Blog | Parola d’ordine: “ricaricare”. Siamo sicuri sia quella giusta?

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 12 Febbraio 2026 - 11:00
Tempo di lettura: 2 minuti
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Blog | Parola d’ordine: “ricaricare”. Siamo sicuri sia quella giusta?

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Dopo un solo giorno di test collettivi emerge il problema tanto atteso. E adesso?

Hamilton parla di 600 metri di lift and coast a Barcellona, che di frenate ne ha poche ma è sempre meglio di Jeddah e Spa. Verstappen ha già trovato un suo stile di scalata per tenere i giri motore alti e ricaricare il più possibile. Tutti scalano più marce del dovuto per lo stesso motivo. Il primo giorno di test in Bahrain ha chiarito che la nuova F1 ha già un problema da risolvere.

Lo aveva detto Binotto nel podcast di Terruzzi. Il problema, senza più MGU-H, sarà trovare il dove e come ricaricare le batterie delle nuove monoposto, dotate oltretutto di un MGU-K praticamente triplicato. Non basta la semplice ricarica in frenata, non basta togliere drag sul dritto con l’aero attiva ed entrambe le ali spalancate. Ci vuole di più.

Quel “di più” è sacrificare cavalli sul dritto per destinarli alla batteria e tenere regimi alti anche nelle curve lente per aiutare il ciclo di ricarica. E così i primi onboard ci portano scalate inconsuete, curve da seconda fatte in prima, tentativi vari di trovare energia dove prima non era necessario. Oltre ad un sound molto più elettrico e molto meno termico, forse per i meno “cavalli vapore” e per l’importanza maggiore dell’MGU-K.

Da una parte abbiamo monoposto più.. monoposto e meno tir. Belle da vedere, più compatte, apparentemente più agili e decisamente più armoniose nelle forme. In accelerazione sembrano scorbutiche e, come ha detto Hamilton, sono più prevedibili quando il posteriore decide di partire. Il rovescio della medaglia è il rischio di non vederle mai girare al 100%. Se anche un giro di qualifica necessita di alzare il piede, siamo distanti dal concetto di F1.

Resto dell’idea che la ripartizione 50/50 tra termico ed elettrico sia stato un eccesso non necessario. L’aero attiva deriva da una prima coscienza di aver fatto il passo più lungo della gamba ma, ora, bisogna trovare il modo di convivere con tutto questo. Non mi stupirebbe vedere modifiche in corsa durante questo ciclo tecnico se, su alcune piste veloci, il problema della ricarica dovesse emergere chiaramente al punto da mettere in difficoltà l’essenza stessa della corsa.

La parola d’ordine è diventata quindi “ricaricare” quando, una volta, era “spingere”. E, per “una volta”, intendo purtroppo parecchio tempo fa. Tra gomme e benzina, già da tempo la modalità gestione è diventata sempre più importante in questa categoria. Adesso, forse, siamo arrivati all’estremo di questo concetto e non sono per niente sicuro che questa sia la strada giusta.

L’ho già detto tempo fa: si sta strizzando troppo l’occhio alla Formula E, che ha già i suoi problemi se si trova costretta a chiamare degli influencer per avere visibilità.

Vedremo, insomma, ma l’inizio non promette benissimo.

Immagine di copertina: Media Audi

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