Blog | Norris, una crescita clamorosa (e forse imprevista) per una stagione con un grande rimpianto

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 15 Settembre 2026 - 17:00
Tempo di lettura: 4 minuti
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Blog | Norris, una crescita clamorosa (e forse imprevista) per una stagione con un grande rimpianto
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Difficile trovare, negli ultimi decenni, uno step come quello del britannico una volta vinto il primo titolo iridato

Qui c’è da chiedere un po’ scusa ad un pilota e sono il primo a farlo. A mia parziale discolpa potrei dire che la dinamica non era così prevedibile e che Lando Norris (di lui si parla) si è reso protagonista di uno step evolutivo mai visto, almeno negli ultimi 30 anni per un pilota che ha appena vinto un titolo mondiale. Non cambia, comunque, lo stato delle cose. Quando si sbaglia o non si capisce qualcosa va ammesso ed eccomi qui.

Nigel Mansell, il primo pilota vittorioso del primo mondiale che io ricordi, era oramai verso la fine della carriera quando dominò il 1992. Tra l’altro, lo avremmo rivisto solo sporadicamente nel 1994 dopo la parentesi in Indy, quindi non è utile al mio discorso. Michael Schumacher era già sostanzialmente al suo standard quando vinse il primo titolo, nel 1994 appunto. Damon Hill corse un 1997 di tutto rispetto in Arrows dopo aver conquistato il tanto sospirato alloro nel 1996 con la Williams. Forse è colui che si avvicina più a Norris, anche se l’età era sensibilmente diversa.

Jacques Villeneuve, tra 1997 e 1998, rimase più o meno lo stesso pilota (anzi, forse perse un po’) e vale così anche per Mika Hakkinen che, tra 1998 e 1999, restò sui suoi livelli. Per un altro primo titolo bisogna andare al 2005 con Fernando Alonso e il suo livello, già altissimo, fu solo confermato nel 2006. Quello del 2007 di Kimi Raikkonen fu una specie di liberazione, ma non portò ad uno step significativo l’anno dopo, anzi. Lewis Hamilton, iridato 2008 con la McLaren, rimase sul suo livello con una prima metà di stagione difficile l’anno successivo. Jenson Button potrebbe rappresentare uno dei primi nomi della lista, anche se a parer mio che lui fosse forte lo si era decisamente capito anche in BAR e in Honda. In McLaren, a dispetto di qualche dubbio, per quando mi riguarda non fece altro che consolidare il suo status.

Il Sebastian Vettel del 2011 non fu molto diverso da quello del 2010: fu, più che altro, assistito da un missile terra aria che si rompeva molto meno. Su Nico Rosberg, iridato 2016, c’è poco da dire dato che una manciata di giorni più tardi ha annunciato il ritiro. Arriviamo agli anni più recenti. Il Max Verstappen del 2022, quello post guerra con Hamilton nel 2021, ha consolidato il suo status di miglior pilota in pista, ma il suo livello era oggettivamente già straordinario.

Ora arrivo a Norris. E non posso non ricordare quante volte lo abbiamo criticato l’anno scorso (e anche nel 2024) per gli errori di troppo, spesso inutili, che gli hanno impedito di chiudere prima la pratica iridata, dovendo trascinare il titolo fino ad Abu Dhabi e vincendolo di quei punti consegnati a Monza dal suo compagno di squadra.

Lo dico senza mezzi termini. Fino all’inizio di questa stagione reputavo Norris, in una lista dei cinque piloti attualmente migliori in F1, posizionato in fondo. Se dovessi riscrivere questa lista oggi, stilare un ordine particolare, in questa stagione Lando non ha nulla da invidiare né ad Antonelli né a Verstappen. Sappiamo bene che quest’anno sono cambiate tantissime cose, ma il campione in carica è migliorato nel giro da qualifica (e lo abbiamo visto a Madrid con la Pole migliore della sua carriera), lo ha fatto nel rendimento globale in gara e, soprattutto, ha drasticamente ridotto gli errori che avevano caratterizzato le ultime due stagioni. Fatico a ricordare una sua sbavatura oltre a quella in Ungheria quando, inizialmente, ha perso la posizione da Piastri.

Appena un anno fa, l’elenco degli sbagli era a portata di tutti. Inoltre, anche davanti ai microfoni appare molto più rilassato di prima. Forse perché sa che non c’è niente da giocarsi, ma credo fermamente che il titolo gli abbia fornito una consapevolezza che solo un successo del genere può generare. Credo sia davvero difficile vedere uno step così clamoroso dopo la vittoria di un titolo, segno anche di quanto la componente psicologica abbia una rilevanza terribilmente importante per un pilota. Se rapportiamo lo step in avanti di Norris con quello all’indietro di Piastri, la differenza è abissale.

Il solo grande rimpianto di questo 2026 è uno, e non dipende certo dal britannico. McLaren ha iniziato l’anno in modo terribile e solo con il passare delle gare ha risalito la china. Se facciamo un passo indietro, possiamo renderci conto del fatto che la MCL40 sia in linea con Mercedes almeno dal GP del Belgio, dove Norris è partito 13° per una penalità di dieci posizioni (cambio PU) ed è arrivato 7° anche per colpa di una sosta disastrosa. Se a Spa sarebbe potuto essere almeno podio (il ritmo nella seconda parte di gara era stato impressionante), in Ungheria e Olanda sono arrivate due vittorie. A Monza, pista dove McLaren sapeva che avrebbe faticato, ha ottenuto ancora il meglio possibile arrivando 4° e a Madrid, lo sappiamo, senza l’inconcepibile gestione della VSC avrebbe vinto a mani basse dopo la stratosferica pole del sabato.

Il distacco in classifica da Antonelli è enorme, 106 punti: chissà quali sarebbero i valori del mondiale se a Woking fossero arrivati prima con qualche aggiornamento. Difficile da dire: ma questo Norris, ora, sta pienamente legittimando il numero 1 sul musetto della sua monoposto. Onestamente, non pensavo sarebbe successo. Tanto di cappello a lui, quindi.

Immagine di copertina: Media McLaren

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