Brands Hatch 1983: 40 anni fa, l’ultima Corsa dei Campioni

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Tempo di lettura: 3 minuti
di Andrea Ettori @AndreaEttori
10 Febbraio 2023 - 10:11
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40 anni fa, in quel di Brands Hatch, la Formula 1 regalava ai propri appassionati l’ultima “Race of Champions” della propria storia. Una gara non valida per il campionato del mondo che negli anni d’oro del grande Circus era solita presenziare in calendario tra le gare ufficiali del mondiale vero e proprio.

L’edizione del 1983, oltre ad essere entrata nella storia come ultimo evento di questo genere, vide anche il ritorno di Honda come motorista, grazie all’accordo con Spirit che successivamente permetterà allo stesso costruttore giapponese di iniziare il percorso che porterà a tanti successi con Williams.

Il 10 aprile 1983 più di 20.000 spettatori assieparono le colline del tracciato inglese nonostante la “magra” partecipazione dei team, che si presentarono con 13 monoposto. Il weekend, già dalle prove del sabato, iniziò tuttavia a suscitare un certo tipo d’interesse, con la pole position ottenuta dal campione del mondo in carica Keke Rosberg davanti all’unica Ferrari in pista, quella di René Arnoux. Curioso come durante quei giorni, mentre il numero 28 della Rossa era impegnato nella gara inglese, il suo compagno Patrick Tambay macinava chilometri a Fiorano, provando una versione di alettone posteriore che sarà successivamente trasferita sulla nuova Ferrari 126 C3 campione del mondo costruttori a fine stagione.

La gara durò sostanzialmente sette giri e la causa è da ricercare nelle Goodyear di Arnoux. Il francese, dopo aver sorpassato Rosberg alla partenza, iniziò ad accusare seri problemi di degrado alle ruote posteriori della sua Ferrari che lo costrinsero ad entrare ai box per ben tre volte in 24 giri. Il ritiro, altri tre giri dopo, arrivò non tanto per cause tecniche ma per mancanza di pneumatici nel box della Rossa. Il responsabile Goodyear, qualche giorno prima della gara di Brands Hatch, confidò: “Con motori così potenti, come quello turbo della Ferrari, e con il maggior peso della macchina italiana, dovremmo poter costruire gomme posteriori con diametro maggiore ma non possiamo farlo perché dallo scorso anno sono entrate in vigore limitazioni sulla dimensione delle gomme posteriori”. Con il debutto della C3 e con una nuova mescola di gomme, Ferrari risolverà i problemi nelle settimane successive.

Con Arnoux out e senza Renault e Brabham (quest’ultima con la sola presenza “non ufficiale” di Héctor Rebaque), Rosberg vinse la gara limitando gli attacchi di uno stupefacente Danny Sullivan con la Tyrrell, alla terza gara in Formula 1 dopo l’esordio di Rio e la corsa di casa a Long Beach. Un risultato che soddisfò il vecchio Ken Tyrrell, il quale però disse a margine della gara: “Con Michele (Alboreto, ndr) avremmo vinto la gara perché avrebbe forse costretto all’errore Keke, ma sono contento del risultato”.

Il podio venne completato da un Alan Jones ritornato alle corse con parecchi chili di troppo ma con la stessa voglia degli anni in cui lottava per le vittorie. La sua Arrows immacolata nel colore e negli sponsor riuscì a mettersi comunque in copertina per ricercare quegli aiuti economici che successivamente arriveranno.

Gli altri piloti presenti in pista recitarono un ruolo da comprimari compreso Nigel Mansell con la Lotus, alle prese con una macchina che sul dritto curvava e in curva andava dritto. Il debutto della Honda venne rovinato da un sasso lanciato dalla Tyrrell di Sullivan, che bucò il radiatore della Spirit di Stefan Johansson costringendo lo svedese al ritiro.

40 anni dopo e con un calendario fitto sarebbe impossibile pensare ad una gara non valida per il mondiale, ma quella Formula 1 così “provinciale” manca tuttora a tanti appassionati.

Immagini: Wikimedia Commons

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