via di fuga in curva1, flippa sulle protezioni e atterra fuori dalla pista (in quel tratto non ci sono reti ovviamente) almeno cinque metri oltre la terra sul cemento dell’Expo Center. Per fortuna Fuson esce indenne dalla vettura. Dopo un’altra caution per Styres che bacia il muro a vincere è Calderwood mentre Klabonde ed Holliman sono al secondo transfer.

La L2 vive ancora di qualche interruzioni ma per fortuna senza la paura precedente. Brody Petrie e Pierce Urbanovsky scattano davanti, ma entrambi non saranno fortunati, il primo si ferma per un problema meccanico, il secondo slitta alla ripartenza e così Keith Rauch lo aggira e andrà a vincere. Laplante sembra destinato ad un altro ripescaggio, ma nel finale finisce in un incidente con Bloomfield e Robbins e così deve arrendersi.

Stracciata una run emerge prepotentemente un’altra: Kris Carroll è partito settimo nella N2 ed è arrivato terzo, nella M2 da 11° è finito quarto, ora nella L2 è scattato 14° ed ha concluso terzo e dunque diventa arriva anche lui, come Laplante, a quota tre transfer.

Siamo già alla lettera K, ma si parte a fatica dato che Johnny Brown Jr. si stampa a muro. Leadbetter era in pole e – di nome e di fatto – restando davanti gli va tutto bene andando a vincere la K1. Dietro di lui il primo momento di tensione del sabato del Chili Bowl: Kyler Johnson, all’inizio secondo e poi scivolato indietro, viene tamponato da Kevin Reed all’ultimo giro per strappare l’ultimo ripescaggio. Reed dopo la bandiera a scacchi viene retrocesso in ultima posizione e così viene avanzato Calderwood al secondo balzo.

Nella K2 la scalata di Kris Carroll sembra giungere al termine a causa di un testacoda ai -6 che lo rimanda in coda al gruppo. E invece la sorte gli viene in soccorso: alla ripartenza Kyle Beilman (un altro degli outsider di lusso) e Landon Britt entrano in contatto in curva3 e arriva una caution. Di nuovo caution alla ripartenza perché il cono che delimita le due file al restart è stato centrato. Poi ai -2 il testacoda di Kayla Roell gli regala un’altra chance. Chance che Carroll sfrutta al massimo strappando l’ultimo biglietto per la J. Kris è il primo della giornata a venire ripescato per quattro volte.

La J1 propone il primo vero big in pista: CJ Leary, pilota del team di Alex Bowman, che nella giornata di qualificazioni, suo malgrado, era finito in ben due incidenti danneggiando pesantemente altrettante vetture. La sua rimonta dalla pancia del gruppo è favorita anche da un paio di caution (prima Leadbetter e Murdie che si incastrano in curva1, poi la rottura di Stubblefield), ma il recupero dal nono al primo posto dimostra probabilmente la differenza di talento fra Leary ed i suoi avversari in questa finale, anche se nel 3-wide con Gorham e Beard ha dimostrato anche tanto coraggio.

Tutti gli occhi però sono sulla J2 e, oltre che su Dillon Welch che fa il paio con Leary per talento, su Kris Carroll. All’inizio, dopo la pole di Ervine, a prendere il comando è Zach Blurton. La finale scorre via veloce e non ci sono caution a ricompattare il gruppo.

Mentre Blurton va a vincere, in curva1-2 un po’ di nervosismo: David Budres prova a passare Welch all’interno forzando e cercando un varco che non c’è, Dillon fa un 360° e viene passato all’esterno da chi? Ma ovviamente da Kris Carroll che si prende l’ultimo ripescaggio, il quinto della sua incredibile giornata, record eguagliato nella storia del Chili Bowl. Welch invece chiude 11° e lancia qualche frecciatina ai piloti che corrono senza usare il cervello.

Lettera I ed arriva probabilmente la fase più ricca di incidente della serata. Pronti via nella I1 e c’è un big one che coinvolge sette delle 16 vetture; nel mucchio finiscono Kevin Cook, Brandon Waelti, Jeff Stasa, Kinzer Edwards (altro nome importante), Kalib Henry, and Jim Vanzant e soprattutto CJ Leary ancora sfortunato.

