Blog | Il caos batterie: chi ama la F1 non vuole un altro 1994

Di: Alessandro Secchi
alexsecchi83 alexsecchi83
Pubblicato il 29 Marzo 2026 - 12:10
Tempo di lettura: 3 minuti
Condividi su
Blog | Il caos batterie: chi ama la F1 non vuole un altro 1994

RICEVI LE NOTIFICHEP300.it SONDAGGIO

Home  »  BlogSeven

La FIA deve porre rimedio, ora, ai regolamenti. La F1 non può permettersi un pilota ferito per una batteria che muore di colpo

L’incidente tra Ollie Bearman e Franco Colapinto di questa mattina a Suzuka è il chiaro esempio dei pericoli che la F1 sta correndo dall’inizio di questa stagione con questo nuovo regolamento. Sono aspetti di cui abbiamo parlato più volte nelle settimane e nei mesi scorsi, ovviamente inascoltati, perché si sa che bisogna difendere questa F1 sempre e comunque, cercando di nasconderne le problematiche un po’ come si fa con gli onboard e le grafiche della velocità alla 130R dall’inizio del weekend.

Quello che è successo rappresenta uno degli aspetti più pericolosi di questo regolamento: quando la batteria smette improvvisamente di fornire potenza, si crea una differenza di velocità enorme tra la monoposto davanti e quella che segue. Se chi è alle spalle non ha riflessi pronti, oppure si trova in un punto della pista dove diventa impossibile passare per dinamica, come nel caso di Bearman, il rischio di incidenti gravi diventa concreto.

Sono stupito dal fatto che sia stata attribuita la colpa a Colapinto per quanto accaduto. Prima di tutto, Colapinto non poteva fare nulla in termini di velocità; in secondo luogo, non aveva visto arrivare Bearman, perché oltre a maneggiare col volante per capire cosa stava succedendo ad una monoposto che stava perdendo velocità, stava guardando lo specchietto di destra e non quello di sinistra. In ogni caso, con una differenza di velocità così elevata (si parla di 90 km/h), non poteva immaginare che l’altra vettura arrivasse in quel modo. Infine, la traiettoria che ha impostato prima della Spoon è una linea utilizzata moltissime volte negli anni: non è obbligatorio restare attaccati alla linea bianca di destra, spesso si lascia scorrere la vettura per poi portarsi sul margine destro e impostare la prima curva a sinistra. Colapinto, quindi, non ha responsabilità per quanto accaduto; le colpe sono esclusivamente di un regolamento che definire folle è poco, e che qualcuno continua comunque a difendere.

E, infatti, la FIA ha implicitamente ammesso la correlazione tra l’incidente e il regolamento nel comunicato pubblicato poco fa, mettendo le mani avanti sul fatto che ad aprile ci saranno diverse riunioni per capire se e come porre rimedio a questa situazione. Credo un po’ meno alla Federazione quando sostiene di essere in costante contatto con i protagonisti: i piloti si lamentano da tempo, l’hanno fatto anche oggi (leggerete cos’ha detto Sainz) ed evidentemente non sono stati ascoltati a dovere.

Per quanto riguarda la componente energetica e la ripartizione tra motore termico ed elettrico, mi spiace dirlo ma l’ultima volta che si è visto un regolamento così folle nei suoi concetti risale al 1994. È un anno che forse in pochi oggi ricordano, ma è stato un anno drammatico, non solo per i casi più eclatanti come le morti di Senna e Ratzenberger. Quel regolamento fu scritto frettolosamente per interrompere l’egemonia della Williams, eliminando di colpo gli aiuti elettronici e creando monoposto estremamente difficili da guidare, che hanno generato problemi sin dall’inizio della stagione, con numerosi incidenti prima e dopo quanto accaduto a Imola.

Dal 2 maggio 1994 la sicurezza è diventata la priorità assoluta per la FIA e per la Formula 1. Proprio per questo motivo, ho il forte sospetto che in questo caso l’aspetto sicurezza sia stato sottovalutato da tutti. È il momento di intervenire il prima possibile su questo regolamento e cercare di arrivare a Miami con una situazione quantomeno accettabile. Perché, al di là di chi vuole convincerci che questa F1 sia divertente e appassionante, in questo momento il rischio reale è che qualcuno si faccia molto male e, fortunatamente, quello di oggi è stato solo un avvertimento. Vedere un pilota ferito è l’ultima cosa che, almeno io, da appassionato da oltre trent’anni, voglio vedere in questo sport.

Servono meno narrazioni, meno giustificazioni e più concretezza. Perché a pagare le conseguenze non è chi guarda dal divano, né chi prende decisioni ai piani alti, ma quei ragazzi che oggi sono costretti a correre con macchine che, in queste condizioni, hanno ben poco a che fare con la sicurezza che ci si aspetta dalla Formula 1.

Stai visualizzando da visitatore. Accedi o registrati per navigare su P300.it con alcuni vantaggi

È vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti pubblicati su P300.it senza autorizzazione scritta da richiedere a info@p300.it.