Blog | Non ci resta che Kimi (per non piangere)

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 28 Marzo 2026 - 19:10
Tempo di lettura: 3 minuti
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Blog | Non ci resta che Kimi (per non piangere)

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La seconda pole di fila dell’italiano salva, almeno a noi italiani, le coronarie, in crisi dopo lo spettacolo osceno delle qualifiche a Suzuka

In uno scenario che definire desolante per la F1 2026 è ancora un complimento, quanto meno in Italia possiamo goderci le prestazioni di Kimi Antonelli che, a Suzuka, ha conquistato la seconda pole consecutiva dopo aver vinto la prima gara due settimane fa in Cina. Se non altro, nel disastro generale di una sessione di qualifica che ha mortificato non solo la pista di Suzuka, ma anche l’animo di milioni di appassionati di lunga data – trovatisi di fronte a degli esperimenti mascherati da F1 – abbiamo una gioia che mancava da tanti anni. Una gioia che, complice la squadra in cui Kimi milita, promette di accompagnarci per tutto il campionato, rendendo almeno un po’ più piacevoli sabati e domeniche.

Kimi ha portato a casa un’altra pole position di livello, rifilando tre decimi a un George Russell che, probabilmente, dopo la prima vittoria stagionale in Australia, pensava di essere già sulla strada del titolo con largo anticipo. Va comunque ammesso che quanto mostrato da Russell nelle scorse stagioni deponeva a suo favore in ottica mondiale, sulla base dell’esperienza e di prestazioni di assoluto livello. Il britannico, però, deve darsi una svegliata e non solo quando c’è da fare il politico a voce.

Quello che ha fatto Kimi dall’inizio dell’anno è però altrettanto degno di nota: dopo un paio di errori importanti – come quello nelle prove libere a Melbourne e il contatto con Hadjar nella Sprint in Cina – l’italiano non ne ha più sbagliata una. L’accoppiata tra prima pole e prima vittoria nello stesso weekend è un colpo che darebbe fiducia a chiunque, e sembra che proprio da lì sia arrivato uno di quegli switch importanti per un pilota.

Barrate queste due importanti caselle, Kimi appare ora più sereno – lo ha ammesso anche lui – e può concentrarsi maggiormente sulla prestazione, senza l’ossessione di evitare errori o di doversi limitare, almeno sul piano psicologico. La qualifica del Giappone è stata perfetta: ora resta da capire se i tre decimi incassati da Russell diventeranno un macigno anche in gara per il principino.

In una situazione generale ben lontana dall’essere soddisfacente dal punto di vista dell’appassionato, almeno nel nostro Paese abbiamo un motivo di interesse in più. Se, fino a pochi mesi fa, le speranze erano riposte esclusivamente nella Ferrari – e puntualmente disattese – oggi possiamo contare anche su un pilota che può farci sognare qualcosa che attendiamo da oltre 70 anni. È ancora presto per nominare quella parola, perché il campionato è lunghissimo. Ed è ancora presto per accomunare Kimi a Senna come in tanti, troppi stanno facendo da tantissimo tempo. Kimi deve crescere nella sua identità, non nell’ala protettrice di una leggenda che non c’è più.

Intanto godiamoci questa pole e speriamo in una bella gara domani: possibilmente con meno tristezza nel cuore nel vedere delle F1 che, in approccio di curva, vanno come delle GT. Tra i tanti incubi che mi ero immaginato, questo non era nemmeno lontanamente immaginabile.

Immagine di copertina: Media Mercedes

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