Cerchio… alla testa. L’assurda vicenda dei cerchi Mercedes

Cambiano gli anni, le monoposto, i piloti, gli scenari ma non cambia questo gusto autolesionista di complicare la credibilità dei campionati. 

La sceneggiata sui cerchi Mercedes si anima di un nuovo capitolo visto che, dopo aver rinunciato ad utilizzare quelli forati con gli evidenti problemi riscontrati da Lewis Hamilton ad Austin, i commissari del GP del Messico hanno invece dato l’ok per la gara che si correrà sull’Hermanos Rodriguez.

Ora: o il regolamento cambia da paese a paese, o i commissari interpretano diversamente in base a come si alzano la mattina, oppure semplicemente dopo anni non si è ancora capito che le regole devono essere chiare, per tutti e da subito.

Perché a questo punto si fa fatica a biasimare il tifoso Ferrari incazzato nero perché da Spa in poi, errori di Vettel a parte, la Mercedes ha ingranato un’altra marcia. Questi cerchi non sono stati notati, poi sono stati segnalati, poi Mercedes ha preferito pararsi il diffusore chiudendo i buchi negli States ed ora in Messico si è dato l’ok che permetterà a Bottas ed Hamilton di tornare sui livelli precedenti.

Indipendentemente da chi è coinvolto in questa situazione tutto questo fa ridere per non piangere e, soprattutto, non rende una bella figura alla Federazione, ai delegati tecnici e ad un corpo di commissari che varia di gara in gara e, regolamento alla mano, giudica diversamente le stesse soluzioni. Ricordate quando gli scarichi soffianti della Red Bull vennero bannati per una gara sola nel 2011, a Silverstone, con la Ferrari vittoriosa? Ecco, siamo praticamente nella stessa situazione. Chi deve giudicare non sa dire con certezza se una soluzione è buona, legale o meno e quindi un po’ si permette ed un po’ si toglie.

Così, però, è una puttanata bella e buona e scusate il francesismo. O si può, o non si può. Prima la storia del secondo sensore sulla Ferrari, adesso i cerchi Mercedes. L’anno prossimo chissà. Intanto i dubbi sulla credibilità dei campionati continuano e non è certo così, con polemiche e giudizi random, che si avvicina la gente allo sport.

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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