Blog | Elogio dell’inaffidabilità: quando i problemi creano intrattenimento

Di: Alessandro Secchi
alexsecchi83 alexsecchi83
Pubblicato il 27 Luglio 2026 - 17:10
Tempo di lettura: 2 minuti
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Blog | Elogio dell’inaffidabilità: quando i problemi creano intrattenimento
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Le noie tecniche sono probabilmente l’unico aspetto positivo di quest’annata

Credo di aver trovato finalmente, anche se solo all’undicesima gara, una cosa che mi convince pienamente di questo mondiale 2026. Parlo dei problemi tecnici, che si stanno susseguendo qua e là riportando la mente a quando vedere tutte le macchine al traguardo (o quasi) era sistematicamente impossibile. L’inaffidabilità è tornata a prendersi la sua parte dopo tanti anni di assenza: non poteva esserci cosa migliore.

Sì, perché la paura di non vedere arrivare qualcuno al traguardo, un tempo, era parte integrante dell’attenzione richiesta davanti alla TV. Se per tanti anni la domanda principale è stata una sola, “Chissà in che posizione arriverà il tal pilota”, adesso sono tornate ad essere due: “Chissà se arriverà” e, nel caso, “Chissà in quale posizione”. Il concetto cambia drasticamente: oggi non è più scontato che una monoposto veda la fine della gara anche tra le squadre top: dal punto di vista del pathos, si tratta di un elemento importantissimo. Per troppi anni abbiamo vissuto gare senza sussulti, colpi di scena, rotture improvvise. Ora non è più così e i guai possono colpire letteralmente tutti.

Lo abbiamo visto ancora una volta a Budapest, con Russell fermo appena dopo la qualifica, stallato in partenza e Piastri tradito dalla McLaren. La PU Mercedes è la regina dei problemi e, se la Ferrari è ancora ipoteticamente in corsa, lo deve anche ai tanti punti persi da Russell e Antonelli non per colpa loro. Red Bull ha avuto parecchie grane ad inizio anno e si è persa con l’ala posteriore rotante. Sulla prima metà di campionato di Aston Martin c’è da stendere un velo pietoso e la nuova macchina, portata a Budapest, ha già visto una sospensione saltare nelle libere (malissimo e pericoloso) sebbene abbia finalmente mostrato un po’ di costanza e prestazione in più. Cadillac è alle prese da inizio anno con problemi di ogni tipo (specialmente ai freni), Audi sembra andare un po’ meglio rispetto agli inizi. Al momento, l’unica che si sta difendendo bene è Ferrari che, grazie alla sua affidabilità, ha recuperato nel tempo punti al team di Brackley e resta lì, pronta a sfruttare le occasioni. Ma nulla è scontato.

Questo pezzo vuole quindi essere un elogio all’inaffidabilità. Un elemento per tanto tempo dimenticato ma dall’influenza importantissima in gare e campionati. Un elemento invisibile ma decisivo, che non avverte e richiede, per questo, attenzione costante dal primo all’ultimo giro. Paradossalmente, mentre si cerca l’intrattenimento in qualsiasi modo artificiale, ecco che spunta lei. Non pensata, non richiesta, naturalmente decisiva. L’affidabilità è la boccata d’aria di questa stagione, nel bene e nel male.

Prendo in prestito un grande virgolettato di un altrettanto grande Vujadin Boskov, in ambito calcistico: “Partita finisce quando arbitro fischia”. Finalmente torna a valere anche in F1: “Gara finisce se e quando traguardo arriva”.

Immagine di copertina: Media McLaren

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