L’ennesima iniziativa di Liberty Media trasformerà l’attesa del GP in un vero e proprio show da Super Bowl
Ormai le parole, su questo tipo di contenuti, si sprecano. Non sappiamo nemmeno se vale la pena continuare a dargli visibilità, visto che si è capito già da tempo la direzione che Liberty Media ha intrapreso per il futuro della F1. Qui non parliamo di rivoluzioni tecniche (anche quelle in arrivo, l’anno prossimo, con più dubbi che certezze), ma delle classiche aggiunte, del contorno che sembra voler diventare il piatto principale, della cornice che vuole prendere il posto del quadro al suo interno.
L’ultima iniziativa, sotto questo punto di vista, è Grid Gigs. Annunciato ieri sugli account social del Circus, si tratta di uno show che verrà messo in piedi subito dopo la parata dei piloti, prima della loro discesa in pista per andarsi a schierare sulla griglia. Da anni, ormai, assistiamo a veri e propri concerti che si svolgono nei fine settimana di gara, tra un giorno e l’altro, oppure dj set sul podio non appena terminato il GP. Tutte cose che, con lo sport in sé e per sé, non c’entrano nulla e che servono, appunto, per rimpinzare il piatto con condimenti che dovrebbero, nella logica degli organizzatori, spingere ancora più pubblico agli eventi.
Cosa che, effettivamente, è successa. I numeri degli ultimi anni non mentono: ogni weekend si fanno registrare record di presenze uno dietro l’altro, per non parlare delle personalità che non vedono l’ora di farsi immortalare nel paddock senza, probabilmente, sapere la differenza tra una gomma da asciutto e una da bagnato. Qui, sinceramente, si è compiuto un passo ancora più in avanti, o indietro, a seconda di come la si voglia vedere. Non si parla più di qualcosa che avviene a motori spenti, quando l’adrenalina e la tensione della gara sono ormai azzerati o perché la stessa è stata portata a termine, oppure perché, la domenica, ancora non è giunta.
Pensare di trasformare il circuito in una sorta di arena del Super Bowl, una manciata di ore prima dello spegnimento dei semafori, vuol dire non avere in mente neanche la lontanissima idea di cosa sia la F1. Significa non aver minimamente compreso, ma su questo, negli scorsi anni, già erano sorti parecchi dubbi, cosa voglia dire per un appassionato andare in autodromo, magari anche per la prima volta, per ascoltare e vivere di persona suoni ed emozioni che soltanto una disciplina come il motorsport può regalare. E invece no. Meglio distribuire un teatrino montato e costruito ad hoc solo per distaccare l’attenzione dei fan da ciò che dovrebbe davvero interessare, ovvero la pista, con la scusa, sicuramente, di innalzare ulteriormente i prezzi di accesso alle strutture.
Perché se i biglietti per Las Vegas, tra l’altro scelta, insieme ad Austin questo weekend, come seconda tappa di Grid Gigs, già toccavano cifre folli negli scorsi due anni, non immagino nemmeno a cosa possano arrivare per l’edizione 2025 e, ancora peggio, 2026, quando probabilmente tale iniziativa sarà estesa a più Gran Premi. Non è un caso che si sia voluto partire dagli Stati Uniti, visto che l’operazione di “americanizzazione” della F1 è stata iniziata tempo fa e continua a proseguire all’insegna dell’esagerazione, dell’eccesso, dell’inserimento di prodotti e celebrazioni che non hanno nulla a che fare con questo sport.
Fa sempre piacere, in ogni caso, notare come la ricezione di certe notizie venga sempre accolta con particolare dissenso. I commenti più popolari, sotto al post di annuncio di Grid Gigs, sono tutti quelli che si esprimono contrari a tale iniziativa e che sottolineano, giustamente, la necessità di concentrarsi su altro. Di musica, in F1, ce ne sarebbe a sufficienza, se qualcuno decidesse sul serio di rinunciare all’ibrido e tornare ai cari e vecchi motori aspirati. Ma si sa, per la proprietà conta l’opinione dei giovani, possibilmente coloro che, prima del 2019, erano impegnati a seguire mondi completamente estranei a quello delle corse. Per carità, non certo un peccato capitale. Lo è, al contrario, pensare che un tale pubblico possa costituire il futuro, e le basi su cui fondare le proprie scelte di marketing, di uno sport dalle premesse estremamente semplici: guardare la pista, perché tutto il resto, alla fine, è noia.
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