Il mondiale di Antonelli passa dal Team Principal Mercedes. Senza di lui, non staremmo festeggiando il ritorno del titolo piloti in Italia
Il ritorno del titolo mondiale Piloti in Italia con Kimi Antonelli, 73 anni dopo Alberto Ascari, porta con sé un nome e un cognome che devono essere ringraziati per aver posto le basi e permesso che questo risultato storico per il nostro Paese potesse diventare realtà. Sto parlando di Toto Wolff, il quale, dopo aver fatto incetta di titoli con Lewis Hamilton, ha puntato su un giovanissimo Kimi anni fa, permettendogli di crescere in una bolla protetta dal punto di vista mediatico, fino a portarlo in F1 e a vincere una scommessa sulla quale i dubbi si erano accesi sin dalla prima prova libera di Monza nel 2024, per poi intensificarsi nel corso della prima parte della scorsa stagione, nella quale il pilota italiano era andato in difficoltà.
Toto Wolff ha vinto una scommessa prima di tutto con sé stesso, poi con la dirigenza Mercedes, che era probabilmente più che restia a mettere in macchina un ragazzo di 19 anni al posto di un sette volte campione del mondo, e infine con alcuni sponsor che, come raccontato dallo stesso Team Principal della Mercedes, si sono defilati nel momento in cui è stato deciso di affidare la W16 a Kimi.
Wolff è stato irremovibile anche nei momenti più difficili, proteggendo il suo “investimento” dalle critiche e rassicurandolo, sicuramente in privato ma anche in mondovisione, con alcuni team radio decisi. In uno sport nel quale bastano tre o quattro gare negative per portare a decisioni drastiche, gli va dato atto di aver mantenuto la barra dritta, senza farsi coinvolgere da voci e critiche.
Il suo sesto senso e la fiducia riposta in Kimi, ma anche nella sua famiglia, hanno fatto sì che l’italiano venisse lasciato sufficientemente in pace per ritrovare il proprio equilibrio nell’ultimo terzo della scorsa stagione, dove ha corso benissimo, prima di compiere uno step clamoroso nel corso dell’inverno e tornare in pista nel 2026 con un’altra pasta e un altro spirito.
Certo, il botto nelle prove libere dell’Australia, con il rischio di non affrontare nemmeno le qualifiche, aveva già fatto storcere il naso a qualcuno. Ma, da quel momento in poi, Kimi è stato pressoché perfetto, conducendo una stagione da campione vero a un’età nella quale tanti sognano soltanto di poter diventare un giorno piloti. Tutti puntavano su George Russell. Invece, per nostra fortuna, la stagione ha sterzato vigorosamente verso l’Italia.
Nel paese della Ferrari, che a Kimi ha rinunciato perché troppo giovane (e, anche se lo avesse ingaggiato, non sappiamo oggi dove sarebbe) dobbiamo ringraziare il manager della squadra che, alla stessa Ferrari, i titoli li ha portati via. Un manager che ha saputo puntare su un nostro connazionale come non era mai stato fatto prima.
Una lezione, l’ennesima, per chi a Maranello si perde in polemiche ad ogni gara.
Immagine di copertina: Media Mercedes
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