La realtà americana è da poco arrivata nel Circus del Motomondiale ed ha già fatto più danni della grandine.
Inizio questa bloggata dedicando subito un pensiero, quasi una preghiera, a tutti coloro che all’interno o all’esterno del paddock del Motomondiale pensavano che l’avvento di Liberty Media come nuova figura a comando del Circus delle due ruote più famoso al mondo potesse essere una manna dal cielo dopo anni di gestione da parte di Dorna Sports.
Ci stanno volendo pochi mesi per far ricredere queste persone, perché già solo nell’approccio della realtà statunitense sulla comunicazione lato MotoGP, soprattutto in termini di memoria storica, in tempo zero sono stati fatti dei danni enormi.
In occasione del Gran Premio del Giappone noi di P300, durante una live della rubrica Stoppie dedicata proprio alla MotoGP, abbiamo sollevato diverse lamentele su quello che Liberty ha cercato di fare come primo “emendamento”, ovvero annunciando la conquista del titolo di Marc Márquez con Ducati come il settimo nella classe regina e non il nono della sua intera carriera, comprendente anche le perle del 2010 in 125cc e del 2012 in Moto2.
Un approccio che va a svilire completamente quelle che sono state le carriere non solo di Marc, ma anche di altri grandi del motociclismo, che hanno preferito costruirle in altre classi, specie durante epoche dove la scala gerarchica tra categorie non era così netta.
Nomi come Ángel Nieto, Daijirō Katō, Daniel Pedrosa, Max Biaggi e tanti altri, completamente spazzati via in uno schiocco di dita, con Liberty Media nella figura di novella Thanos in Avengers: Infinty War. Ma anche altre carriere, di campioni della 500cc e della MotoGP attuale, ne risultano incredibilmente impoverite, come ad esempio quelle di Jorge Lorenzo, Francesco Bagnaia ed anche dello stesso Marc Márquez e di Valentino Rossi.
Proprio gli ultimi due nomi sono stati protagonisti dell’ultima trovata dell’azienda a stelle e strisce. Non contenta di aver letteralmente riscritto in tre mesi la storia di 75 anni di Motomondiale Liberty Media si è superata quest’oggi, pubblicando sul canale YouTube ufficiale del campionato un docufilm dedicato al Gran Premio della Malesia 2015, reso famoso dallo storico “Sepang Clash” tra “The Doctor” ed il “Cabroncito”.
Ora, non ho intenzione né di analizzare i fatti di quel Gran Premio, quelli antecedenti o quelli subito successivi che hanno coinvolto Rossi e Márquez e che li hanno irrimediabilmente segnati per il resto delle loro carriere e vite, né tantomeno stare a giudicare la qualità del prodotto finale (che, a dirla tutta, è stato fatto anche bene). Ciò che mi preme sottolineare, e che mi ha spinto a scrivere questa bloggata, è la necessità assoluta con cui Liberty, ora al comando del Circus e della comunicazione che lo coinvolge, abbia voluto per forza ricordare una delle pagine più nere della storia del motociclismo.
E’ di questo che stiamo parlando: che lo scontro Rossi e Márquez alla Sunway Lagoon sia stato un evento storico non lo mette in dubbio nessuno, ma ricordarlo come un evento memorabile o persino con un’accezione positiva, trovo che sia del tutto inaccettabile. Quel Gran Premio di Malesia, insieme al successivo GP della Comunità Valenciana 2015, rappresenta uno dei buchi dell’acqua più grandi che il Motomondiale, nel suo complesso, abbia mai patito nella propria storia. Una lotta iridata incredibilmente tirata tra Rossi e Lorenzo finita allo scatafascio per via dello scontro tra gli ego di due piloti sicuramente leggendari, ma che in quella situazione mostrarono i loro peggiori volti, attorniati dall’incompetenza di una FIM che finì, con le proprie scelte, per rovinare l’epilogo della stagione. Nessuno ci fece una bella figura in quella situazione e questo è un dato di fatto.
L’assenza degli stessi Rossi e Márquez da questo documentario, in qualità di protagonisti della vicenda, fa comprendere molto bene pure il loro pensiero in merito a quell’evento: anche se sulle loro convinzioni rimarranno irremovibili come dei muri di cemento, supportando le rispettive teorie e ragioni, sono sufficientemente convinto che nessuno dei due vorrebbe rivivere quel weekend nel modo in cui si è svolto, né compiere gli stessi errori.
Qualcuno potrebbe pensare che realizzare un video simile per il decennale dell’accaduto fosse non solo possibile ma, in un certo senso, anche “obbligatorio” per la sua importanza e che, anche senza l’acquisizione di Liberty delle quote di Dorna, pure la società spagnola sarebbe stata capace di realizzare una cosa del genere. Mi spiace ma, anche in questo caso, non sono d’accordo: nel corso degli anni, consapevole della frittata che era stata compiuta in quel finale di stagione, anche la combriccola di Carmelo Ezpeleta e soci si è ben guardata dal ricordare l’avvenimento, che di certo non poteva essere cancellato dalla storia ma che, in qualche modo, andava messo “sotto il tappeto”, per via della cattiva luce che buttò su tutti.
Difatti, molti degli spezzoni presenti nel video (soprattutto le reazioni nei box Yamaha ed Honda) erano inediti ai più: sarebbe stato “facile” mostrarli al pubblico per fare qualche click o visual in più già ai tempi, ma Dorna si è sempre ben guardata dal farlo. L’antipatia tra Valentino e Marc non si sarebbe mai sopita, questo è vero, ma almeno non si sarebbe andato a ripescare il fattaccio con una tale sfacciataggine, cosa che Liberty Media, invece, non ha pensato due volte a farlo senza la benché minima vergogna. Ma in fondo, dopo Drive To Survive per la F1, le logiche dell’azienda del Colorado non potevano che essere ben chiare.
E’ incredibile, dunque, pensare che una realtà mastodontica come quella di cui stiamo parlando e che possiede entrambe le serie motorsportive più famose al mondo, a due e a quattro ruote, non abbia la benché minima idea di che cosa sia il motorsport o di cosa sia giusto fare per il bene della memoria storica dello stesso.
Le nuove generazioni di tifosi, appassionati e possibili futuri piloti cresceranno col pensiero che Moto2 e Moto3, insieme alle varie 125cc, 250cc e simili del passato, siano sempre state solo dei riempitivi e poco più per i “main event” che erano e sono 500cc e MotoGP, e cresceranno nell’idea che un Gran Premio come Sepang 2015 sia il pinnacolo che una gara motociclistica può raggiungere. Domando a chi aveva fiducia in Liberty Media, le persone citate ad inizio articolo: vi rendete conto della gravità di tutto ciò?

Un’ultima riflessione: oggi cade il giorno della scomparsa di Marco Simoncelli, in quel maledetto 23 ottobre 2011. Sarebbe stato bello, anziché far riaffiorare il drama stile fiction di Sepang 2015, dedicare un video alla conquista del titolo 250cc del “Sic” datato 2008, con la sua storica immagine a bordo della sua Gilera. Ma immagino che la nuova proprietà, tutta show e niente sport, sarebbe stata capace, al contrario, di mostrare l’incidente che ne ha provocato la morte. Il prossimo anno cade il quindicennale: vedremo se coglieranno l’occasione al volo per mettersi in ridicolo un’altra volta.
Fonte immagine: hondaracingcorporation.com
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