Dopo quasi quattro anni, la gestione Vasseur arriva ad un punto di discussione doveroso
Martedì sera, durante la nostra Live, ragionavamo sul fatto che la Ferrari targata Vasseur, al momento, ha vinto otto gare su 83 disputate sotto la sua gestione, prossima a chiudere la quarta stagione. Una vittoria nella al primo anno (2023), cinque nel 2024, nessuna l’anno scorso e due, ad ora, in questo 2026. Si dice sempre che bisogna lasciare tempo per lavorare, ed è vero. Però, sul medio periodo, dovrebbero esserci almeno degli indicatori verso una direzione positiva. E se, nel 2024, l’anno si era chiuso andando vicini al campionato costruttori (che lo dirò sempre, interessa solo e soltanto alle squadre perché il vero mondiale della gente è quello dei piloti), la situazione è poi sprofondata nuovamente un anno fa. Il trend, insomma, non gioca a favore del manager francese.
L’altra questione sulla quale c’è una dissociazione chiara è quella delle aspettative di inizio anno in rapporto ai risultati. La Ferrari, nominalmente, dovrebbe sempre partire per puntare al titolo: ma, quando questo manca da oltre 15 anni, arrivare fresco di assunzione e citare la parola magica, supportato da un AD che si lascia scappare “La SF-23 sarà una monoposto dalla prestazioni senza precedenti”, non è il massimo. Soprattutto con un popolo rosso che vive di attesa e, giustamente, è stanco di aspettare.
Sulle aspettative torna sempre in mente Mattia Binotto, l’ultimo TP della Ferrari a centrare gli obiettivi stagionali per poi essere sostituito, esattamente dopo quattro stagioni. In un’intervista di fine 2021, Binotto svelò gli obiettivi dell’anno in arrivo dopo due campionati a zero vittorie: “Sarei contento se nel 2022 fossimo competitivi in ogni gara e se ne vincessimo quattro o cinque”. Le vittorie a fine anno sarebbero state proprio quattro, con un inizio scoppiettante che fece illudere i tifosi (e forse anche il management) per poi andare in calando sotto i colpi della Red Bull e di una Direttiva Tecnica, quella sul porpoising, a mio modo di vedere senza senso.
Anche la sua gestione non fu rose e fiori, comunque. Un giorno forse sapremo cosa c’era scritto nel famoso patto segreto con la FIA di inizio 2020, riguardo quello che viene ancora oggi chiamato “Motorone” del 2019. Fatto sta che – opinione personale – qualsiasi cosa sia successa ha avuto ripercussioni sia sul 2020 che, magari in piccola parte, sul 2021.
Tra l’altro, anche il mandato di Maurizio Arrivabene era durato quattro anni, dal 2015 al 2018 e anche quello fu caratterizzato da alti e bassi, con dichiarazioni sempre improntate allo spirito di squadra ma con retrovoci, corse negli anni, che raccontano qualche tentennamento della Rossa nell’ascoltare indicazioni e suggerimenti da parte di Sebastian Vettel. Con il GP d’Italia 2018 e la notizia della fine del rapporto con Raikkonen, annunciata al pilota durante il weekend più critico dell’anno, come punto più infelice della gestione.
Tornando a Vasseur, onestamente non sono sicuro che sia stata la scelta migliore per il dopo Binotto. Al tempo l’avevo vista un po’ come una soluzione temporanea: dopo quattro anni, caratterizzati anche da diverse stoccatine alla stampa italiana (alcune delle quali facilmente smontabili) e risultati alla mano, il trend positivo che potrebbe giustificare quel famoso “Dare tempo per lavorare” non mi sembra sia così lampante. Con l’arrivo di Hamilton si sono, oltretutto, aggiunte altre dinamiche interne (assolutamente prevedibili, chi ci legge da tempo sa di cosa parlo) che stanno creando ancora più rumore e, se possibile, confusione.
Per un team che deve puntare al titolo non sono sufficienti due vittorie in stagione e non lo sono nemmeno cinque. In altri lidi, un anno come il 2025, sarebbe significato la fine dell’esperienza, ma l’arrivo del nuovo regolamento ha fornito probabilmente la possibilità di prolungare la permanenza. Il 2026 non è un anno negativo se lo contestualizziamo singolarmente e in rapporto a Red Bull e McLaren, che ora sono però in ripresa. Ma la visione può e deve essere un’altra. La Ferrari, non da adesso, da anni, sembra plafonata e ciclicamente in preda a cortocircuiti interni.
Anche questo ciclo, alla fine, non sembra diverso da quelli che l’hanno preceduto. E, dopo tre gestioni diverse ma con gli stessi risultati e dinamiche, forse bisogna guardare più in là del dito. Cambiare team Principal è la soluzione più naturale e mette d’accordo quasi tutti, ma dopo tanti anni la mia convinzione è che oggi ci voglia ben altro e a ben altri livelli. Chi ha orecchie per intendere…
Immagine di copertina: Media Ferrari
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