Bagnaia veleggia quasi con metà punti di Marquez. Un altro nome sarebbe stato distrutto dai media, ma da noi…
Sarei molto curioso di sapere cosa si direbbe della seconda sella Ducati se a guidarla in questa stagione non ci fosse Pecco Bagnaia, allievo di scuola Rossi e protetto della stampa italiana, o viceversa. Probabilmente le discussioni non sarebbero lontane da quelle che in Formula 1 si fanno non tanto su Lewis Hamilton ma, ad esempio, sul secondo sedile della Red Bull: da una parte un cannibale, dall’altra un pilota — anzi due, nel caso di Milton Keynes — in evidente difficoltà.
Apro una parentesi. Devo ammettere che questa questione di Bagnaia e delle sue difficoltà nel guidare questa moto mi manda letteralmente ai matti. Non sono un esperto di moto che seguo, sì, ma senza la stessa profondità della Formula 1. Però, dall’inizio dell’anno, sento parlare della Ducati 2025 come di una semplice evoluzione della 2024 e non di una moto completamente nuova. E quindi fatico a capire come sia possibile — se davvero le differenze sono minime — che un pilota possa trovarsi in così grande difficoltà. Non voglio tirare in ballo complottismi, la mia è una curiosità sincera.
Ho letto in questi giorni che Bagnaia, insieme al team, non ha intenzione di testare la moto 2024 nelle prove di Misano a metà settembre. Ragionando un po’ da informatico (che c’entra poco, lo so), di solito quando ho un codice che non funziona come dovrebbe riparto dall’ultima versione sicuramente funzionante e, da lì, ricomincio ad apportare piccole modifiche per capire dove stava l’errore. Nella mia ignoranza, credo che se dopo otto mesi un pilota continua ad avere difficoltà — anzi, col tempo la situazione peggiora — forse sarebbe il caso, anche solo a livello psicologico, di provare a mettere Bagnaia per 20 giri sulla moto dell’anno scorso (o, se suona meglio, “la versione 2024 di questa moto”) e per altri 20 su quella attuale. Stessa pista, stessa temperatura, stesse condizioni: si avrebbero dati concreti su cui ragionare per avere in qualcosa di più in mano ed ampliare lo spettro di idee, possibilità, soluzioni.
Dall’inizio dell’anno si parla di frenata, di mancanza di feeling. Visto che ormai questa stagione è praticamente persa, perché non provare anche questa strada? Capisco che sia un costo, ma non credo che Ducati possa andare in malora per 20, 30 giri di test in più. Personalmente la vedrei come una scelta logica: poi magari mi dite “non capisci niente”, e va bene, me la metto in tasca. Ma insistere sempre sul pacchetto attuale, senza aver compreso al 100% il problema di base, non ha molto senso. Perché siamo tutti d’accordo che la storiella del “problema compreso” non regge: se fosse davvero chiaro, la soluzione sarebbe già stata trovata. Così non è e, anzi, la situazione peggiora. E non vedo come possa, Pecco, sentirsi soddisfatto di quanto successo in Ungheria dopo un weekend del genere.
Detto questo, vedremo cosa succederà. Chiusa parentesi.
C’è, invece, un altro aspetto che volevo sottolineare, tornando quindi al punto di partenza. Io credo sia imbarazzante il livello di difesa d’ufficio che Bagnaia sta ricevendo in questa stagione da parte della nostra schiera di media.
Capisco che sia un pilota vicinissimo a Valentino e che la stampa italiana — e non solo — provi una sorta di enorme riconoscenza nei confronti di Rossi per tutto ciò che ha fatto in questi trent’anni. Però sentire parlare di aspetti positivi per un pilota che ha quasi la metà dei punti del compagno di squadra (appena arrivato, anche se si chiama Marc Marquez) e che si avvia a vincere il mondiale con largo anticipo, lo trovo giornalisticamente inaccettabile.
Non è rispettoso, prima di tutto verso Bagnaia stesso e poi verso chi legge o ascolta. Credo non sia svilente o offensivo dire chiaramente che la stagione di Pecco è totalmente fallimentare. Ripeto: se si trattasse di un altro pilota, mediaticamente meno protetto, magari non italiano, ad oggi sarebbe stato letteralmente distrutto, polverizzato. Cosa che non succede per i motivi detti prima: l’ambiente che lo ha sostenuto, l’aiuto ricevuto per arrivare in MotoGP e la riconoscenza dei media italiani verso Rossi.
Nel frattempo si percepisce da lontano la fatica nel dover ammettere, stringendo i denti, che questo Marc Marquez è inaffrontabile da chiunque, mentre Rossi viene ancora nominato tanto quanto quando era in pista. Come se non si riuscisse a staccarsi dal mito fino al punto di considerare “mini-miti” anche tutti i piloti che lui ha aiutato e che, grazie alla sua Academy (un progetto importantissimo, sia chiaro), sono arrivati fino ai piani alti del Motomondiale.
Siamo ad un livello che rasenta lo stucchevole. Mentre lo supera, quel livello, sentire minacciata la libertà di poter esprimere opinioni differenti da quella che la massa di questo paese, per qualcuno, dovrebbe ricevere. Per fortuna, siamo indipendenti e così resteremo: con o senza pass.
Immagine di copertina: Media Ducati
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