Nella carriera di qualsiasi sportivo esistono momenti capaci di cambiare tutto. Un episodio, una gara o una decisione possono influenzare in maniera positiva o negativa il prosieguo di un percorso che sembrava già scritto. Per Oscar Piastri quel momento è stato il Gran Premio d’Italia del 2025.
Esiste infatti un Piastri prima di Monza 2025 ed uno successivo. Due piloti che, a giudicare dai numeri e dalle prestazioni, sembrano quasi persone diverse.
Dodici mesi fa l’australiano si trovava in una posizione ideale. Forte di sette vittorie e cinque pole position, guidava il mondiale e aveva costruito un vantaggio importante sia nei confronti di Lando Norris che di Max Verstappen. Dopo il successo di Zandvoort, che ad oggi resta la sua ultima vittoria, il titolo sembrava essere ormai una formalità.
Per fare un paragone con l’attualità, Piastri viveva una situazione simile a quella che da settimane sta vivendo Kimi Antonelli: quella di un pilota che appare saldamente al comando del campionato e con il mondiale praticamente in tasca.
Poi arrivò Monza.
Lo switch con Norris nel Gran Premio d’Italia rappresentò probabilmente molto più di un semplice episodio di gara. Da quel momento in avanti qualcosa sembra essersi incrinato. Il pilota freddo, lucido e quasi imperturbabile che aveva impressionato il paddock lasciò spazio ad una versione meno efficace, più vulnerabile e soprattutto meno sicura dei propri mezzi.
La prova più evidente arriva dai numeri.
Prima di Monza 2025, Piastri era il leader del campionato con sette vittorie e cinque pole position. Nel periodo successivo, tra il finale della stagione e il nuovo ciclo regolamentare del 2026, il suo bilancio racconta una realtà completamente diversa: zero vittorie, zero pole position, appena due podi e diversi errori che hanno inevitabilmente minato fiducia e continuità.
Un crollo che gli è costato non soltanto il mondiale, finito nelle mani del compagno di squadra Norris, ma anche la posizione nei confronti di Verstappen. L’olandese, che a Monza accusava oltre novanta punti di ritardo dall’australiano, è riuscito addirittura a superarlo in classifica, completando una rimonta che all’epoca appariva impensabile.
A parte qualche sporadico segnale di ripresa, visto soprattutto a Monza e Baku, la sensazione è quella di un pilota entrato in una fase di stagnazione tecnica e mentale. Una situazione resa ancora più evidente dal confronto diretto con Norris, diventato nel frattempo il punto di riferimento della McLaren.
La domanda è quindi inevitabile: cosa è successo davvero a Oscar Piastri?
Il talento non può essersi improvvisamente dissolto. Così come non possono essere sparite le qualità che lo avevano portato a dominare buona parte del 2025. Per questo la sensazione è che il problema possa essere più profondo e che riguardi anche il contesto in cui si trova oggi.
L’impressione è che l’ambiente McLaren abbia finito per consumare mentalmente un pilota che fino a poco più di un anno fa sembrava destinato a dominare il futuro della Formula 1. Se così fosse, un cambiamento di scenario potrebbe rappresentare la soluzione migliore per tutte le parti coinvolte.
Piastri resta giovane, veloce e dotato di un talento che pochi possono vantare. Proprio per questo potrebbe diventare un’opportunità molto interessante per qualche squadra intenzionata a rilanciarlo. Perché se è vero che il Piastri visto dopo Monza 2025 è lontano dalla sua versione migliore, è altrettanto vero che il Piastri ammirato fino a quel momento era materiale da campione del mondo.
Immagine di copertina: Media McLaren
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