Senza più il tarlo della prima vittoria in MotoGP a tartassarlo, Acosta affronterà la sfida contro Marc Márquez del prossimo anno pronto al 100%.
Che Acosta potesse essere un astro nascente della MotoGP era chiaro sin dal primo Gran Premio corso nella top class, quel GP del Qatar 2024 in cui, con tutta la sua irruenza, si era messo a battagliare con la sua GasGas contro un certo Marc Márquez, appena passato alla Ducati. Da lì la domanda successiva è arrivata in maniera quasi naturale: “Quando sarebbe arrivata la sua prima vittoria?”
L’attesa, a dirla tutta, si è rivelata più lunga del previsto: più di due anni e mezzo di occasioni sfumate o che non si sono proprio mai presentate, complice il murciano ancora acerbo ed incline all’errore ma, soprattutto, una KTM mai capace d’impensierire, in maniera seria, né Ducati né attualmente Aprilia. E per uno affamato quanto Pedro, quest’attesa si è rivelata difficile da sopportare probabilmente.
Il trionfo in Austria, proprio in casa della KTM e davanti ad un pubblico in larga parte arancione, pare quasi il regalo d’addio perfetto al marchio che l’ha fatto crescere e maturare, quello con cui è diventato campione del mondo già due volte in Moto3 e Moto2. Tuttavia, la vittoria al Red Bull Ring assume altri significati, probabilmente ben più importanti in ottica futura.
E’ cosa nota che, dal 2027, Acosta farà squadra col suo connazionale e predecessore Márquez in Ducati, formando una coppia delle meraviglie che, senza troppi giri di parole, ci si aspetta possa fare man bassa. Le variabili sono molteplici, è vero (il cambio delle gomme da Michelin a Pirelli, la cilindrata 850cc, la diminuzione dell’aerodinamica), ma come già accennato nella mia ultima bloggata la sensazione è che il duo spagnolo parta come largamente favorito, sostenuto da una Casa che, almeno fino a quest’anno, ha mantenuto la supremazia tecnica ininterrottamente dal 2021, grazie alla guida di Gigi Dall’Igna.

Nella prospettiva che possa essere una delle due “Rosse” a vincere il campionato 2027, ci si chiede quale delle due possa prevalere. Acosta e Márquez hanno punti di forza e di debolezza differenti (principalmente dati dagli elementi dell’età e dell’esperienza, ma anche per le rispettive condizioni fisiche), ma se c’era una cosa su cui Marc poteva fare leva, essa era la “scimmia” presente sul groppone di Pedro per questa prima vittoria che tardava ad arrivare. Scimmia che, però, il #37 si è tolto domenica scorsa.
Per questo discorso diventano come sempre utilissime le parole pronunciate da Carlos Sainz Sr.: “La sensazione della prima vittoria è paragonabile allo sfondare un blocco di cemento: una volta fatto, diventa tutto più semplice”. La prospettiva d’iniziare il campionato 2027 con Márquez come compagno-rivale e con ancora il tarlo della prima vittoria da raggiungere avrebbe potuto costituire uno svantaggio non indifferente, un punto debole che il “Cabroncito” non si sarebbe fatto scrupoli a sfruttare da cannibale qual è, ma ora non è più così.
E’ per queste ragioni che, sono dell’idea, la vittoria di “El Tiburón” a Spielberg possa cambiare notevolmente gli equilibri del prossimo anno, nonché avere un’importanza decisamente più profonda del semplice dato statistico. Chissà che non sia stato proprio questo trionfo a mettere le basi per un’impresa che nessuno è riuscito a compiere finora: battere Marc Márquez ad armi pari.
Fonti immagini: press.ktm.com, Andrea Bonora / Bonoragency
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