Il sesto e settimo posto considerati come buone posizioni di partenza stonano con la storia della squadra più vincente
C’era una volta in cui partire con una Ferrari sesta ed una settima in griglia sarebbe stata una specie di vergogna, da rimettere immediatamente in riga. Sembra non sia più così: sembra, cosa ancor più grave, che ormai si sia fatta l’abitudine ad una mediocrità sportiva che non dovrebbe appartenere alla squadra più vincente di sempre.
Conviviamo da un mese con la favola del telaio di Budapest. Un telaio che non è stato cambiato – e quindi non era lui il problema – e che, magicamente, ora è diventato termine omnicomprensivo (anche di fondo, carrozzeria e motore). Un modo come un altro per imbonire chi non è un tecnico e per sviare l’attenzione da una situazione che sarebbe potuta diventare incredibile per l’immagine della Rossa; soprattutto, se si fosse verificata un’altra squalifica dopo la doppia della Cina.
A tal proposito, è incredibile il silenzio di tomba di chi la Ferrari la dirige di fronte a prestazioni non allineate col blasone. Un tempo episodi come quello di Shanghai e, aggiungerei, la doppia esclusione di Imola dal Q2, sarebbero stati motivazioni sufficienti a far partire dei terremoti, senza comunque la necessità di far saltare delle teste. Ma è anche da questi dettagli – o da queste mancanze – che si percepisce quell’assenza di leadership chiamata in causa dall’ex presidente Montezemolo in Bahrain.
E, quando ci sono lacune del genere, succede che un podio venga accolto come un trionfo, che gli atteggiamenti positivi siano sufficienti a pensare che si possa migliorare e che partenze dalla terza e quarta fila, esclusioni dal Q2 e doppiaggi vengano fatti passare in cavalleria. Come se la mediocrità fosse diventata la nuova normalità. Una normalità di facciata bilanciata da grandi proclami, feste in piazza – a proposito, ce ne sarà una settimana prossima ancora a Milano – e un’immagine da vendere che corrisponde zero con quello che succede in pista.
Evidentemente va bene così. Ma la Ferrari, una volta, era un’altra cosa.
Immagine di copertina: Media Ferrari
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