Blog | La nuova F1 sembra una sitcom, ma il carisma di Max è quello che non va giù

Di: Andrea Ettori
AndreaEttori
Pubblicato il 15 Marzo 2026 - 15:45
Tempo di lettura: 2 minuti
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Il bersaglio Verstappen torna di moda, segno che forse i complimenti degli ultimi due anni erano di convenienza

In una F1 che sta vivendo una delle sue fasi più caotiche e contraddittorie degli ultimi anni, il dibattito pubblico sembra aver scelto un bersaglio facile: Max Verstappen. Eppure, guardando con lucidità a ciò che sta accadendo in pista e fuori, è difficile non notare come il racconto mediatico stia perdendo di vista il quadro generale.

Siamo di fronte a una nuova generazione di F1 in cui un pilota italiano, al volante di una monoposto tedesca, sta “sottraendo” successi a un team italiano grazie a una power unit che molti insinuano possa essere al limite del regolamento. Una F1 in cui cinque vetture non riescono nemmeno a prendere il via, nella quale McLaren e Red Bull vivono un improvviso ridimensionamento tecnico e realtà come Cadillac, Aston Martin e Williams sembrano ripiombate nei ricordi più bui dell’era di HRT, Virgin e Caterham. Le partenze sono diventate una lotteria grottesca, degna di uno sketch di Benny Hill, i sorpassi dipendono quasi esclusivamente dalla gestione della batteria e a tenere in piedi lo spettacolo restano soprattutto i duelli tra Hamilton e Leclerc.

In questo contesto, sorprende che il tema dominante del racconto italiano sia diventato l’atteggiamento di Verstappen. Il weekend di Shanghai è stato con ogni probabilità uno dei tre peggiori degli ultimi dieci anni per Red Bull e per lo stesso Max, ma trasformare la sua frustrazione in un pretesto per sminuirlo o attaccarlo in modo irriverente significa ignorare la complessità del momento.

Non si può passare dal definirlo il pilota che ha tenuto in piedi la baracca nelle ultime stagioni all’accusarlo di ingratitudine verso un team che, dal 2024 in poi, si è letteralmente sfaldato. Un team con cui ha comunque conquistato un titolo e diverse vittorie, restando nonostante il nuovo progetto Ford e le sirene Mercedes. Né si può ridurre tutto alla sua passione per il simulatore o per le gare GT: erano parte integrante della sua routine anche quando dominava.

Vale la pena ricordare che per dodici mesi abbiamo ascoltato analisi, giustificazioni e comprensione per la frustrazione di Hamilton, alle prese con una Ferrari in difficoltà. Oggi, invece, sembra che Verstappen non abbia diritto allo stesso margine di lettura, come se un pilota che ha costruito la propria carriera sulla ferocia agonistica potesse smettere di lottare da un giorno all’altro.

Che la sua motivazione sia stata intaccata è evidente, così come è evidente che le partenze disastrose richiedano una risposta tecnica e mentale immediata. Ma il mirino puntato contro di lui appare sproporzionato e, soprattutto, ingiustificato.

La stagione è lunga, Red Bull è in difficoltà ma non è scomparsa e Verstappen resta un pilota capace di rialzarsi con una rapidità che la storia recente conosce bene. Tempi migliori arriveranno – o almeno, è ciò che questo sport dovrebbe augurarsi.

Immagine copertina: Media Red Bull

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