Il team riesce incredibilmente a riparare la perdita di fluidi e rimandarlo in pista. Poi altre due caution, prima con Vanzant, Beard e Gorham ad incastrarsi e poi con Boespflug che rischia di volare saltando sulla ruota posteriore di Stasa e si ferma. Leary sta rimontando ma la beffa finale è il fatto che la gara venga accorciata per il raggiunto limite di tempo quando è nono e quindi CJ è eliminato.

Tutto l’Expo Center aspetta però la I2, quella con Kris Carroll presente. La prima caution arriva al terzo giro per il flip di Kevin Brewer che si incastra nelle reti. Carroll ha già recuperato dal 16° al decimo posto ed ora ha sette giri per scrivere la storia. Ad aiutarlo ci pensa un’altra caution poco dopo per Gurley, Louden e Budres che si incastrano.

Al pubblico non interessa quasi nulla di Baran, di Hopkins, di Langenstein, di Rose. Il quinto sul traguardo è Kris Carroll che avanza per la sesta volta, dopo la N, la M, la L, la K, la J e la I la Finale H sarà la sua settima gara. La sua Alphabet Soup è la più grande nella storia, JJ Yeley (dalla F alla A nel 2004, la migliore in termini di posizioni nette recuperate, 69), Wayne Johnson (idem nel 2006), Jason McDougal (dalla I alla D nel 2021) e Sammy Swindell (dalla N alla I nel 2022) devono cedere il passo nel libro dei record.

Sono tre ore che Carroll sale e scende dalla rampa praticamente in continuazione. Per sua fortuna arriva il primo – più che necessario – break per il rifacimento della pista ed avrà 30′ di pausa per riprendere energie.

Dalle Finali H alle E

Si riprende con la Finale H1 e lo show – in negativo – lo regala Kevin Cook, protagonista in ben tre caution, la prima quando si tocca con Michael Smith, la seconda in testacoda solitario sul cordolo interno, la terza per un altro testacoda in curva1. Vince Betts in un monologo dalla pole davanti a qualche nome noto come Peck, Guerrini, Schudy e Drake, ma applausi anche per VanInwegen che prosegue la sia risalita nell’alfabeto.

Probabilmente tutto l’Oklahoma si è fermato per guardare Kris Carroll e la sua settima gara della giornata. Mentre davanti Snow aggira Frye, dietro Carroll regala ancora spettacolo e in appena due giri è passato dal 15° all’ottavo posto, a soli due sorpassi dall’ulteriore leggenda. Arriva pure una caution (Serbus fermo in curva3) ad aiutarlo, ma stavolta i rivali hanno alla meglio.

Davanti un big come Tanner Berryhill recupera e sorpassa Snow all’esterno dell’ultima curva vincendo la H2 per soli 0.004″. Dietro intanto arriva la caution per il flip di Baran; Kris viene classificato settimo, poi ottavo alla moviola. Ma la sintesi è la stessa: la Alphabet Soup di Carroll termina qua tra gli applausi con un +61 in termini di posizioni recuperate quindi Yeley si tiene almeno questo record. Ripescato invece un altro big finito ko in qualifica, Parker Price-Miller.

La Finale G è la transizione fra la prima e la seconda parte del gran finale del Chili Bowl. Si rimane a 10 giri in programma, ma vengono ripescati solo i primi cinque. Pronti via e Guerrini si ribalta in curva3, poi a metà gara Karsyne Elledge, la nipote di Dale Earnhardt tornata a Tulsa dopo due anni, finisce in testacoda. Hoover poi tocca il cordolo in terra e apre la porta a Scott Evans che va a vincere; alle sue spalle Sammy Swindell è ancora protagonista. Breve il sabato di Ferrucci che inizia e subito finisce, anche se da primo degli eliminati insieme a VanInwegen.

