Tra lo show che deve andare avanti e le (troppe) parole attorno alle condizioni di due ragazzi, il Motomondiale ha perso ancora.
Quel che è successo nella notte di Sepang è ancora nella mente e sulla bocca di tutti. A mente fredda, però, bisognerebbe cominciare a riflettere sul fatto che, ancora una volta, il Motomondiale sia passato sotto i riflettori per le motivazioni sbagliate.
Non starò di certo qui ad analizzare un incidente dalla dinamica spaventosa, seppur strana, come quello accaduto in Moto3 durante il giro di ricognizione, tra José Antonio Rueda e Noah Dettwiler. E’ una cosa che sarebbe potuta accadere in qualsiasi momento e che, probabilmente, accadrà ancora (anche se si spera vivamente il contrario). Il contorno però, come già successo in altre occasioni, ha lasciato molto a desiderare per diversi motivi.
In primis, il fatto che si sia passati sopra, di nuovo, ad un evento così traumatico che ha scosso tutta la griglia, tanto da far riflettere anche i piloti MotoGP sul correre oppure no. Come ha detto Dani Muñoz, in pista con il team Ajo Moto2, è stato uno di quei giorni in cui accettare di salire in sella non è stato facile. Oppure, basti pensare anche alle parole di Bagnaia, che ha pienamente disapprovato queste scelte che però, ormai, sembrano anche non sorprendere più.
Ma è la comunicazione che, ancora una volta, è stata usata nel modo sbagliato. Nessuno, a parte le persone presenti in pista, infatti, sapeva quali fossero le condizioni dei due piloti coinvolti, fino a che non sono arrivati i comunicati ufficiali dei team.
L’articolo di AS del giorno dopo è quello che mi ha lasciato più indispettito, perché nonostante la richiesta di CIP e della famiglia di Dettwiler, il Dottor Angel Charte ha parlato riguardo alle condizioni dello svizzero ed anche di Rueda. Per non parlare anche del video caricato su Youtube da Sky Sport, che ha riproposto frame per frame le immagini dell’incidente con tanto di slow motion sul momento dell’impatto.
Ancora una volta c’è stata fuga di informazioni riservate, ancora una volta è stata infranta la richiesta di non rompere la privacy della famiglia di un ragazzo giovanissimo, ed ancora una volta lo show ha vinto.
Purtroppo, però, lo sport ha perso di nuovo, così come l’umanità di chi decide se correre o meno. Anche stavolta non si fanno prigionieri. È proprio vero che cambiano le dinamiche, ma non le maniere con cui vengono affrontate.
Forza José, forza Noah.
Media: cipmoto.com
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