Charlie, qual è il peso della coscienza?

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Tempo di lettura: 2 minuti
di Alessandro Secchi @alexsecchi83
29 Maggio 2016 - 17:30
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Niente avviene per caso: la pioggia del mattino su Montecarlo, lì dove due anni fa era arrivato il miracolo di Jules, sembra mandata dall’alto proprio da lui nella settimana in cui papà Philippe annuncia al mondo la sua crociata contro la FIA.

Voglio credere che non sia una coincidenza, ma un volere preciso che arriva da lassù per dimostrarci quanto il peso della coscienza stia diventando insopportabile per un direttore di gara inadeguato, che non ha più il polso della situazione e che proprio oggi, in questa occasione, ha dimostrato di avere paura. Paura dell’acqua: e che qualcuno possa farsi ancora male sotto la sua direzione.

Sette interminabili giri sotto Safety Car, con Magnussen e Hamilton che implorano via radio di partire, di correre, quando una volta la Sainte Devote era un imbuto chiuso dai guard rail e adesso è una piazza da supermercato. Questa gara, molto probabilmente, poteva partire senza aiuto di Maylander. Vogliamo mettere al primo posto la sicurezza? Va bene, sono d’accordo. Due giri bastano. Forse tre. Attendere che torni il sole ed essere incitato dai piloti per convincersi a far partire la corsa è sintomatico di quanto Whiting non sia più adeguato a questo ruolo: soprattutto ora che sulla sua figura, da direttore della gara scandalosa di Suzuka dalla quale si è autoassolto, peseranno le accuse forse maggiori della famiglia Bianchi.

Il tempo è sempre galantuomo, ed oggi ne abbiamo avuto la prova.

Per i commenti della gara e il resto ci sarà tempo dopo la 500 miglia, che partirà tra mezz’ora. Prima mi premeva sottolineare questo dettaglio, per molti insignificante, per me discretamente importante.

 

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Un Commento su “Charlie, qual è il peso della coscienza?”
Lucifero Regazzoni dice:

La partenza di Montecarlo? Il problema non riguarda la coscienza di qualcuno, ma, più semplicemente, la logica. Una gara è una competizione tra piloti, se la fai partire dietro una safety car, neutralizzi il senso stesso della corsa. Diventa una cosa ridicola e inutile, come lo sarebbe iniziare una partita di calcio col divieto di far gol nei primi venti minuti. Se ci sono le condizioni si corre, altrimenti non si corre. Punto. Altrimenti si trascende sprofondando nell’assurdo! Manco fosse la prima volta che capita poi… Qui la questione non riguarda la sicurezza dei piloti e nemmeno la coscienza di Charlie. Non riguarda Jules Bianchi e nemmeno la recente causa portata avanti dal padre: il fatto che ormai obbligatorio far partire lo show.

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