Blog | WorldWCR: che questo sia un punto di partenza, non di arrivo

Blog | WorldWCR: che questo sia un punto di partenza, non di arrivo

BlogParola di Corsaro
Tempo di lettura: 6 minuti
di Alyoska Costantino @AlyxF1
17 Giugno 2024 - 15:00

A Misano Adriatico la categoria tutta femminile è stata varata, ma in prospettiva qual è (e quale sarà) lo scopo della WorldWCR?


La tappa di Misano della Superbike e delle categorie annesse ha lasciato alcuni temi di discussione rilevanti, come il dominio di Toprak Razgatlıoğlu, i rinnovi in casa Kawasaki-Bimota e i colpi incassati dal team Ducati sulla pista di casa. Tuttavia, ciò di cui si è parlato maggiormente (specie da parte dei media) prima dell’inizio del weekend alla Riviera Romagnola riguardava il debutto stagionale di una nuova categoria: la WorldWCR.

La serie al femminile, pronta a disputare sei appuntamenti quest’anno in concomitanza con la SBK, ha avuto un debutto travagliato al Santa Monica: a fronte di una Gara 2 della domenica piacevole, senza intoppi e conclusa dal bel duello tra Sara Sanchez e María Herrera (vinto da quest’ultima), la Gara 1 del sabato ha visto ben due interruzioni e due incidenti al via, di cui uno ad una cinquantina di metri dalla griglia di partenza.

Oltre a ciò, c’è stato il rinvio a seguito del bruttissimo incidente occorso a Mia Rushten alla Misano 2, la nota peggiore dell’intero weekend al MWC. La ragazza danese, al momento, si trova all’ospedale Bufalini di Cesena in un coma indotto per i traumi alla testa e la commozione cerebrale rimediata; le sue condizioni sono stabili e tutto lo staff di P300.it augura alla famiglia e agli amici di Mia che la sua situazione possa migliorare il prima possibile.

Oltre a Rushten anche Jessica Howden, per via dell’incidente in Gara 2 in cui ha rischiato molto per l’investimento avvenuto alla Variante del Parco, è stata trasportata a Cesena per una commozione cerebrale. Anche la sudafricana fortunatamente è cosciente e anche a lei va l’augurio di pronta guarigione.

Non è sicuramente il debutto che si auspicava per la categoria e, purtroppo, i tre incidenti avvenuti in Gara 1 saranno quelli che, presumibilmente, andranno a focalizzare maggiormente l’attenzione dei più, andando ad oscurare il buono che si è visto nel resto del fine settimana.

Perché del buono, effettivamente, c’è: dal lato racing, il valore in pista messo in campo dalle prime classificate è stato sicuramente degno di nota, con due manche sì combattute ma dove, al contrario della Supersport 300, non ha regnato il caos. I valori in campo del monomarca tutto al femminile sono chiari e, come prevedibile, Ana Carrasco e María Herrera (quest’ultima in veste di wildcard) sono state i riferimenti, ma allo stesso tempo alcune pilote meno conosciute e nuove al palcoscenico mondiale sono emerse, come appunto Sanchez, Beatriz Neila o anche la nostra Roberta Ponziani. Per le concorrenti nella seconda metà di classifica, invece, c’è ancora molto lavoro da fare.

Tutto ciò può essere anche un’ottima vetrina per le Yamaha R7, riconducibili alla categoria Supertwin: essendo una via di mezzo tra le Supersport e le 300, le bicilindriche potrebbero rivelarsi il giusto compromesso in caso di sostituzione della categoria più leggera, che nel corso degli anni ha avuto più colpe che meriti sia sull’aspetto propedeutico, sia sul lato sicurezza.

Purtroppo la “tassa” della 300, a quanto pare, sarà da pagare almeno per un altro anno nel 2025, con la speranza che il 2026 sia l’anno giusto per il debutto della Supertwin sul palcoscenico mondiale. Ed è da qui che vorrei partire con la vera motivazione che mi spinge a fare questa bloggata: individuare lo scopo della WorldWCR.

La mia paura, infatti, è che la nuova serie sia nata per essere un mero specchietto per le allodole. Se l’intenzione di FIM e Dorna è meramente pubblicitaria, ovvero quella di “dare uno spazio alle donne nel mondo delle corse”, ignorando o sottovalutando ciò che può davvero portare di buono alla crescita delle suddette per il prosieguo delle loro carriere, credo che non ci possa essere nulla di più svilente.

La WorldWCR, per come la vedo io, non dev’essere infatti un punto di arrivo per le pilote iscritte, un traguardo di cui possono essere soddisfatte perché, oltre ad esso, non ci può essere nient’altro a cui ambire. Dev’essere, al contrario, un punto di partenza, per mettere in mostra il proprio talento agli occhi del mondo su un palcoscenico più ampio e di maggior livello, con l’obiettivo di migliorare e di competere, un giorno, coi colleghi maschi.

Col rischio di sembrare misogino o maschilista, quando si parla di pilote di sesso femminile credo che l’essenziale sia valutarle non come “ragazze che tentano di essere pilote”, ma appunto come “pilote”. Le prestazioni delle suddette, dunque, dovrebbero essere valutate con la stessa durezza e con lo stesso occhio clinico con cui si valutano quelle dei piloti maschi.

Molti potrebbero sollevare delle critiche a questa mia visione, facendo presente che negli altri sport olimpici e non (dal nuoto alle arti marziali, dal calcio all’atletica) questa divisione non ci sia. Tuttavia, questi sono esempi legati a sport puramente fisici e non di motore come le due e le quattro ruote e che, per questo motivo, possono vedere una minore disparità delle forze in campo tra i due sessi.

Proprio Ana Carrasco è stata capace di abbattere diverse barriere in questo senso, trionfando nella 300 del 2018 e diventando la prima campionessa mondiale nel motorsport contro una schiera di colleghi maschi, alcuni pure piuttosto blasonati che, negli anni successivi, si sarebbero fatti notare altrove (vedi Mika Pérez, Manuel González o Glenn van Straalen).

Questo, comunque, non significa che debba essere completamente ignorato l’aspetto della forza fisica che ovviamente mette in svantaggio le ragazze, specie con cilindrate più potenti e moto più pesanti. Tuttavia, il fatto che il debutto della WorldWCR sia avvenuto sulle R7 (un buon compromesso come peso-potenza) può essere un ottimo assist in vista di un potenziale debutto di una classe Supertwin mondiale: se alla vincitrice della serie femminile venisse offerto un posto per competere direttamente nelle bicilindriche aperte ad entrambi i sessi, ciò sarebbe una grandissima maniera per lanciare davvero delle pilote emergenti e per rendere davvero giustizia alle donne nel motorsport.

Quando si pone l’accento nella parità fra i sessi nei campionati a motore, infatti, ciò che dovrebbe diventare essenziale è mettere le ragazze nelle condizioni di poter competere ad armi pari coi maschi. Non nascondo, infatti, di provare molto rispetto per quelle pilote che, negli anni, si sono messe in gioco proprio contro i colleghi maschi o che addirittura li hanno messi in difficoltà: Ana e María nelle due ruote, Michèle Mouton e Fabrizia Pons nei rally, Danica Patrick in IndyCar, Jutta Kleinschmidt e Cristina Gutiérrez Herrero alla Dakar, Jamie Chadwick nelle Feeder Series ed altre ancora.

Creare una categoria a parte col solo scopo di “farle girare” e nulla più, senza prospettive di crescita futura né di salto di categoria, è quanto più lontano si possa arrivare alla tanto decantata uguaglianza.

Fonte immagine: worldsbk.com

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