ADUO1 o ADUO2, la storia resta sempre la stessa. E un’altra stagione sta arrivando ai saluti
Mi sembra francamente risibile la questione sul motore Ferrari montato a Baku da Leclerc e Hamilton, perché è chiaro che non è circoscritto a qualche cavallo in più il problema del 2026. Tra l’altro, non vedo quale sia il problema nel confermare pubblicamente quale versione si stia utilizzando sulla SF-26 (Leclerc fulminato dall’addetta stampa vale il prezzo del biglietto) dato che non ci si sta giocando il mondiale; anzi, avanti così si dovrà stare attenti più dietro che davanti nel Costruttori. Detto questo, ancora una volta siamo di fronte ad un anno nel quale, con l’andare della stagione, la prestazione cala (o resta stabile) in confronto agli altri che migliorano.
A Maranello gli argomenti di discussione, per gran parte dell’anno, sono stati relativi agli assetti e alle configurazioni tra Leclerc e Hamilton, alla crisi del primo, al tentativo di portare dalla sua parte la squadra del secondo e alle illusioni sugli aggiornamenti del motore che, come abbiamo visto, non hanno poi portato questi grandi benefici. Nel frattempo, prima McLaren e poi Red Bull hanno trovato la quadra della situazione con la prima che ha vinto tre gare (ed ora è a 74 punti di ritardo nel Costruttori) e la seconda che ci si sta avvicinando. Verstappen, nelle ultime undici gare, ha collezionato sette podi, un quarto posto e tre ritiri con una RB22 che, all’inizio dell’anno, faceva quasi tenerezza.
Il doppio podio di Baku, con Hadjar terzo appena rientrato dall’infortunio, non rappresenta un campanello d’allarme solo perché Red Bull si trova a 118 punti da Ferrari nel Costruttori. Sempre considerando l’ADUO un sistema senza senso, perché tiene conto solo dell’unità termica in un contesto nel quale contribuisce solo al 50%, il team di Milton Keynes ha compiuto un vero e proprio miracolo con la sua unità tutta nuova e questo gli va riconosciuto. Di conseguenza, le dicerie sussurrate sul motore che sta montando Ferrari, restano solo rumore se i risultati sono quelli ai quali stiamo assistendo ultimamente e se gli avversari fanno sempre meglio.
Attorno alla Rossa continua ad esserci questo alone di illusione e di promesse che non vengono sistematicamente mantenute. Qualche giorno fa avevo provocato sottolineando che, alla fine, l’ultimo Team Principal che aveva centrato gli obiettivi (per quanto magri) era stato Binotto. Eppure, dopo quattro anni, siamo (di nuovo) alle voci di potenziale addio che circolano, su un Vasseur che inizia a far trapelare una certa stanchezza e anche un po’ di fastidio per le parole di Horner degli ultimi giorni.
Il punto, però, è sempre lo stesso. Sarebbe utile cambiare Team Principal a questa Ferrari? Ciclicamente ci si pone questa domanda: più o meno ogni quattro anni, ovvero la durata dei mandati di Vasseur ora e, prima di lui, di Binotto e Arrivabene. Dalle altre parti ci sono stati un ciclo di 21 anni (Horner, Red Bull) e uno di 13 (Wolff, Mercedes), che si sono divisi i mondiali dal 2010 in poi eccezion fatta per il 2025 di Norris.
Credo non sia la prima volta che lo scrivo, ma qui il problema non è tanto il Team Principal di turno o i piloti. Red Bull e Mercedes hanno dimostrato che un uomo con pieni poteri può indirizzare una squadra su una strada vincente, ma sappiamo che in Ferrari la carta bianca non esiste dai tempi di Todt. E, per quanto mi riguarda, è proprio questo il problema. Sono convinto che la Rossa di oggi non riuscirebbe a trovare la quadra nemmeno con Horner TP e Verstappen in macchina, e mi stupiscono le dichiarazioni dell’ex Red Bull quando fa capire che sarebbe disponibile a venire a Maranello.
Oggi c’è più da scottarsi che altro ad essere TP della Rossa, e sarà così fino a quando non cambieranno disponibilità e fiducia totale in una figura sola, alla Todt appunto. Il che si traduce in due alternative: un cambio di rotta incredibile della dirigenza (assolutamente improbabile) oppure… un’altra dirigenza. E i tempi rischiano di essere maturi a breve. Anche il 2026 è andato: il 2027 rappresenterà il ventennale dell’ultimo titolo piloti e, un eventuale 2028 non iridato, andrebbe a pareggiare i 21 anni del periodo di digiuno 1979/2000.
La Ferrari continua a vendere le sue macchine stradali, ma la F1 non può restare solo una costosa appendice, una comprimaria di lusso mentre attorno trionfano gli altri. Prima lo si capisce, meglio sarà.
Immagine di copertina: Media Ferrari
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