Blog | Quando la critica diventa un dovere (del quale non si è poi così contenti)

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 21 Luglio 2026 - 14:00
Tempo di lettura: 5 minuti
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Blog | Quando la critica diventa un dovere (del quale non si è poi così contenti)
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Ci sono limiti che non devono essere superati, soprattutto dal punto di vista morale

Se c’era una cosa che non immaginavo ormai sedici anni fa, quando ho iniziato a scrivere di F1, è che sarebbe arrivato un punto nel quale mi sarei dovuto trovato più a criticare lo sport che amavo che a raccontarlo. Non perché bisogna andare contro a prescindere (grande errore), non è certo questo l’obiettivo. Semplicemente perché la direzione presa non può far altro che sortire questo effetto, soprattutto in chi ha ancora a cuore questa categoria.

Ci sono momenti precisi nei quali credo che far sentire la propria voce diventi quasi un dovere. E, sebbene per molti sia più facile (oltre che comprensibile, sia chiaro) mollare il colpo e andare a fare altro, credo che la sfida consista nel restare nonostante tutto, sottolineando storture e situazioni illogiche come quelle che stiamo vivendo in questo 2026. Credo anche che sia giusto spiegare un paio di questioni, soprattutto dopo le tante reazioni arrivate al post di venerdì sera riguardo le censure della FOM sui dati della velocità in pista a Spa.

Innanzitutto la cosa più spiacevole è leggere, tra i tanti commenti, quelli di chi (appunto…) ha mollato il colpo. Lo capisco e devo essere onesto: questa è la stagione che più mi sta mettendo a dura prova da quando seguo. Sono ormai 35 anni e mai avevo provato un livello così basso di attesa prima del via di un GP. Il motivo è semplice: so in anticipo che quello che sto per vedere sarà finto almeno all’80%. Il restante 20%, quello che si salva, è dovuto all’impegno che, comunque, questi piloti stanno mettendo nel capire a loro volta un regolamento da cortocircuito mentale, l’antimotorsport messo nero su bianco.

Piloti che, ormai, stanno facendo fatica a trattenersi dal dire cosa pensano, trincerandosi dietro un “no comment”, come Pérez, autocensurandosi come Verstappen o aiutati dalla regia a non far sentire quello che dicono in macchina: il team radio di Russell post ritiro a Spa, nel quale urlava contro la batteria, è trapelato solo tramite Sky Germania.

La telemetria della Pole 2026 (a breve potrete vederle anche voi con una piattaforma che stiamo preparando) confrontata con quella 2025 è la prova definitiva di un disastro. Nel momento in cui la miglior pista del mondiale viene ridicolizzata e resa nulla da monoposto che vanno infinitamente più lente delle precedenti (anche di 30, 40, 50 km/h) nei punti più iconici, quelli che una volta erano da pelo, si dovrebbe fare solo e soltanto una cosa: scusarsi.

E qui arrivo ad un punto importante del discorso. Perché continuare a criticare? Qualcuno ha commentato dicendo che è inutile andare avanti a lamentarsi per una situazione ormai consolidata. Sono d’accordo sul fatto che possa essere noioso leggere critiche a grappolo da parte mia / nostra, ma vorrei sottolineare alcuni aspetti fondamentali.

La critica diventa necessaria nel momento in cui gli appassionati di lunga data che contestano queste regole, e sono tanti, vengono trattati come dei cretini, accusati di essere gente “senza memoria” e via dicendo. Soprattutto, la critica diventa un dovere nel momento in cui si arriva a censura e propaganda: nascondere i commenti sui social, raccontare falsamente che è tutto meraviglioso, utilizzare sapientemente le regie per distogliere l’attenzione, come successo in modo eclatante a Spa tra inquadrature tattiche e velocità nascosta dalle grafiche.

La totale assenza di trasparenza e la mancanza di rispetto di fronte ad un disastro tecnico sono gravissime. I cambi di regolamento per il 2027 e 2028 sono la prova che il 2026 è un flop, ma non sentiremo nessuno ammetterlo. Il che può anche essere comprensibile vista l’immagine da preservare. Ma un conto è questo, un conto è andare in TV a dire che sono i critici a non capire nulla.

Siamo stati tra i pochissimi ad anticipare i problemi e alzare l’allerta su questo regolamento. Siamo stati accusati di essere dei disfattisti e di fare solo e soltanto i bastian contrari. Ed ora è giusto, per come la vedo, rimarcare il fatto che avevamo sempre avuto ragione. Lo dicono i fatti. La critica deve essere costruttiva e questa viene argomentata telemetrie alla mano. Che non sono un cazzeggio da divano, come ho letto da qualche parte, ma dati che certificano quello che stiamo sostenendo.

I sold out negli autodromi – dove ormai si fa di tutto oltre a vedere una gara – e gli ascolti televisivi italiani sono tutto tranne la prova della bontà di questa Formula 1. La media 2026 degli ascolti, ad oggi, è solo del 13% superiore al 2025 con un italiano che ha vinto sei gare e la Ferrari che ne ha conquistate altre due. E i dati ci dicono che l’interesse si alza specialmente con la Rossa che vince. Se oggi ci fossero ancora Norris e Verstappen a giocarsi il titolo, con questo regolamento, il crollo sarebbe probabilmente netto.

Come P300.it abbiamo capito che la scelta più corretta fosse quella di limitare la copertura della F1 e così abbiamo fatto a partire da Miami. In queste settimane stiamo dedicando il tempo risparmiato in altre novità che conoscerete presto. Aver limitato la copertura non significa comunque non seguirla e non significa non dover sottolineare quanto, quello che stiamo vedendo, sia profondamente sbagliato e lesivo della sua immagine; che è una cosa diversa dall’immagine di chi la F1 la comanda.

Spa è stata, per ora, la pista in cui i limiti del 2026 sono emersi maggiormente. Ora ci saranno Budapest e Zandvoort a calmare le acque ma, poi, si arriverà a Monza. E lì ci sarà ancora tanto da dire.

Concludo con una considerazione. Non pensiate che ci sia da essere contenti nel criticare così aspramente uno sport. Sotto un certo punto di vista potremmo fare come tanti altri: fregarcene, dire che è tutto bello, esaltare il nulla come i sorpassi col funghetto (avete visto il primo giro a Spa, vero?) e allinearci. Ma non ha mai fatto per noi. Ci sono dei limiti morali che, per quanto mi riguarda, non devono essere superati. Un regolamento osceno è già difficile di suo da digerire. Sentirsi anche dire che non si capisce nulla per difendere il giocattolo va oltre la soglia dell’inaccettabile. E qui, la soglia, è stata superata da un pezzo.

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