Blog | Il processo a Colapinto è diventato più grave del suo errore

Di: Andrea Ettori
AndreaEttori
Pubblicato il 27 Settembre 2026 - 15:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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Blog | Il processo a Colapinto è diventato più grave del suo errore
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Un conto è un errore (grave) un conto è un processo. Merita, Colapinto, tutto questo?

Nessuno può negare che Flavio Briatore abbia più di un motivo per essere deluso da Franco Colapinto. A Baku il pilota argentino ha commesso uno degli errori più gravi della sua giovane carriera in Formula 1, mettendo fuori gioco il compagno di squadra Pierre Gasly (oltre a Lando Norris) e privando Alpine di punti importanti. Tuttavia, se le indiscrezioni che arrivano dal paddock fossero confermate e Briatore stesse davvero valutando l’esclusione di Colapinto dal GP di Sepang, allora si rischierebbe di passare dall’analisi di un errore alla ricerca di un colpevole. E sono due cose molto diverse.

Vero, l’errore è stato grave. Vero, ha coinvolto innanzitutto il suo compagno di squadra Pierre Gasly, compromettendo una gara nella quale Alpine avrebbe potuto raccogliere punti pesanti. Vero anche che nell’incidente è rimasto coinvolto il campione del mondo Lando Norris. Tuttavia, la sensazione è che si stia andando ben oltre ciò che sarebbe ragionevole.

Le indiscrezioni secondo cui Briatore starebbe addirittura valutando di lasciare Colapinto a casa per il GP di Sepang rappresentano già di per sé un segnale sbagliato. Se confermata, sarebbe una decisione sproporzionata rispetto all’errore commesso, soprattutto considerando che il pilota argentino ha già ricevuto una penalità di cinque posizioni sulla griglia di partenza.

Già le parole di Norris, che ha addirittura invocato una squalifica per Colapinto, sono sembrate eccessive. Una presa di posizione che appare curiosa in uno sport dove incidenti anche molto pesanti vengono generalmente giudicati dai commissari e non dall’emotività del momento. Evidentemente Norris dimentica episodi che lo hanno visto protagonista in passato e per i quali nessuno ha mai chiesto provvedimenti di questo tipo.

L’aspetto più sorprendente, però, è che la pressione maggiore non stia arrivando dagli avversari, bensì dall’interno dello stesso team Alpine. La Formula 1 è piena di errori, anche più gravi di quello commesso da Colapinto a Baku, ma raramente si è assistito a una reazione così severa e pubblica nei confronti di un giovane pilota.

Basti pensare a Silverstone 2021. In quell’occasione Lewis Hamilton entrò in contatto con Max Verstappen alla Copse, spedendo l’olandese violentemente contro le barriere in uno degli incidenti più discussi dell’era moderna della Formula 1. Eppure, pur tra polemiche, accuse reciproche e settimane di discussioni, non si assistette a una simile ondata di richieste punitive o a un bombardamento mediatico paragonabile a quello che sta investendo oggi Colapinto.

Si può comprendere la volontà di tutelare Gasly e gli interessi della squadra, ma ciò che Colapinto sta vivendo dal suo arrivo in Formula 1 assomiglia sempre più a una continua prova d’esame. Una linea sottilissima tra il dentro e il fuori che un pilota dal suo talento e dal suo atteggiamento non sembra meritare.

Non a caso, sia Max Verstappen sia Isack Hadjar hanno ritenuto eccessive le parole di Norris. Provate a immaginare cosa sarebbe accaduto in Italia se, dopo l’incidente con Kimi Antonelli nella scorsa stagione, fosse stato Verstappen a chiedere pubblicamente la squalifica del giovane pilota italiano. Le reazioni sarebbero state ben diverse.

C’è poi un altro elemento che lascia perplessi. La manovra di Arvid Lindblad, che ha eliminato dalla gara il suo compagno di squadra Liam Lawson, è passata praticamente inosservata sia a livello mediatico sia nel dibattito generale del paddock. Un trattamento decisamente diverso rispetto a quello riservato a Colapinto.

L’argentino ha sbagliato e il suo errore merita una severa bocciatura. Lo sa lui per primo, tanto che si è scusato immediatamente e in ogni modo possibile. Ma tutto ciò che è seguito appare francamente sproporzionato. La Formula 1 deve saper punire gli errori, non costruire processi sommari. E la sensazione è che, in questo caso, si stia parlando molto più dell’uomo che ha commesso l’errore che non dell’errore stesso.

Un’ultima considerazione è doverosa. I commenti rivolti a Lando Norris da parte di alcuni tifosi argentini in difesa di Colapinto sono assolutamente da condannare. Non appartengono a nessuna cultura sportiva degna di questo nome. Il tifo è una cosa, gli insulti e gli attacchi personali un’altra. E ciò che si è letto in questi giorni supera ampiamente il limite dell’accettabile.

Perché se Colapinto merita una critica per quanto accaduto a Baku, nessuno merita di essere bersaglio dell’odio che troppo spesso accompagna il dibattito sportivo moderno. E questo vale per tutti: per Colapinto, per Norris e per chiunque altro finisca al centro della tempesta.

Immagine di copertina: Media Alpine

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