Il percorso pari senza Carroll sembra aver perso carica, infatti la G2 fino ai -2 è tranquilla, poi KJ Snow finisce in testacoda mentre è in lotta per un altro ripescaggio. Dietro a Gray c’è in pratica un fotofinish a quattro con Hawkins, Tanner Berryhill, Droud e Price-Miller ad avanzare. Primo degli eliminati è un comunque buon Carson Hocevar che prima era stato apprezzato dal pubblico anche nella diretta su FloRacing.

Il gruppo si seleziona sempre di più e la F vede un altro cambio di format: 15 giri ma sempre cinque piloti ad essere ripescati seppur da un gruppo di 20 auto e non più 16. La prima metà della F1 è calma, poi Brayton Lynch, per l’ennesima volta negli ultimi due anni, viene travolto da un attacco impossibile, stavolta da parte di Broc Elliott; Lynch e Schmelzle finiscono a ruote all’aria.

Il colpo di scena arriva invece ai -4: il leader Springer rompe e si ferma. Alla ripartenza altro ribaltone: il detrito (una protezione di una ruota) viene perso e il “colpevole” è Sammy Swindell che, a norma di regolamento, viene mandato in coda. Il flip di Schmidt ai -5 prosegue la F1 a singhiozzo. Passano Champagne, Hafertepe, Clouser, Davis e McCreary che si tiene dietro Peck per soli 0.180″ dopo che Justin aveva rimontato dal 20° posto.

La F2 è ancora più vorticosa e si chiude con un giallo ed una polemica. Dopo la bandiera verde arriva subito la gialla con Bayer, Chisholm, Bell (idolo del pubblico costretto così al ritiro), Buckwalter e Smith che finiscono nel mucchio. Altra green ed altra yellow con Deskins che sale sul posteriore di Cockrum e Droud non può evitarlo.

Mentre Sessums, Cockrum e Scherb scappano via, Tanner Berryhill regala spettacolo passando tutti volando verso un altro ripescaggio. All’ultimo giro Hawkins si ferma e viene esposta la caution. Berryhill sembra aver strappato l’ultimo biglietto verso la E, ma con ampio ritardo (quasi alla partenza della E2) viene comunicata la revisione della classifica a causa della bandiera gialla e Tanner viene retrocesso di un posto a favore di Peterson. E per poco non ci scappa la rivolta social e all’Expo Center.

Con la lettera E si fa sul serio con i nomi presenti, infatti ci sono anche i primi eliminati dalle Finali A di giornata. Ma la sostanza non cambia: la gialla arriva subito con TJ Smith, uno dei vincitori del Tulsa Shootout, che finisce nelle reti coinvolgendo anche Deal, McClelland e Shuman. Le gare diventano sempre più lineari, ormai la pista è gommata e la traiettoria interna diventa molto dominante. Dopo un flip con Danny Wood protagonista come Smith di un grande volo, la E1 finisce senza scossoni con Pickens davanti a Danner, Stratton, Andreotti ed Alex Bowman che finalmente vive una gara tranquilla per sé ed il suo team.

Una volta placati gli animi per l’esclusione di Tanner Berryhill può avere inizio la E2 con Coons che dalla quarta posizione balza al comando su Robinson e Barnhill. Ma al quarto giro Robinson viene toccato da dietro in curva1, va di traverso, Naida non può evitarlo, Cockrum va contro di loro e si ribalta. Alla ripartenza Corey Day supera Coons all’interno e resiste a due caution (Travis Barryhill che flippa e poi un nuovo incastro con Peterzon, Naida e Ferns) per vincere davanti allo stesso Coons, Ethan Mitchell, Neuman e Wesley Smith.

A questa Finale, in base al suo piazzamento nella Finale di giornata, avrebbe dovuto partecipare anche Ashton Torgerson. E invece il 16enne dell’Oregon nello stesso momento arriva all’Expo Center insieme a suo padre per una conferenza stampa dopo essere stato dimesso dall’ospedale.

Papà Torgerson chiarisce subito che ogni ipotesi senza conoscere i dettagli sulle cause del terribile incidente, con Ashton espulso dalla vettura nel flip, non verrà discussa. L’unica cosa che conta, e lo dice Ashton, è lo stare relativamente bene se si esclude la piccola emorragia cerebrale ed il più visibile occhio nero. Il il suo pensiero va a tutti quelli che gli sono stati vicini con i messaggi in queste ore difficili ma anche fisicamente come Rico Abreu e Kevin Thomas Jr. andati a visitarlo in ospedale subito dopo la gara.

