Dieci anni fa l’inizio di una rivoluzione regolamentare per arginare Mad Max. Ora ne pagano le conseguenze tutti
La domenica del motorsport italiano è stata inevitabilmente dominata dall’impresa di Andrea Kimi Antonelli. Il titolo mondiale conquistato dal bolognese ha regalato una serata storica a tutto il movimento e ha ricevuto, giustamente, il risalto mediatico che un risultato del genere merita. Archiviati i festeggiamenti, però, il Gran Premio di Città del Messico ha lasciato in eredità un’altra questione destinata ad alimentare discussioni ancora per giorni, quella che riguarda Charles Leclerc, Lewis Hamilton e l’episodio del primo giro che ha immediatamente spaccato tifosi, addetti ai lavori e osservatori.
Stabilire chi abbia ragione o torto è importante. E per farlo è inevitabile tornare a quanto accaduto sullo stesso tracciato nel 2024 tra Max Verstappen e Lando Norris. Gran parte delle discussioni che hanno accompagnato il post-gara messicano nasce proprio da lì. Se due episodi vengono ritenuti comparabili ma producono letture differenti, allora il tema non è più soltanto la manovra in sé, ma la coerenza con cui la Formula 1 applica i propri criteri di giudizio. Ed è qui che la questione si allarga ben oltre Leclerc e Hamilton.
Per capire perché oggi ogni contatto, ogni sorpasso e ogni difesa della posizione vengano analizzati al rallentatore frame dopo frame bisogna tornare indietro di quasi dieci anni, agli anni dell’ascesa di Verstappen. Tra il 2016 e il 2019 Max rappresentò uno spartiacque per la Formula 1 moderna. Il suo approccio aggressivo alle corse, la sua disponibilità a correre costantemente sul limite e una concezione del duello molto diversa da quella di gran parte dei suoi avversari generarono polemiche praticamente ogni fine settimana. In quegli anni una parte consistente del paddock, accompagnata da numerosi media soprattutto britannici, ma spesso anche italiani, criticò apertamente il modo di correre dell’olandese.
Ogni episodio controverso diventava il punto di partenza per chiedere chiarimenti, direttive, modifiche interpretative e limiti sempre più precisi. La FIA finì così per introdurre una serie di linee guida e indicazioni che, pur non essendo formalmente rivolte a un singolo pilota, nacquero in larga parte come risposta alle situazioni che vedevano Verstappen protagonista.
Di fatto, molta della giurisprudenza sportiva che oggi regola i duelli ruota a ruota trova origine proprio nelle polemiche nate attorno al quattro volte campione del mondo. L’intenzione era quella di eliminare le zone grigie. Rendere più semplice distinguere ciò che fosse accettabile da ciò che non lo fosse. A distanza di anni, però, il risultato sembra essere stato l’opposto. Il paradosso è che molte delle manovre che oggi vediamo realizzare da diversi piloti ricordano proprio quelle che per anni venivano contestate a Verstappen. Ancora più curioso è osservare come alcune delle voci che allora chiedevano maggiori limitazioni oggi invochino più libertà d’azione e più spazio per i piloti nelle battaglie in pista.
È una contraddizione difficile da ignorare.
Perché la sensazione è che, nel tentativo di limitare uno stile di guida ritenuto eccessivamente aggressivo, si sia finito per regolamentare eccessivamente l’intero concetto di duello. Una sorta di piste Polistil applicata alla Formula 1 reale, con la continua ricerca di una norma, una direttiva o un precedente che possa spiegare qualsiasi situazione possibile.Alla fine, però, il cuore della questione rimane un altro. La polemica nata in Messico non riguarda soltanto Leclerc e Hamilton. Riguarda un sistema che negli ultimi dieci anni ha progressivamente cercato di disciplinare ogni aspetto delle battaglie in pista, spesso come reazione alle controversie nate attorno a Verstappen. Oggi quelle stesse interpretazioni vengono applicate a tutti gli altri e inevitabilmente producono nuove polemiche.
Il risultato è una Formula 1 nella quale ogni sorpasso viene trasformato in un dibattito, ogni contatto in una sentenza e ogni duello in un ricorso permanente al precedente più conveniente.
Forse il problema non è che i piloti combattono troppo duramente, ma che la Formula 1 ha passato anni a chiedere regole per fermare Verstappen e oggi si ritrova a non sapere più come giudicare tutti gli altri.
Immagine di copertina: Media Red Bull
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