Lo snobbare l’8 ottobre 2000 è francamente irricevibile in confronto a quanto successo un anno fa
Sono passate ormai 48 ore dall’anniversario Suzuka 2000 ed il silenzio sui canali social della F1 e della Scuderia Ferrari indicano che, evidentemente, di ricordi non ce ne saranno. Ripubblicare un contenuto dei Musei Ferrari (tra l’altro contestabile, vista la terribile tradizione di cancellare i loghi della Marlboro o altri, come quello di Fuji-TV) non può essere considerato sufficiente come celebrazione da parte della squadra che ha beneficiato, per dieci anni, delle prestazioni di colui che alla casella mondiali ha segnato il numero 5 e a quella delle vittorie il numero 72. D’altronde, la F1 è impegnata con influencer che imparano a guidare aiutate dai piloti, annunci su partner alcolici (un marchio di Tequila ad inizio settimana) e tutta una serie di boiate ormai in piena linea con la politica del padrone. Ieri è saltato anche qualsiasi riferimento a Suzuka 2005, il gioiello di Kimi Raikkonen partito 17°. Inesistente. Ma va da sé che, se te ne freghi di Suzuka 2000, capirai cosa conta il 2005…
Però… c’è sempre un però. Sempre ieri la F1, che mercoledì ha totalmente snobbato un evento storico come quello del ritorno al titolo piloti della Ferrari dopo 21 anni, ha avuto il coraggio di pubblicare un articolo su Jerez 1997, una gara che “tira” sempre in termini di interazioni. Il ricordo di un mondiale epico, non solo per la Ferrari e per Schumi, totalmente ignorato, la sportellata a Villeneuve sì. Vogliamo chiamarla simpatia? Altrimenti trovate voi un altro termine.
Il tutto stride terribilmente con l’ampissima copertura data, non più di un anno fa, alle celebrazioni per il trentennale della morte di Senna, personaggio altrettanto centrale nella storia della F1 e dalle cui labbra pendevano più o meno tutti; caratteristica che lo aiutava, indirettamente, a far passare certe sue azioni in pista da condannabili a conquiste, vendette e via dicendo. Tra l’altro ricordo le risate nell’ascoltare le stesse persone piangere lacrime di coccodrillo per il brasiliano e, contemporaneamente, dare dell’assassino a Verstappen, prima della conversione divina alla quale stiamo assistendo negli ultimi mesi.

Per un intero anno Ayrton è stato ricordato ovunque, dalla F1, dai circuiti (con iniziative speciali), dagli addetti ai lavori e dal consueto stuolo di influencer della peggior specie, che non sapevano nemmeno che faccia avesse ma, al tempo stesso, avevano l’obbligo di parlarne per cavalcare l’onda. Una pietà infinita.
Ayrton – giustamente – è stato ricordato anche dalla Ferrari come da tweet qui sopra. Perché qui non si sta dicendo che non dovesse essere fatto (non sia mai) ma che, a maggior ragione, se viene ricordato un pilota scomparso e che alla Rossa ha tolto un mondiale con una tamponata storica a Prost (1990), diventa incomprensibile capire come mai chi ne ha fatto la storia, conquistando da solo un terzo di tutte le vittorie della Rossa (il 29%, 72 vittorie su 248), meriti di essere snobbato totalmente, oltretutto dopo 12 anni da un incidente che ne ha segnato la vita.
Che la Ferrari pecchi in comunicazione è noto da tempo e non sono certo io il primo a dirlo. Ma mi aspettavo, almeno, un minimo di considerazione e riconoscenza per chi ha contribuito a riportarla in cima alle classifiche; considerando, anche, le grandi possibilità a disposizione per imbastire qualcosa di carino. È stato invece più importante, due giorni fa, pubblicare sfondi per il computer, i soliti insopportabili vippetti nel box di Singapore e le immancabili fan di Leclerc (da aggiungere alla voce “consumatori da spennare”) in visibilio mentre arriva nel Paddock.
Mentre chi comanda questa squadra oggi, nelle figure di John Elkann e Benedetto Vigna, era impegnato a raccontarci la futura Ferrari stradale elettrica (perdendo il 15% in borsa su singola giornata) e a vaneggiare sul fatto che tornare a vincere in F1 è un impegno concreto, il passato della Scuderia veniva ignorato senza pietà. Chissà, magari per quel passaggio in Mercedes tanto criticato. Se fosse così, la situazione sarebbe ancora peggiore.
A questo punto inizio a pensare che, nei confronti di Michael, ci sia una sorta di antipatia latente da parte di questo mondo, sin dai tempi in cui il suo essere poco mediatico (o forse non lecchino?!) non andava a genio a qualcuno. Fateci caso: Michael Schumacher viene nominato, oggi, solo quando un suo record viene battuto, come se ci fosse una sorta di soddisfazione implicita nel vederlo progressivamente cancellato da classifiche e statistiche. Rispolverare Jerez 1997 il giorno dopo un anniversario volutamente dimenticato, d’altronde, parla da sé.
Va bene così, comunque. Chi sa, alla fine dimostra di sapere. Chi non sa, invece, avrà il futuro che merita. La F1 sta correndo velocissima, tronfia, dritta verso un muro di devastazione sportiva; la Ferrari non vince un titolo piloti da 18 anni. Vedremo se anche questo record riuscirà ad essere orgogliosamente battuto.
Immagine di copertina: Media Ansa
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