Venticinque anni vissuti sfidando l’impossibile, col sorriso in volto
Si chiude una giornata di quelle che ti svuotano dentro, che lasciano un segno e ti fanno pensare al tempo che passa inesorabile. Che Alex Zanardi potesse lasciarci nessuno lo credeva possibile: anche solo pensarlo sembrava un affronto, una bestialità. D’altronde, negli ultimi 25 anni, aveva reso possibile anche l’impossibile, a tal punto che sembrava quasi la normalità vederlo trionfare in una nuova sfida, vincere medaglie a ripetizione, superare limiti che apparivano non raggiungibili. Non era la normalità, per niente. Era semplicemente coraggio, forza, volontà. Era lui.
Non immaginavo che l’avrei presa così male. La notizia me l’ha data l’amico (chiamarlo collega è troppo, vista la sua esperienza) Paolo Bombara. Ci eravamo scritti giusto ieri, in occasione dell’anniversario di Ayrton. Ed è davvero una coincidenza triste sapere che Alex se n’è andato nello stesso giorno, quel 1° maggio che sarebbe da cancellare dal calendario. Sebbene la sua assenza dalle scene fosse ormai lunga quasi sei anni, non si può mai essere pronti ad una notizia così triste.
Ho passato la giornata a leggere i ricordi di chi gli è stato vicino, di chi l’ha conosciuto. Il mondo intero gli ha reso e gli sta rendendo omaggio per quello che è stato, un campione totale. La passione per il Motorsport, lo scrivevo oggi, la senti maggiormente quando uno dei suoi eroi se ne va. Alex non era solo un eroe dei motori: lo era anche dello Sport in generale ma, soprattutto, della vita.
Ricordo le notizie tremende di quel 15 settembre del 2001. Il mondo era nel pieno shock per quanto successo al World Trade Center a New York solamente quattro giorni prima, ma lo sport non si era fermato. Mentre a Monza la F1 correva in un clima tetro, con la Ferrari listata a lutto sul muso (nero) e senza sponsor, in Germania la CART era protagonista al Lausitzring, lo stesso posto nel quale perse la vita Michele Alboreto pochi mesi prima.
L’incidente nel quale Alex perse le gambe e probabilmente la vita per la prima volta, sembrava la fine ma fu, invece, un nuovo inizio. Alla domanda “Come può un essere umano trovare una forza simile?” non sono mai riuscito a dare una risposta, per quanto lui stesso abbia cercato di spiegare ripetutamente a quali appigli si sia aggrappato per ritrovare una forza comunque non umana, né replicabile. Poche settimane dopo, comparve ai Caschi d’oro di Autosprint su una carrozzina, e si fece aiutare ad alzarsi sulle sue prime protesi tra le lacrime di tutto il teatro. Su quel palco c’era anche Michael: il pensiero, oggi, è andato anche a lui, la cui assenza di anni ne conta ormai oltre dodici.
Quel giorno non fu solo scena, ma l’antipasto di un ritorno alla vita che Alex avrebbe vissuto giorno per giorno: tra mille difficoltà, raccontate splendidamente nei suoi libri ma sempre, rigorosamente, con una forza di volontà inimmaginabile per una persona normale. Al cospetto delle sua nuova esistenza non c’era e non dovrebbe esserci posto per nessun lamento, in un mondo che oggi ci ha abituati ad essere indispettiti per la minima stupidaggine.
Sono innumerevoli i traguardi raggiunti da Alex nella sua seconda vita, a partire da quegli ultimi giri percorsi al Lausitzring due anni dopo il suo incidente. E poi il ritorno alle corse nelle ruote coperte e la sua nuova vita sportiva con l’handbike, i trionfi paralimpici, la gloria, il rispetto e l’ammirazione ricevuti dal mondo intero. Quello che è successo in queste ore è la prova definitiva di quanto sia stato immenso e di quello che ha lasciato, che ha dimostrato con la sua forza.
Ho avuto la fortuna di incontrarlo una volta, alla presentazione del suo secondo libro. Mi chiese cosa mi piacesse fare: gli risposi che scrivevo di motorsport e mi sarebbe piaciuto farlo diventare un lavoro. E mi disse, mentre lasciava la sua dedica, “Beh allora non c’è solo il nome di buono”, con quel sorriso da persona vera, viva, sincera.
Fa male, tanto, sapere che Alex non c’è più.
Arriverà il momento in cui la tristezza per questa notizia lascerà il posto a tutte le cose belle che ci resteranno di lui: gli insegnamenti, le risalite, la tenacia, le battute, i sorrisi e il carattere con il quale ha affrontato le sfide più difficili che la vita gli ha imposto, senza chiedere mai il permesso.
Quel momento arriverà però tra qualche giorno o qualche settimana: ora è il tempo di ricordarlo ed omaggiarlo come si deve. Lasciando, senza timore, che il magone faccia il suo.
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