La pista avrebbe visibilmente bisogno di essere arata e trattata, ma il programma vede ancora le Finali D prima di un altro break e quindi si va avanti.

Finali D

Il sintomo che qualcosa si è perso in pista è la Finale D1. Una gara senza emozioni vede Mariah Ede vincere ed avanzare insieme a Lewis, Hernandes, Cummins e Sewell. Con un 14° posto Damion Gardner, campione del Chili Bowl 2008, appende il casco al chiodo dopo l’annuncio effettuato appena poche decine di minuti prima.

Più movimentata la D2. Bright dalla pole guida davanti a RJ Johnson e Matt Mitchell e si va avanti per sei giri fino a quando arriva la caution per Crouch fermo in pista dopo aver toccato il muro. E alla ripartenza arriva una sentenza che spegne un’ora di “Chissà fin dove arriverà Buddy Kofoid partendo dalla D?” perché il Chili Bowl è sempre imprevedibile. E infatti Buddy si ribalta dopo aver toccato Morton quando non stava nemmeno recuperando terreno.

Chi invece recupera in maniera incredibile è Corey Day che dopo essere partito 16° da un ripescaggio arriva addirittura al terzo posto dietro a Bright e Brooks e davanti ad Hoffman e Wirth.

E, con quasi 90′ di ritardo sul programma, arriva finalmente la pausa per il rifacimento della pista.

Pole position

Alla ripresa delle attività, con metà del ritardo recuperato, va in scena la sfida per la pole position fra i 10 ammessi già alla Finale A. Dopo un po’ di prove libere (McIntosh il più veloce in 11.272″) si scende in pista. Il sorteggio fra le varie giornate ha premiato Davis davanti a Seavey, McIntosh, Thorson ed Abreu e nelle altre cinque posizioni i rispettivi secondi classificati.

Le sfide sono sui quattro giri fra quattro vetture con due vetture che passano e due che vengono eliminate. Nella prima Axsom vince facile mentre Bayston si infila alle sue spalle alla prima curva; Moles e Grant (che quasi finisce a muro) comporranno la quinta fila alla partenza della Finale A.

Nella seconda Abreu tocca troppo il cordolo ma si difende da Golobic che impedisce il bis a Bayston; Axsom e Bayston vanno in quarta fila. Nella terza Thorson prova l’esterno per passare McIntosh ma non va e da dietro non riescono a superarlo; Abreu e Golobic comporranno la terza fila.

Ultima sfida: Davis chiude la porta a McIntosh, Thorson prova ad approfittarne e così tutti e tre si dimenticano di Seavey che tutto esterno si prende la pole position (ed è ancora imbattuto nella settimana) davanti a Davis, McIntosh e Thorson.

Finali C

Dopo le cerimonie di apertura ufficiali si torna in gara con le Finali C. Al via Zach Daum rimane al comando davanti a Swanson e Denney, ma già al terzo giro arriva la caution per il contatto fra Faccinto e Bubak quando sono rispettivamente settimo ed ottavo. Nuova ripartenza e nuovo sprint fino al testacoda di Sewell. Poi non ci sono più scossoni e Daum vince la C1 davanti a Swanson, Denney, Snyder e Wiedeman che si tiene dietro un big come Kyle Cummins.

Nella C2 l’andamento è simile: partenza con Key che prende il comando dalla seconda fila davanti a Gorden e Boyles, poi il testacoda di Gropp mentre è ottavo ferma tutti. Alla ripartenza Felker decolla sulla posteriore destra della vettura che ha davanti e finisce nelle reti in curva3. Stavolta non c’è calma e alla green Adler e Pursley si toccano; ad avere la peggio è il primo che si ribalta senza violenza.

