Blog | Sì, anche i giovani possono ricordare l’8 ottobre 2000 (al contrario di chi ne avrebbe l’obbligo)

Di: Simone Casadei
Pubblicato il 10 Ottobre 2025 - 10:00
Tempo di lettura: 4 minuti
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Una riflessione sul mancato accenno al primo Mondiale targato Schumi-Ferrari sui canali divulgativi della Scuderia e della F1

A molti probabilmente sarà passato inosservato, in diversi non ci avranno fatto caso. A chi ama realmente questo sport, però, non può essere sfuggito. Nella giornata di mercoledì 8 ottobre, quella del venticinquesimo anniversario del primo titolo conquistato da Michael Schumacher a bordo della Ferrari, non vi è stato il minimo accenno di tale storica ricorrenza da parte di tutte le parti che avrebbero potuto, e dovuto, rendere omaggio ad un tale avvenimento. Il contentino, se così lo si può definire, è stato rappresentato da un post, per altro pubblicato in condivisione con l’account dei Musei Ferrari, proprio della Scuderia, nel quale risultavano assenti sia i vari loghi Marlboro, presenti sulla tuta del Kaiser e sulla F1-2000, e quelli di Fuji Television, sul podio di Suzuka.

Per evitare di cadere immediatamente nelle banalità, è necessario partire con una premessa fondamentale a tutto ciò che verrà scritto da qui in avanti: chi vi sta parlando, domenica 8 ottobre 2000, era lontano quasi quattro anni dall’arrivo in questo mondo. Chi si rivolge a voi in queste righe non ha mai provato l’emozione di quella mattinata, non ha mai vissuto tutto ciò che quella data ha significato, per i tifosi Ferrari, di Michael ma anche dello sport in generale. Quindi no, non si tratta di discorsi che potrebbero subito essere bollati come “da boomer”, o da persona che non è in grado di fare un passo verso il futuro. Anche su tali affermazioni, poi, ci sarebbe da fare un discorso a parte, che però non riuscirebbe a rientrare in quello che qui si vuole affrontare.

Dunque, nessun ricordo. Non da parte della F1, la quale ha deciso con cura cosa postare sul proprio profilo Instagram nel corso della giornata di mercoledì: su sette post totali, cinque erano ancora incentrati sulla gara disputatasi a Singapore. Ora, capisco quanto, per la nuova gestione targata Liberty Media, sia molto meglio istruire il proprio pubblico con video comici e riguardanti unicamente gli ultimi quattro o cinque campionati, piuttosto che con frammenti di Gran Premi risalenti a venti o trent’anni fa. Molto meglio perché, ovviamente, risulta meno impegnativo e, per i giovani tanto cari alla dirigenza, sia più facile ricordarsi di quanto successo nel 2023, piuttosto che di un 1995 in cui non erano neanche nati.

Ma la differenza sta proprio qui. C’è chi, avendo cominciato ad avvicinarsi a questo sport solo di recente, conosce soltanto una minima parte della storia, non ha ancora ben presenti i grandi nomi del passato così come le gare. Questo è normale, perché, quando si comincia a seguire qualcosa, lo si fa basandosi unicamente sul presente. Un passo in più, però, è tutto fuorché vietato da compiere, se si vuole comprendere più a fondo cosa sia e cosa sia stata la F1. Un passo che, in questo caso, è da fare nel passato, in quei tempi oggi così lontani ma che, per chi c’era allora, rappresentano dei ricordi splendidi.

Personalmente, superata la fase in cui le gare la domenica le si guardava per una tradizione famigliare, ho voluto compiere questo passo. E visto che sono tutto fuorché uno dei pochi eletti che possono vantarsi di un simile gesto, è giusto ricordare come centinaia di migliaia di giovani abbiano fatto lo stesso. Non ci siamo fermati al qui ed ora, non ci bastavano soltanto le 20 o 21 tappe stagionali di quella particolare annata. Abbiamo voluto scavare in ciò che ci ha preceduti, là dove erano i nostri genitori davanti alla televisione e là dove sono nati i racconti che ci sono stati tramandati.

Le parole su quella mattinata storica, da parte di chi l’ha vissuta dal primo istante, non sono mai mancate ed è da lì che ho cominciato a capire, a realizzare cosa sia stato veramente l’8 ottobre 2000. Un Gran Premio che andava oltre il suo semplice status sportivo, una giornata che è entrata nell’immaginario collettivo come simbolo di una rinascita per anni accarezzata ma sempre, in un modo o nell’altro, sfuggita. Non è un caso se in tanti, arrivati quando ormai il regno di Schumi era arrivato alla sua conclusione, abbiamo stampate in mente le parole che Gianfranco Mazzoni ha pronunciato nei secondi precedenti alla bandiera a scacchi, quella che ha incoronato Michael Campione del Mondo. Eravamo forse lì, alle 9:03 di quel mattino? Ovviamente no, ma questo non ci ha fermati.

Ci siamo interessati a ciò che è successo prima di noi perché abbiamo capito subito, grazie all’emozione nella voce di chi ce lo ha descritto, cosa abbia significato esserci quel giorno. Ed è proprio questa la missione di cui la F1 dovrebbe farsi carico nei confronti di chi, quando la storia si compiva, ancora non aveva il privilegio di potervi assistere. È inutile dire che i giovani vogliono gare più corte, più imprevedibili (e quindi finte) e contenuti che eccedano ciò che succede in pista. È inutile e anche sbagliato, nonché irrispettoso nei confronti di chi ci ha messo del suo per farsi una cultura, per non restare fermo ad un presente fatto di manfrine, parole al vento e fumo che supera di gran lunga l’arrosto.

Per cui, non è accettabile che, in una giornata come quella dell’8 ottobre, ci sia preso il lusso, egoistico e irriverente, di lasciare da parte l’impresa di Michael. Perché c’è qualcuno che, tale impresa, non la conosce, ma magari vorrebbe farlo, vorrebbe poter anche solo immaginare cosa avrebbe significato viverla in prima persona. Qualcun altro, però, non è d’accordo. Meglio riempire il pubblico novello con scemenze da social, piuttosto che con spezzoni di gare ad altissimo tasso di emotività, nonché di importanza storica per quello che hanno rappresentato. Perché a noi, giovani amanti di questo sport, la storia interessa. Noi, la storia, l’abbiamo voluta conoscere e non accettiamo che si decida di trascurarla per inseguire ideali che non hanno nulla a che vedere con la disciplina che ci ha stregato il cuore.

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