Brasile 1993: Senna fa il bis ad Interlagos, McLaren a quota 100

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Domenica 28 marzo 1993. Il Circuito di Interlagos si appresta ad ospitare la seconda prova del Mondiale F1, nonché 21esima edizione del Gran Premio del Brasile, la quarta di fila sul rinnovato circuito paulista. Come un anno prima, i pronostici sono tutti per la fortissima ed ipertecnologica Williams che, dopo la leggendaria FW14B iridata con Nigel Mansell, ha sfornato un’altra vera ‘macchina da guerra’, vale a dire la FW15C, una delle monoposto più avanzate di sempre.

Alla guida della monoposto inglese riecco Alain Prost, di ritorno dall’anno sabbatico seguito al burrascoso divorzio con la Ferrari di fine 1991. Un ritorno in scena che complica di molto i piani di Ayrton Senna. Com’è noto, in seguito al defilarsi della Honda e a seri dubbi sulla futura competitività ai massimi livelli della McLaren, il brasiliano cova l’intenzione di cambiare aria, puntando proprio ad uno degli ambitissimi sedili del team di Didcot (in futuro di Grove). Questo perché, oltre al Campione del Mondo Mansell trasferitosi Oltreoceano, non c’è più nemmeno Riccardo Patrese, andato a chiudere la carriera in Benetton.

Ma il Professore pone un veto assoluto alla Williams sul ricreare la coppia che aveva fatto scintille (per usare un eufemismo) in McLaren qualche anno prima, spingendo quindi il team a promuovere il figlio d’arte Damon Hill, collaudatore fino al 1992. Rimasto con il cerino in mano, Ayrton è costretto a tornare da Ron Dennis, al quale chiede precise garanzie di competitività, in particolare del nuovo propulsore Ford Cosworth, oltre ad un contratto particolarmente oneroso (15 milioni di dollari per un anno), mentre Dennis ne offre di meno (10 milioni circa per due anni). Tutto ciò porta ad un tira e molla tra le parti le quali, sostanzialmente, fino al Gran Premio del Canada compreso, si accordano per un contratto ‘a gettone’ (750.000 dollari), salvo poi trovare la quadra, da Magny-Cours in poi, fino a fine stagione.

L’avvicinamento all’appuntamento di casa, per Senna, assume i contorni della soap opera. Subito dopo il Gran Premio inaugurale a Kyalami (Sudafrica), dominato proprio dal binomio Prost-Williams con Ayrton 2° ad un gap di 1 minuto e 19 secondi (3° Mark Blundell su Ligier), il brasiliano annuncia a chiare lettere che la sua partecipazione al weekend di Interlagos non è certa. Ciò ovviamente manda nel panico gli organizzatori, con la vendita dei biglietti che langue pesantemente. Alla fine, Senna scioglie le riserve solo il 23 marzo, spiegando che il prosieguo delle trattative con Dennis sono posticipate al post gara.

Ma torniamo alla pista e al Gran Premio del Brasile 1993. Dicevamo che le due Williams sono le assolute favorite della vigilia e, sullo sconnesso circuito di Interlagos, le sospensioni attive (e non solo, se pensiamo al motore Renault) della FW15C fanno la differenza. Impressionante il dato della qualifica: Prost ottiene la pole in 1:15.886 (più lento di 163 millesimi rispetto alla pole 1992 di Mansell), rifilando al compagno di box Hill ben 993 millesimi. Senna e un giovane Michael Schumacher, su Benetton, occupano la seconda fila, ma sono praticamente dispersi (rispettivamente +1.831 e +1.955). In terza fila un altro rookie figlio d’arte, Michael Andretti, con la seconda MP4/8 (+2.769), e l’altra Benetton di Patrese addirittura sopra i 3″ (+3.183). Quarta fila per le due Sauber (al debutto) di JJ Lehto (+3.341) e di Karl Wendlinger (+3.364), mentre una Ferrari in enorme difficoltà piazza Jean Alesi appena in quinta fila (9° a +3.394), con al suo fianco la Ligier di Blundell (+3.430). Gerhard Berger, di ritorno a Maranello, è solo 13° (+3.695).