Chi invece rischia grosso a pochi giri dalla fine è Whitley che finisce largo, si ribalta sul cordolo in terra all’esterno, sul traguardo arriva a ruote all’aria e con la vettura che prende fuoco; Daniel esce indenne. Dopo la veloce bandiera rossa Gorden vince la gara davanti a Boyles, Key, Pittman e Pursley che completa un ottimo recupero ai danni di Bright e Day.

Finali B

Dopo un veloce break si parte per l’ultimo ostacolo, lungo 20 giri con sette ad essere ripescati, prima della Finale A. Nella B1 la poleman Jade Avedisian rimane al comando davanti a Windom e Crews. Metà gara scorre senza incidenti, poi Carber si ferma in curva4. Alla bandiera verde Windom attacca e dall’esterno passa Avedisian sul traguardo. Ma Jade non molla e dall’interno restituisce il favore. Decisivo però è lo slide job di Windom ai -5.

La contesa però non è finita: ben due caution in successione ai -3 (prima Swanson e Snyder a muro in curva3-4, poi Beason in testacoda in curva1) regalano una chance a Jade, ma Windom resiste e passa al main event con Avedisian, Crews, Wise, Thomas Jr., Timms e Buckwalter.

Nella B2 si parte con la bandiera gialla per Spence che si ferma in pista, poi McDermand rimane al comando davanti a Marcham e Jones. Anche qui a lungo nessun problema, poi ai -7 Boschele si ribalta quando è virtualmente in Finale A e nel volo travolge Hahn che pure sarebbe ripescato.

A beneficiarne sono così Pursley, piccolo miracolo dopo il grande incidente con lesione spinale nell’estate 2021, e McCreadie (Tim col sorpasso decisivo all’ultimo giro) che chiudono dietro a McDermand, Marcham, Kyle Jones, Meseraull e Bryson.

Finale A

Ben 55 giri per cercare un rivale per Tanner Thorson che ha dominato il giovedì. L’unico sembra essere Logan Seavey, ancora da battere in questa settimana. Il problema sembra essere la pista, continuamente risistemata dopo ogni turno ma ormai c’è troppa gomma mischiata con la terra. Bisogna conviverci e andare fino in fondo.

Al via subito una caution: Bayston si tocca con McDermand e si ribalta violentemente. Entrambi hanno danni ma cercano di ripartire dopo le riparazioni al volo. Alla bandiera verde Seavey mantiene il comando davanti a McIntosh e Thorson, Davis ed Abreu, poi però Thomas ha un problema e al terzo giro finisce in testacoda in curva4.

Si riparte ai -52 e Davis tenta la linea esterna, ma non va (la pista ormai ha dato tanto se non tutto) e Abreu gli ruba la quarta posizione permettendo la fuga dei primi tre. I tre che poco dopo diventano due perché Thorson pure lui tenta la corsia larga e così perde terreno. McIntosh invece rimane incollato a Seavey. Ci prova a passare Logan, deve cercare l’esterno quel tanto che basta poi per incrociare, per un attimo affianca il leader ma Seavey chiude la porta in faccia a Cannon.

La battaglia dura a lungo, al giro 17 sono affiancati, poi di nuovo, mentre stanno raggiungendo la coda del gruppo, al giro 21 e qui Seavey forse commette il primo errore dell’anno scivolando largo e così McIntosh passa al comando dovendo però affrontare in prima persona i doppiaggi. Dietro di loro è arrivato anche Abreu seguito da Thorson ed Axsom.

Nella fase del traffico Seavey si fa vedere su McIntosh tuttavia il sorpasso è quello per il podio da parte di Thorson su Abreu. Cannon sbaglia in curva2, dà troppo gas e per un attimo si impenna. L’esitazione permette a Seavey di affiancarlo di nuovo.

L’incredibile lotta viene interrotta da Bayston che finisce a muro proprio davanti ai leader e poco dopo pure Windom finisce in testacoda. Alla bandiera verde dei -26 McIntosh precede Seavey, Thorson, Abreu, Axsom, Davis, Golobic, Moles, Jones (partito 16° ed ora nono) e Marcham (da 14° alla top10).

