Il traverso in qualifica di Leclerc rappresenta, ad oggi, l’unica espressione dell’arte della guida al limite, mentre la batteria assume un peso specifico sempre più determinante
Ormai non c’è più molto di cui stupirsi. Anche le polemiche, giustificate e prevedibili, sono diventate la nuova routine di una Formula 1 che sta sempre più perdendo se stessa. L’esito scontato delle qualifiche del GP del Giappone 2026 ci restituisce un’immagine triste, se si pensa a quanto, fino a soli 12 mesi fa, la differenza su un tracciato da talento puro come Suzuka la potesse fare quel blocco a metà fra muso e motore chiamato pilota. Pilota che, oggi, deve provare ad inventarsi numeri improbabili pur di contrastare una superiorità tecnica quasi imbarazzante, per come viene evidenziata ogni singolo fine settimana. Charles Leclerc, questa mattina, ha regalato al pubblico l’unica nota spettacolare di una qualifica anonima e senza pathos alcuno.
In un mare di giri effettuati al millimetro, per non stressare troppo la batteria, ormai diventata la nuova sposa della F1, il monegasco ha provato come di consueto un numero dei suoi, uno di quei tentativi che sembrano non poter esistere per il semplice fatto che nessuno riesce nemmeno a pensarci, a quel tentativo. La seconda fila e la quarta posizione finale non soddisfano certamente il #16 di Maranello, che però le ha provate tutte pur di impensierire Oscar Piastri e, forse, persino George Russell. È ovviamente difficile ipotizzare dove si sarebbe piazzato Leclerc senza il traversone in uscita dalla curva Spoon, ma sta di fatto che quel controllo al limite, ad oggi, rappresenta l’ultimo barlume di speranza all’interno di uno sport che ha perso a tutti gli effetti il fascino del suo momento più catartico.
Non resta che aggrapparsi a istanti come questo, a funambolismi alla fine inutili, se si osserva soltanto il risultato finale, ma che rimangono i soli capaci di far provare emozioni. Ciò che maggiormente suscita rabbia è il tentativo neanche ben celato di difendere uno spettacolo simile, isolando e tagliando accuratamente le dichiarazioni dei piloti per farli apparire soddisfatti di un regolamento che fa acqua da tutte le parti. L’esempio lampante è proprio un estratto dell’ultima conferenza stampa in cui Charles sottolineava come, in gara, alcuni dei sorpassi si possano ancora definire autentici. Nessuna traccia, però, delle sue aspre critiche all’impossibilità di tirare fuori il “giro matto” in Q3.
Il fatto che fenomeni come Leclerc e Verstappen siano obbligati ad adeguarsi al modo in cui la vettura ricarica la sua parte elettrica, per non far andare in tilt il sistema e bruciarsi il tentativo, è l’esempio più lampante di come la F1 abbia voluto, volontariamente, rinunciare alla componente che più di ogni altra è stata in grado di attirare masse di appassionati per tutta la sua esistenza. Se ad oggi nemmeno due atleti dotati di un talento sconfinato possano anche solo provare ad imporsi sulla supremazia tecnica degli attuali dominatori, allora forse si sta fortemente virando verso una direzione cupa e pericolosissima per il futuro della disciplina.
Perché, ad oggi, non è immaginabile che l’unico “spettacolo” di cui possano fruire gli spettatori sia quello di gare artificiali e prive di sorpassi autentici. Non può esistere, in uno sport come la F1, che il singolo non abbia più la possibilità di emergere perché inchiodato a tecnicismi inutili e atroci, i quali ammazzano il vero show.
Si sta parlando, già dall’Australia, dell’ipotesi di un cambiamento da attuare quantomeno al sabato, per non assistere più a perdite di velocità fino a 60 km/h a gas spalancato e a piedi pesantissimi tenuti a freno da un elettrico che, con questo mondo, dovrebbe c’entrare zero. Nel frattempo, possiamo godere di istantanee come quella che ci ha regalato Leclerc stamattina a Suzuka. Per quanto, ancora, non si sa. Perché non è scontato che, da qui a fine stagione, avremo ancora modo di assistere a pennellate simili, a tocchi d’artista che buttano un velo di colore sopra ad un quadro vuoto e sbiadito.
Immagine di copertina: Media Ferrari
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