Con una situazione del genere, soltanto la pioggia potrebbe contribuire a mischiare un po’ le carte in tavola. E in effetti, già la domenica mattina il warm-up si disputa con la pista bagnata. Al pomeriggio (di fronte alla miseria di 32.000 spettatori), il cielo è plumbeo e minaccia pioggia da un momento all’altro. Al via è ottimo lo spunto di Prost, con Senna che infila all’interno della prima curva Hill, issandosi in seconda posizione; alle loro spalle, Schumacher viene passato dall’ottimo Lehto e soprattutto da un superbo Alesi che, tutto all’esterno, passa sia il tedesco che il finlandese, andando in quarta posizione. Subito dietro c’è subito un bruttissimo incidente: Andretti, scattato male dalla quinta piazzola, scarta improvvisamente verso destra, a causa della presenza improvvisa all’interno di Wendlinger; così facendo, però, lo statunitense taglia la strada a Berger, il quale lo colpisce innescando una paurosa carambola lungo le protezioni. Subito out anche Martin Brundle (Ligier) e Fabrizio Barbazza (Minardi).

Schumacher ripassa subito la Sauber #30, per poi riservare lo stesso trattamento ad Alesi subito dopo la linea del traguardo, portandosi a sua volta in quarta posizione, alle spalle del trio di testa Prost, Senna e Hill; finisce subito la gara di Patrese, out a causa di un problema ad una sospensione. Sin dai primi passaggi, il francese mostra un ritmo inavvicinabile, costruendo un solco sugli inseguitori. Al termine dell’8° giro, infatti, Senna è staccato di 6.2″, incalzato da Hill (6.8″) e da Schumacher (7.7″), mentre è già molto lontano Alesi (21.2″), che fatica a tener dietro le due Sauber. All’inizio del giro 11, Damon porta l’affondo su Ayrton alla staccata della S do Senna; il brasiliano, quindi, si ritrova subito alle calcagna Schumacher. Al giro 16, alla Junçao, Senna doppia la Larrousse di Erik Comas; in quel punto, però, ci sono le bandiere gialle causate dalla Jordan di Rubens Barrichello, parcheggiata lì poco prima dal giovane brasiliano per un guaio al cambio. L’idolo di casa subisce uno stop&go di 10″, che sconta al giro 24 lasciando la terza posizione a Schumacher e, in apparenza, abbandonando ogni velleità di risultato.

Da qualche giro, però, sono cominciate a cadere le prime gocce di pioggia. Davanti Prost comanda con una decina di secondi sul team-mate, mentre Schumacher è poco più dietro; alle spalle di Ayrton, ecco le due Sauber di Lehto e Wendlinger, che si sono sbarazzate di Alesi. Nel corso della 26° tornata si scatena il diluvio: a partire dalla parte alta, in pochissimi minuti tutta la pista è praticamente allagata, e il caos è servito. Mentre vari piloti si esibiscono in testacoda e fuoripista, Senna è il primo dei big a fermarsi per montare le gomme da bagnato (giro 27), seguito da Hill (giro 28); subito dopo, Aguri Suzuki perde il controllo della sua Footwork e sbatte contro il muretto dei box in pieno rettilineo, mentre Ukyo Katayama (Tyrrell), causa aquaplaning, finisce allo stesso modo contro il muro. Con il rettilineo pieno di detriti e con una macchina di traverso, si decide per l’ingresso in pista della Safety Car (una Fiat Tempra guidata da Charlie Whiting), al suo primo utilizzo ufficiale in gara.

Ma le sorprese sono tutt’altro che finite. Con la pioggia che diventa torrenziale, rientra anche Schumacher, il quale però perde la posizione a vantaggio di Senna per un problema durante il pit stop. Stranamente, invece, continua Prost: a causa di un malfunzionamento della radio, crede erroneamente che ci sia Hill fermo nel box Williams, proseguendo; alla fine del rettilineo, però, il francese perde il controllo della sua monoposto e non può evitare l’impatto con la Minardi di Christian Fittipaldi, giratosi qualche secondo prima. Con questo clamoroso colpo di scena, alle spalle della Safety Car troviamo Hill, Senna, Schumacher, Alesi, Johnny Herbert (Lotus, bravo a sfruttare il valzer dei pit stop) e Lehto. La gara riparte alla tornata #38, con Senna che mette immediatamente pressione a Hill; il sole, sbucato nel frattempo tra le nubi, asciuga rapidamente l’asfalto, che resta bagnato in sostanza solo nella zona dei box. Herbert è il primo a tornare sulle slick (giro 39), rientrando 9°.

