Blog | MotoGP, la cancellazione del GP Australia: ciò che il Motomondiale (anzi, Liberty Media) si merita per aver scelto Adelaide

Di: Alyoska Costantino
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Pubblicato il 26 Ottobre 2026 - 21:00
Tempo di lettura: 7 minuti
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Blog | MotoGP, la cancellazione del GP Australia: ciò che il Motomondiale (anzi, Liberty Media) si merita per aver scelto Adelaide
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Nonostante il dispiacere per i tifosi presenti sul posto, la “vendetta” del meteo di Phillip Island è, in qualche modo, simbolica e poetica nei confronti dei nuovi proprietari.

Molti speravano che quello di domenica scorsa potesse essere un GP Australia memorabile, in quanto l’ultimo a disputarsi a Phillip Island prima del tanto discusso passaggio ad Adelaide. E in effetti, in un certo senso, lo è stato: difficilmente verrà dimenticata la tempesta feroce che ha inghiottito la pista alla domenica, impedendo la partenza delle gare di Moto3, Moto2 e MotoGP.

Si tratta di un epilogo amarissimo, per tutti gli appassionati presenti sulla pista (che si sono sorbiti secchiate d’acqua sulla testa per nulla, povere anime) e anche per i fan a casa, quelli che ancora non ci pensano due volte a fare la levataccia di almeno tre ore per vedere tutt’e tre le categorie. Eppure, in una maniera un po’ perversa, non riesco a non sorridere al significato che ha questa cancellazione, soprattutto per chi, ora, ha le redini del Motomondiale: Liberty Media.

Per diverse settimane ci è stato venduto il weekend all’isola del Victoria come un qualcosa d’imperdibile, come l’ultimo ballo che avremmo assistito sul velocissimo tracciato amato da piloti e leggende del motociclismo, come se la scelta di abbandonarlo non sia stata proprio del promoter. La Sprint del sabato faceva presagire ad una gara MotoGP davvero interessante, ma il fatto che alla fine si lasci Phillip Island con un nulla di fatto è, secondo me, un ulteriore rammarico al pensiero di che cosa dovremo sorbirci il prossimo anno. Adelaide è già pronta a diventare la nuova meta del GP Australia, con tutte le criticità che sembra stiano affiorando con l’avvicinarsi dell’evento.

In tutto ciò, intendo essere chiaro su un fatto, anche a costo di passare per impopolare. Se si rilegge il titolo, ho scritto che Liberty Media si è beccata ciò che meritava per aver “scelto Adelaide”, non per aver “abbandonato Phillip Island”. Ci tengo a sottolineare questo dato che, per quanto mi riguarda, non considero un errore l’abbandono a Phillip Island in sé e per sé.

Come scrissi più di un anno fa in riferimento alla SBK, Phillip Island è sì giustamente considerata come tra i tracciati più belli e suggestivi dell’attuale calendario, ma presenta delle criticità che non possono essere ignorate. Il trovarsi su un’isola la rende logisticamente complicata da raggiungere, inoltre la sua posizione geografica rende il fattore meteo assai imprevedibile, come visto proprio domenica. In più, la forte presenza della fauna locale e le invasioni di pista di cui spesso si rendono protagonisti i canguri o le oche del parco naturale vanno spesso a compromettere le sessioni e a causare situazioni di pericolo: basti pensare quello che è accaduto nel 2023 a Jack Miller, costretto a correre il Gran Premio del 2023 col cadavere di un gabbiano incastrato tra la forcella ed il manubrio, contro cui aveva impattato sul Gardner Straight ad oltre 300 km/h.

Continuando, anche la preparazione dei commissari di percorso presenti a Phillip Island mi ha sempre lasciato esterrefatto, e anche quest’anno non sono stati da meno. Quanto accaduto durante le libere della Moto2 ne è un esempio: dopo la caduta di Arón Canet in curva 11, i pochi marshal intervenuti hanno preferito dare priorità alla rimozione della Boscoscuro dello spagnolo anziché dare una mano al pilota dolorante, il quale solo dopo diversi minuti ha saltellato su una gamba sola verso i muri di gomme; il tutto, ovviamente, senza che venisse esposta la bandiera rossa sulla sessione in corso.

Tutto ciò lo dico per sottolineare ciò che, in altri luoghi e contesti, sarebbe severamente criticato: per quanto bella, iconica ed emozionante possa essere Phillip Island, questi elementi non possono essere ignorati da chi gestisce il Motomondiale e da chi ha a cuore la sicurezza dei piloti. Perciò, per quanto triste, l’addio al circuito insulare era divenuto un’opzione valida… ma che si è cercato di risolvere in un modo altrettanto pessimo, se non addirittura peggiore.

Sin dalla pubblicazione della mappa del circuito futuro, ho cominciato a nutrire, nei confronti del nuovo cittadino di Adelaide, non solo dei dubbi ma anche una vera e propria paura per ciò che i piloti dovranno affrontare. Nel render ufficiale pubblicato su YouTube c’è tutto ciò che un tracciato di moto non dovrebbe avere: frenate brusche dopo lunghi rettilinei, una prima curva ad imbuto, muretti fin troppo vicini e via di fuga sì ampie ma per larga parte in asfalto (o, in certi punti, persino strette, considerando le velocità che possono raggiungere le MotoGP attuali). E tutto questo discorso non va nemmeno a toccare la tematica dell’effettiva bellezza del tracciato, il quale non presenta spunti davvero interessanti di nessun tipo, se non giusto nel primo settore (con la chicane Senna che, fino al 1995, rappresentava le prime curve della pista usata dalla F1).

