Blog | Da “manovra alla Jerez” alle difese dei colleghi: il caso Austria è il fallimento dell’anti Verstappenismo

Blog | Da “manovra alla Jerez” alle difese dei colleghi: il caso Austria è il fallimento dell’anti Verstappenismo

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Tempo di lettura: 4 minuti
di Alessandro Secchi @alexsecchi83
5 Luglio 2024 - 19:00
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Si chiude così una delle settimane più particolari del movimento mediatico legato alla F1

La speranza è che tanti, tantissimi, dopo questa settimana abbiano imparato la lezione. Le dichiarazioni del giovedì del Gran Premio di Gran Bretagna, da parte soprattutto dei protagonisti – coloro che guidano o hanno guidato e corso – rappresentano una batosta clamorosa per tutti quei media che, nelle ore e nei giorni successivi alla gara di Spielberg, hanno cavalcato l’onda dell’odio (sportivo, in qualche caso anche umano) nei confronti di Max Verstappen dopo il contatto con Lando Norris. Con tanti saluti all’odio online e alle battaglie su questi temi.

Nei nostri articoli della settimana, in attesa di conoscere le parole dei piloti nel Pre Silverstone, abbiamo sottolineato incongruenze, esempi, motivazioni che portavano a dire che l’episodio di curva 3 è una specie di eccezione alla regola. Una manovra come tante, tantissime vengono eseguite in quel punto (e in altri, su altre piste) che, per una manciata di centimetri, ha causato un disastro.

Abbiamo sottolineato che Norris avrebbe potuto fare di più e che, eventualmente, la vera brutta manovra dell’olandese era stata quella di spingere l’inglese sull’erba in condizioni non ottimali (eufemismo) di entrambe le vetture dopo il contatto. In pochissimi si sono soffermati sull’episodio grave, assolutamente da penalità, strillando invece per quello leggerissimo: questo, siamo stati chiari, è un segno di malafede. Il richiamo, in alcuni casi, a manovre storiche del passato come Jerez 1997, poi, sono ciliegine sulla torta.

Già dopo l’evidenza dell’episodio del 2023, con lo stesso Verstappen e Sainz protagonisti, alcuni personaggi di ottima e buona importanza tra cui Jenson Button, Alex Wurz e Karun Chandhok avevano smorzato i toni su quanto successo domenica scorsa.

Dal giovedì di Silverstone, addirittura, sono arrivate le difese della manovra del campione in carica (Hulkenberg) le ammissioni che Norris avrebbe potuto fare qualcosa di più (dallo stesso Norris) e la conferma che certe manovre si fanno e sono state fatte anche nei confronti di Verstappen (Leclerc, due anni fa). Con Hamilton che si è pure detto contrario alle parole dure pronunciate da Andrea Stella dopo il weekend austriaco.

Dando per scontato che la penalità in caso di contatto è corretta (e abbiamo capito che non contano le azioni ma le conseguenze), in pochi giorni siamo passati da media che si sono chiesti se questa fosse sufficiente e non si dovesse intervenire ulteriormente a chi ha direttamente sostenuto che, visto che Verstappen aveva lasciato una macchina di distanza, forse non i 10 secondi erano anche troppo. Ma sappiamo bene che il regolamento è questo.

Se è vero che Zak Brown continua a sostenere le sue tesi contro Verstappen, più per una questione personale con Christian Horner che si protrae da inizio anno, sarebbe curioso sapere quali sono le motivazioni che hanno portato tantissimi media italiani ed internazionali – la stragrande maggioranza, a dire il vero – a chiedersi se non fosse il caso di dare una penalità più pesante per una manovra come se ne vedono a centinaia e che, solo per un paio di dettagli, ha portato ad un lieve contatto, come confermato anche dallo stesso Norris. Il tutto bollando la cosa come antisportiva, appartenente al “Verstappen 1.0” e chiedendo a gran voce che l’olandese cambiasse modo di guidare dopo essere “franato addosso a Norris”.

La cosa curiosa è che, oggi, alcuni degli stessi media che sono “scattati sui pedali” ad inizio settimana si chiedono se il caso non sia stato gonfiato eccessivamente, dopo essere stati i primi a farlo esplodere; ripeto, alla faccia dell’odio online.

Quanto successo in questi giorni rappresenta, in realtà, un punto molto basso nel giornalismo motoristico internazionale. Qui nessuno vuole dire che Verstappen sia un santo, un apostolo, un illibato povero pilota preso di mira, anzi… Come è già stato scritto, l’olandese è uno dei piloti più tosti comparso sulle piste di F1 da decine di anni a questa parte, al pari di altri mostri sacri di questo sport.

Abbiamo scritto sin dal suo esordio che sarebbe diventato fortissimo, l’abbiamo ripetuto quando non aveva l’auto migliore, l’ha dimostrato. Ha fatto errori e ha esagerato: spesso nella prima parte della carriera, quando aveva un età nella quale gli errori si fanno di solito nelle categorie inferiori. È aggressivo, al limite, a volte lo supera, ma non è di certo il caso dell’Austria. O meglio sì, ma non per l’episodio contestato!

L’incongruenza sta non solo nel non capire la differenza tra hard racing ed antisportività, chiamata in causa praticamente sempre e solo a convenienza, ma dimenticare volontariamente il passato per giustificare giudizi al presente; l’abbiamo scritto nel confronto tra le condanne a Verstappen e le sviolinate ancora attuali ai mostri sacri.

Insomma, questa volta l’onda è tornata indietro come un boomerang. E ci sono finiti dentro quasi tutti. Speriamo sia l’ultima volta.

Immagine di copertina: Media Red Bull

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