Il momento decisivo arriva tra il 40° ed il 42° giro. Prima si fermano Senna e Schumacher (che ha ancora problemi durante la sosta, subendo anche uno stop&go per sorpasso in regime di bandiere gialle); un passaggio dopo è il turno di Hill. L’inglese torna in pista davanti al brasiliano ma, a causa delle slick ancora fredde, alla Ferradura lascia la ‘porta’ aperta e il rivale della McLaren non si fa pregare. Nel boato della Torcida, Ayrton subito dopo si libera anche di Alesi (passato nel frattempo al comando, per poi rientrare ai box) ed è ufficialmente al comando della gara. A proposito del francese della Ferrari, poco dopo si becca uno stop&go di ben 20″ per doppio sorpasso in regime di bandiera gialla ai danni di Herbert e Lehto; a completare la giornata di Jean un ulteriore stop&go di 10″ ad una ventina di giri dalla fine.

Con la pista sempre più asciutta, Senna prova a distanziare Hill, il quale però non vuole mollare, nel tentativo di centrare il suo primo successo; il duello tra i due va avanti per alcune tornate a colpi di giri record, ma a fare la differenza è la maggior scaltrezza e velocità del brasiliano nel liberarsi dei doppiaggi. A 12 giri dalla fine, il pilota della Williams si ritrova ad oltre 8″ ed alza sostanzialmente bandiera bianca, facendo partire la festa sugli spalti. Con le prime due posizioni congelate, la concentrazione passa sulla lotta per il gradino più basso del podio. Un bravissimo Herbert è momentaneamente 3° e, a 10 giri dal termine, vanta una decina di secondi su Blundell, sognando il primo podio in carriera. Il problema si chiama Michael Schumacher: il pilota della Benetton, finito in nona posizione, sta dando vita ad una rimonta furibonda, che lo porta anche a realizzare il giro record al 61° passaggio (1:20.024).

L’inglese della Ligier viene superato in apertura del 65° giro, alla prima staccata; con il pilota della Lotus, raggiunto praticamente a tre tornate dal termine, il tedesco deve sudare un bel po’ prima di completare la rincorsa al podio in avvio del penultimo giro, ancora in ingresso alla S do Senna, stavolta all’esterno. Ma la festa è tutta per Senna, che taglia il traguardo da vincitore per la 37esima vittoria in carriera (seconda in Brasile), regalando alla McLaren il 100° successo nel mondiale. Sul podio sale per la prima volta Hill, con un caparbio Schumacher a completare il quadro. A punti anche Herbert, Blundell e Alex Zanardi, con l’altra Lotus. Un bagno di folla avvolge Ayrton, che è costretto a fermare la sua McLaren e a tornare in pitlane sulla Safety Car, ‘scortato’ da un corteo composto da altre macchine di servizio e finanche dall’elicottero della tv. Sul podio, quindi, il suggestivo abbraccio con il mito Juan Manuel Fangio.

Due settimane dopo, nel diluvio di Donington, Senna ottiene la vittoria più famosa della sua carriera, prendendo anche la vetta del campionato. Sarà soltanto un’illusione però. Sin da Imola, infatti, la Williams sarebbe tornata imprendibile, con Prost a veleggiare verso il suo quarto iride, conquistato con due gare d’anticipo in Portogallo. Per Ayrton poche le soddisfazioni, Monaco a parte, pur riuscendo a chiudere la sua storia con il team di Woking con due vittorie consecutive (Suzuka ed Adelaide) ed il secondo posto in classifica davanti a Hill, prima di raggiungere la tanto agognata Williams.

Immagine di copertina: Twitter / F1

MONOPOSTO by SAURO

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Gianluca Zippo
Classe 1988. Laureato in Giurisprudenza, ancora in cerca della sua 'strada'. Appassionato di sport in generale, malato in particolare di Formula 1 e calcio, senza disprezzare MotoGP e NBA. Michael Schumacher, Valentino Rossi, Andriy Shevchenko, Marco Pantani e Stephen Curry i miei 'fari'.

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