Come un ragazzo di 20 anni ha tenuto accesa una luce che stava per spegnersi
Per raccontare quello che provo in questa nottata storica per il motorsport e per lo sport italiano, parto da qualche mese fa. Precisamente dal momento in cui ho visto i piloti di Formula 1 del 2026 affrontare la curva 130R di Suzuka. Nel vedere l’umiliazione di uno dei punti storici del Mondiale, con monoposto che anziché aggredire quella curva la affrontavano come agnellini impauriti, ho percepito nettamente per la prima volta, dopo 35 anni e dopo più di 500 gare viste, la sensazione che la mia passione per questo sport e tutto quello che avevo costruito in questi anni fossero arrivati a un punto di non ritorno.
Da lì, e dopo le pesanti critiche che ho mosso a questo regolamento e a questa gestione, è arrivata la decisione di ridurre drasticamente la copertura della Formula 1 su questo sito per questa stagione. Perché non se lo meritava uno sforzo come quello degli anni scorsi in rapporto allo spettacolo che stava offrendo. Quella sensazione di vuoto e smarrimento ci sono ancora, per carità. Sono stato fortunato ad avere Federico, che mi ha sostituito degnamente nella copertura di qualifiche e gare di quest’anno. Ma ho saputo lasciare aperto uno spiraglio per capire se ci fosse un motivo, una ragione particolare, che compensasse in qualche modo lo sdegno che provavo e che provo per quello che è stato il comparto tecnico di questa annata disgraziata.
La motivazione si chiama Kimi Antonelli: un ragazzino che potrebbe essere mio figlio. Fa sorridere pensare al tempo che passa. Quando ero un bambino, poi un adolescente, chi diventava campione del mondo poteva essere mio padre o, al massimo, un fratello maggiore con una grande differenza d’età. Alla fine, questo ragazzo dalla faccia pulita, dai modi cordiali e con una famiglia che, per quello che vedo dall’esterno, sembra una rarità rispetto a tanto altro che si vede in giro, mi ha dato modo di trovare un aspetto positivo che mi mantenesse ancorato per tutto l’anno, anche se spesso a fatica, a questo sport.
Come tanti di voi, difficilmente avrei pensato di vedere prima o poi un pilota italiano vincere un Campionato del Mondo Piloti. Forse è proprio l’eccezionalità di questo evento che fa sì che tutto quello che c’è stato possa, in qualche modo o anche solo temporaneamente, passare in secondo piano. Perché quello che ha fatto Antonelli, al di là dei numeri, resta e resterà per sempre storico. La sua giovane età mi rende comunque sicuro del fatto che, a breve, potrò vederlo lottare contro i mostri sacri che condividono con lui la pista, con regole che gli permettano di spingere al 100% in qualsiasi situazione e di non dover fare il tassista.
Se pensiamo a poco meno di un anno fa, quando la Mercedes veniva accusata di aver trovato stratagemmi al limite della legalità per avere un vantaggio sul resto della griglia, non era certo il nome di Kimi quello indicato per la vittoria del titolo iridato. Forse – anzi, senza forse – Russell ha un po’ peccato di falsa modestia: pensando, soprattutto dopo la stagione scorsa, corsa ad altissimo livello, che il titolo fosse cosa certa almeno per metà. E invece Kimi ha sovvertito i pronostici di gran parte dei media e degli addetti ai lavori, regalandosi e regalandoci una serata che sfata un tabù lungo ben 73 anni.
Non so se il fatto di aver avuto un solo anno di esperienza lo abbia aiutato a digerire meglio il nuovo modo di guidare imposto da queste vetture. Sta di fatto che si è adattato prima e meglio, prima di tutto rispetto al suo compagno di squadra, aprendosi da subito il varco per scappare in classifica. Dopo le cinque vittorie consecutive la strada era già segnata. Monaco e – soprattutto – Monza, sono state le prove del nove, vittorie che impreziosiscono la conquista di un mondiale che ci porteremo in testa per tanto tempo.
Credo che, al di là di quelle che sono le sensazioni personali, questo ragazzo non abbia soltanto contribuito a dare lustro al nostro Paese, ma abbia salvato anche la Formula 1 a livello mondiale. La situazione vissuta da questo sport in questa stagione è stata, a tratti, imbarazzante: al netto delle belle parole, le critiche arrivate non solo da queste pagine, ma da tantissime parti, sono state feroci e continuano a esserlo.
La novità di un campione del mondo italiano così giovane, il più giovane della storia, rappresenta un’eccezione e una ventata d’aria fresca che sicuramente hanno aiutato, aiutano e aiuteranno la Formula 1, anche a livello d’immagine, a superare queste difficoltà. La foto sul podio, sollevato da Hamilton e Verstappen, resterà iconica.
A questo ragazzo, quindi, va detto grazie: prima di tutto per aver riportato la nostra bandiera in cima all’albo d’oro. E per aver contribuito, in molti casi, a non staccare una spina che, a un certo punto, era lì per cedere. La mia ci è andata molto vicino.
Grazie e complimenti, Kimi. È tutto meritato ed è, soprattutto, appena l’inizio di una lunga storia.
Immagine di copertina: Media F1
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