Blog | E così George Lucas ci insegna cosa sia e come va seguita la F1…

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 29 Luglio 2026 - 17:45
Tempo di lettura: 4 minuti
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Blog | E così George Lucas ci insegna cosa sia e come va seguita la F1…
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Ennesima intervista di Domenicali, ennesimi comunicati trionfalistici che ci dicono quanto il (voluto) distacco dalla realtà sia pressoché totale

Non c’è mese omologato senza un’intervista ufficiale da parte di Liberty Media per voce del suo CEO. E così, anche luglio, viene archiviato con le dichiarazioni di Stefano Domenicali: le quali ci rammentano, qualora non l’avessimo ancora capito, che la F1 non è più cosa per noi, vecchi tromboni, ma destinata unicamente al nuovo sfavillante pubblico del Circus, creato dalla stessa LM nel corso di questa gestione aziendale che si appresta a raggiungere il decennio. Tra ora di pranzo e primo pomeriggio, sono state pubblicate prima le dichiarazioni del CEO e, successivamente, un comunicato sul rendimento della prima metà del 2026, dal quale emerge – avevamo dubbi? – che la F1 è sempre più in crescita, sempre più bella, sempre più presa come punto di riferimento. Devo ammettere che c’è della grande abilita nel far passare uno dei più grandi smantellamenti sportivi della storia per una rivoluzione positiva. Ma tutto questo può essere considerato credibile solo chi bazzica queste zone da pochi anni, non conosce un minimo di passato e non ha intenzione di conoscerlo.

La masterclass del GP del Bahrain che si corre in Malesia – spero non sia necessario spiegarne i motivi, anzi, IL motivo – è degna di nota. A proposito, a questo punto vale la pena capire se quello dell’Arabia Saudita verrà recuperato ad Imola con Babbo Natale pronto a calare sul Paddock Club. È la globalizzazione, bellezza.

Spiace dover tornare sull’argomento, ma ancora una volta il disprezzo nei confronti di chi, oltre ai piloti, ha fatto grande la Formula 1, ovvero il pubblico VERO, non potrebbe essere più chiaro. Al punto di nominare George Lucas (proprio lui, il papà di Star Wars e Indiana Jones) quale affidabile testimone della nuova realtà: “Ho avuto un’interessante discussione con George Lucas in Ungheria e mi ha dato un’incredibile immagine di come i nuovi fan stanno seguendo la F1. Sono affascinati dal fatto che c’è tanta azione in pista. Non sono interessati ai dati sull’acceleratore o sul sapere quanto si deve frenare per sorpassare un pilota”. Questo il racconto del CEO con sottolineatura del sorpasso di Verstappen su Hamilton, arrivato in una delle piste più normali del mondiale dal lato energia… In sostanza, il buon Lucas ha sentenziato come tanti nuovi fan non sappiano minimamente cosa sia la F1 e sarebbero capaci di confonderla con una partita di bocce, facendo però passare tutto questo come una rivoluzione meravigliosamente positiva.

Come se non bastasse, a domanda diretta sul perché nelle grafiche, ogni tanto, spariscano i dati della velocità e della batteria, la risposta di Domenicali è stata che ai fan non interessano i dettagli tecnici, non interessa del superclipping ma vogliono solo vedere sorpassi. Premettendo che, per vedere questi sorpassi, non c’è bisogno di spendere centinaia di euro di biglietto ma basta andare in autostrada, perché allora nascondere le grafiche solo in alcune piste? Se ai nuovi fan non interessano i dettagli tecnici e non capiscono / non vogliono capire, perché non nasconderle sempre o lasciarle sempre a disposizione? Così che a Monza, magari, si possa notare il successo di questo regolamento tra l’Ascari e la prima variante…

Su, non raccontiamoci balle spaziali.

Massimo rispetto per George Lucas, ma se siamo arrivati a farci dire da persone esterne a questo mondo che la F1 è fighissima per tutti i motivi per cui non dovrebbe esserlo, facendo anche passare il concetto per credibile, evidentemente c’è una discrepanza di fondo tra la propaganda e la realtà. E non parliamo dei numeri, degli spettatori, di questo o di quello, perché è facile dire che in Italia c’è un aumento, ma una tabella con i dati d’ascolto di tutto il mondo ancora non è stata pubblicata. Perché risulta che l’inizio all’anno, specialmente in Europa (dove non hanno Antonelli e la Ferrari) le cose non fossero proprio così rosee.

È logico che se impronti la tua comunicazione sui piloti modelli, sui cani, sugli autodromi trasformati in centri commerciali e sui concerti, andrai ad intercettare pubblico interessato ai modelli, ai cani, ai centri commerciali e ai concerti, ma non quello che come primo interesse ha la F1. Questo, sia chiaro, non significa far crescere lo sport, ma aumentare solo e soltanto gli introiti sfruttando, dello sport, solo il nome. Inutile, quindi, sbandierare i sold out qua e là, perché sarebbe interessante conoscere anche la composizione di quel pubblico.

È brutto continuare a ripetere le stesse cose? Verissimo, sono d’accordo con voi. Ma è altrettanto pessimo sentirsi trattati come scarti, tutte le sante volte, da chi sta sradicando le radici dello sport per soli interessi economici. Un po’ lo stesso che sta succedendo con la FIFA, tra l’altro. La F1 può diramare tutti i comunicati trionfalistici che vuole ma c’è ancora tanta, tantissima gente che sa, capisce, si incazza. E, finché ci sarà da difendere questa parte di pubblico, che merita molto più rispetto di chi adesso viene considerato quello giusto, su queste pagine ci sarà sempre spazio.

Perché la F1 non è quella che questi signori stanno vendendo e, come dico sempre, sarà la storia a raccontarlo tra un po’ di anni.

Immagine di copertina: Media Red Bull

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