Per carità, sicuramente questo è solo un render e l’effettivo “prodotto” finale potrebbe essere migliore, ma è altresì vero che quest’anno arriviamo dal fiasco di Goiânia, pista la cui qualità costruttiva dell’asfalto ha messo in cattivissima luce il GP in Brasile, che aspettava un rientro in calendario da oltre vent’anni. Difficile credere, dunque, che la lezione sia stata imparata.

Ai discorsi legati alla qualità dell’impianto si aggiungono quelli di carattere “morale”: Adelaide, lato motorsport, ha sì uno storico invidiabile, ma legato soprattutto alle gare automobilistiche più che a quelle motociclistiche, ripensando proprio alla F1 ma anche al campionato Supercars, da sempre amato dai tifosi australiani. Inoltre, in questi mesi si sono susseguite le proteste, da parte della comunità, per la fitta rete di lavori che dovranno essere svolti per modificare il tracciato come nel video, lavori che andrebbero a snaturare l’Adelaide Park Lands situato nelle vicinanze e che, secondo il Consiglio Comunale, presenterebbero nel progetto numerose lacune.

Dunque la domanda sorge spontanea: perché abbandonare Phillip Island se l’alternativa presentata è, a prima vista, altrettanto criticabile, osteggiata dai più e nemmeno sportivamente intrigante? La risposta, in realtà, è sempre la solita: Liberty Media.

Il colosso americano ha deciso che il Motomondiale si deve spostare ad Adelaide e, succeda quel che succeda, così sarà. Non ci saranno consigli comunali, proteste dei piloti o critiche sui social che tengano: Liberty Media ha una visione chiara di ciò che vuole fare della MotoGP e non si fermerà davanti a nulla, finché ne sarà convinta fino in fondo. L’obiettivo è renderla un mezzo di lucro.

Adelaide, rispetto a Phillip Island, offre una posizione geograficamente più comoda da raggiungere e, soprattutto, si terrà in un centro cittadino, dunque con una platea di potenziali clienti (ops, intendevo dire fan) più propensi a pagare il biglietto per assistere all’evento. Inutile pensare a quanta pubblicità e quanto promozione ci sarà per il GP Australia 2027, anche verso coloro che, di MotoGP e di due ruote, ne sanno ben poco.

Parallelamente a ciò che accadeva in Australia, infatti, la MotoGP si presentava ad Austin davanti al pubblico del COTA, in una sorta di preview rivolta agli spettatori della F1 accorsi per vedere il GP degli Stati Uniti (come se non sapessero cosa sia la MotoGP, che corre ad Austin dal 2013, ma lasciamo stare). Il parallelismo è chiaro: indipendentemente dalle ovvie e palesi differenze che intercorrono tra le due realtà, l’obiettivo è di rendere la MotoGP un clone della F1 ma a due ruote (magari con l’intenzione, già ventilata e parecchio preoccupante, di creare dei weekend combinati tra le due, ignorando bellamente le categorie di supporto).

Anche il recente cambio di format per il 2027 ne è una prova: un po’ come accade nelle quattro ruote, con la diminuzione delle ore a disposizione per le prove libere e l’aumento delle gare Sprint in calendario, anche in MotoGP si è fatto lo stesso, accorciando il tempo utile al lavoro sui set-up, tagliando quaranta minuti di FP, eliminando definitivamente il warm-up ed integrando una qualifica in più dedicata alla griglia della manche corta; il tutto volto ad aumentare il fattore incertezza e a rendere più imprevedibile l’esito di un weekend, e dunque più interessante agli occhi dello spettatore casualone.

Per quanto possa capire che una serie sportiva debba provvedere al proprio sostentamento, non è snaturandosi che si trova una soluzione. Liberty Media tira la corda da anni con la F1 ed è pronta a farlo anche con la MotoGP, nella consapevolezza che, se e quando dovesse spezzarsi, basterà liberarsene in tempo zero. Tuttavia, è triste vedere questa situazione in qualità di appassionato, prima ancora che di redattore.

E’ ancor più triste pensare che, nella consapevolezza di un addio a Phillip Island per certi versi necessario, una soluzione più intelligente ed altrettanto utile a livello economico sarebbe stata fattibile, una soluzione che dista soli 100 chilometri da Adelaide. La pista di The Bend (quella che dal 2028 ospiterà la SBK) poteva essere la scelta perfetta sia per muoversi verso una meta più adatta a livello motociclistico (non solo lato sicurezza ma anche per bellezza del tracciato), sia per soddisfare gli obiettivi primari di Liberty Media. E invece no, si è deciso di optare per la soluzione più complicata, insicura ed osteggiata dai più.

E’ per questo che, in un certo senso, la “punizione” che il meteo di Phillip Island ha riservato ai nuovi padroni del Mondiale è quella corretta. Io non credo nel destino o nel sovrannaturale, ma se c’è davvero la Divina Provvidenza dietro gli acquazzoni di ieri, allora ci ha visto giusto.

Fonti immagini: primapramacyamahamotogp.com

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