Seavey ci prova all’interno e così Thorson può approfittarne per andare 3-wide. Al giro 31 ed emergerne per primo è proprio Logan che torna al comando davanti a Tanner e Cannon che si deve difendere anche da Abreu che però rimbalza indietro di colpo e scivola in fondo alla top10; la top5 ora vede dentro Golobic ed Axsom. Il gruppo viene fermato di nuovo ai -22 dal flip di Brent Crews.

Green e subito caution con Timms e Bayston che si incastrano in curva1. Nuova ripartenza ai -21 e Seavey scappa via approfittando del fatto che Thorson deve guardarsi dagli attacchi di McIntosh all’esterno. Cannon non riesce nella manovra e così viene infilato da Golobic.

Thorson sembra essere tornato quello del giovedì ed è incollato a Seavey quando arriva un’altra caution ai -17 per il testacoda di Davis che esce definitivamente dalla lotta per le posizioni importanti. Bandiera verde e McIntosh torna sul podio e con i due avversari. Quando Cannon sembra provarci su Thorson arriva una caution per detriti.

Altra green ai -13 e stavolta vanno via in due approfittando del fatto che McIntosh deve tenersi tanto largo per cercare la run vincente. Cannon però si impenna di nuovo e Golobic lo supera ancora, seppur brevemente. Davanti Thorson è incollato a Seavey, prova ad infilarsi all’interno ma Logan stavolta decide di tenersi leggermente più largo ed in uscita di curva resta al comando.

Ai -5 nuovo attacco ed i due sono affiancati, tuttavia Logan riesce a rimettersi all’interno e togliere la traiettoria preferita di Tanner. -4, -3, -2 e la situazione non cambia. Quando sta per essere esposta la bandiera bianca per l’ultimo giro arriva invece la caution: Abreu è andato a muro in curva1.

Non è overtime ma si torna comunque ai -2, Thorson scatta e rimane incollato a Seavey per tutto l’ultimo mezzo miglio, ma non trova un varco buono per il decisivo sorpasso.

Logan Seavey trionfa al Chili Bowl 2023 dopo aver vinto ogni gara valida (è arrivato quarto solo nella Race of Champions) disputata ovvero la batteria, la qualifica e la finale A del venerdì e poi la Pole Shuffle e la Finale A del sabato, quella che vale il Golden Driller.

Festeggia anche quasi commosso Kevin Swindell, ex pilota purtroppo costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente ai Knoxville Nationals 2015, che al primo anno da team owner ristabilisce il dominio della propria famiglia a Tulsa dato che così “pareggia” papà Sammy a quota cinque successi, quelli del GOAT da pilota, quelli del figlio “solo” quattro al volante.

Thorson abdica con onore, mastica un po’ amaro per una pista non in condizioni ideali nella Finale A (e non solo) ma esce dall’Expo Center senza macchia da secondo senza aver tentato manovre assurde nei confronti di Seavey che avrebbero condizionato il finale. McIntosh alla fine difende il podio da Golobic e si conferma come uno dei giovani talenti del presente.

Completano la top10 Axsom, Kyle Jons (da 16° a sesto), Moles, Marcham (da 14° a ottavo), Buckwalter (il veterano fa un +14 da 23° al via) e Grant; bene anche McCreadie (da 24° a 11°), Pursley (15° al rientro al Chili Bowl) e soprattutto Jade Avedisian che col 18° posto pareggia il miglior risultato per una ragazza al in questo evento pareggiando quello di Kaylee Bryson (oggi 22esima) dell’anno scorso ed è inoltre il/la migliore rookie della 37esima edizione.

Ben oltre la mezzanotte di Tulsa si chiude così un altro Chili Bowl, sicuramente non una edizione perfetta fin dalle premesse, tuttavia la pista ha ragione e solo chi è presente può vincere. Forse la pista ha meno ragione in queste condizioni finali, tuttavia la colpa non è solo della terra ma anche della gomma. A gennaio 2024 (fra l’otto ed il 13) sicuramente si saranno appresi tutti gli insegnamenti e si tornerà ad una edizione pienamente spettacolare.


La classifica completa del Chili Bowl 2023

Chili Bowl 2023 6 risultati sabato

Immagine: twitter.com/cbnationals

Risultati da chilibowl.com

Lascia un commento