Blog | Un italiano titolato prima della Ferrari. Vent’anni di fallimenti sono tutti qui

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 2 Novembre 2026 - 13:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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Blog | Un italiano titolato prima della Ferrari. Vent’anni di fallimenti sono tutti qui
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Mentre tutti aspettavamo la Ferrari, ci ha dovuto pensare Antonelli a portare un titolo in Italia e questo la dice lunghissima sullo stato della Rossa

Se c’è una cosa incredibile negli ultimi vent’anni della Ferrari è che la Scuderia di Maranello è stata capace di mancare il titolo iridato per così tanto tempo da permetterci di vedere un pilota italiano sfatare un tabù che durava dal 1953. Che un nostro connazionale potesse conquistare il titolo prima della Ferrari dal 2007 era qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare. Eppure, mentre a Maranello cambiavano piloti, Team Principal, direzioni tecniche, filosofie, addetti media, livree e quant’altro, in quel del bolognese c’era un ragazzo che iniziava la sua carriera, veniva individuato, messo sotto l’ala protettrice della Mercedes e cresciuto, fino al debutto in Formula 1 e a una macchina capace di fargli conquistare il Mondiale al secondo anno.

Già questo sarebbe sufficiente per far partire una vera rivoluzione interna alla squadra con la storia più lunga in Formula 1. Quello che è successo in Messico nel corso del primo giro non è altro che la logica conseguenza delle scelte fatte in passato. Era evidente, evidentissimo, e lo avevamo scritto un anno e mezzo prima degli eventi: mettere insieme Charles Leclerc e Lewis Hamilton avrebbe portato a situazioni del genere, senza necessità di identificare ogni volta il colpevole di turno.

Mettere a fianco di un pilota che è in casa da sei anni quello più scomodo, dal punto di vista sportivo e mediatico, di tutta la griglia, non poteva che essere un rischio sotto qualsiasi punto di vista. E questo si è puntualmente verificato nel momento in cui Hamilton ha avuto la possibilità di giocarsi alla pari i risultati con Leclerc, dopo un 2025 letteralmente imbarazzante. Da qui sono partiti screzi più piccoli e più grandi, che hanno portato, portano e porteranno a situazioni come quelle viste a Città del Messico. Ne avevamo già avuti piccoli esempi, con team radio velati o poco velati. Avevamo vissuto l’episodio di Monza e adesso siamo arrivati qui.

Non capisco lo stupore di fronte a scene come questa. Conosciamo Leclerc e conosciamo ancor di più Hamilton, abituato a comandare dall’alto del suo palmares, oltre che mediaticamente imbattibile nel saper girare a proprio favore pareri e opinioni come sta facendo da ieri; per un episodio che, due anni fa, era stato giudicato all’opposto perché il pilota coinvolto era un altro.

Se si volevano evitare situazioni del genere, l’unica soluzione era rinnovare Carlos Sainz ed evitare di mettersi in casa Hamilton. Nel momento in cui la scelta è stata fatta, bisognava mettere in conto oneri e onori di una situazione che evidentemente anche Fred Vasseur non riesce più a gestire, ammesso che ne sia mai stato capace.

Da questa situazione, sia chiaro, non se ne esce. Le dichiarazioni di Lewis durante e post gara lasciano intendere tre cose: che lui pensa di poter comandare la Ferrari, che i ferri sono cortissimi e che non c’è nessuno in grado di arginarlo. La terza è la più preoccupante: con un presidente vero, neanche un sette volte iridato si sarebbe permesso di dire certe cose. Ma, se il presidente è proprio colui che lo ha portato a Maranello, senza valutare rischi e benefici e pensando solo al marketing, c’è poco da stupirsi di quello che sta succedendo.

E, l’anno prossimo, si pareggia il digiuno più lungo della storia.

Immagine di copertina: Media F1

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