Blog | Charles, si può rovinare tutto per un ideale?

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 8 Settembre 2026 - 13:00
Tempo di lettura: 4 minuti
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Blog | Charles, si può rovinare tutto per un ideale?
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Una riflessione che ha anche dell’autobiografico, tra masochismo oggettivo e infinita passione rimasta

Da inguaribile romantico – o da perfetto imbecille, dipende dai punti di vista – quest’immagine di Charles Leclerc fa male. Non certo per l’entità della botta, comunque notevole, rimediata a Monza e simile a quella del 2020 nello stesso punto. Quanto per le conseguenze e le ripercussioni che sta avendo da due giorni a questa parte sull’opinione pubblica. Vale quindi la pena fare un ragionamento generale su questo ragazzo, sulla sua cieca passione per il colore rosso e su come questa ne stia destabilizzando, anno dopo anno, le prospettive.

I punti da trattare sono diversi e si intrecciano tra loro. Parto dalle critiche che Charles sta ricevendo da due giorni, dai video che circolano con l’elenco dei suoi incidenti di questi anni in Ferrari, dal fatto che a ondate viene considerato fenomeno oppure un bluff sulla base degli episodi. Sappiamo molto bene che salita e discesa dallo stesso carro sono dinamiche costanti e non risparmiano letteralmente nessuno. Anche il concetto del “gettare il cuore oltre l’ostacolo” cambia sulla base dell’umore. A volte, un pilota che sbaglia nel tentativo di compensare le pecche del mezzo viene esaltato. A volte, viene invece affossato. Con questo non voglio difendere Charles da tanti errori fatti, a volte davvero evitabili.

Al netto di questo, ho sempre apprezzato il lato romantico di Charles di voler vincere con la Ferrari e di immolarsi per la causa. Ma c’è anche da affrontare la realtà e questa dice che, nel 2027, compirà 30 anni. A fine 2026 avrà concluso la sua ottava stagione in Ferrari e rischia di essere la più negativa da quando è arrivato a Maranello. La domanda è una sola: vale davvero la pena, in un mondo di squali come la F1, rovinarsi la carriera per un ideale? Quando è stato annunciato come pilota titolare, a fianco a lui, c’era Sebastian Vettel. Il tedesco, prima di lui, si è scottato pesantemente: arrivato a Maranello con il sogno di replicare quello che il suo idolo Schumi aveva fatto, ha finito praticamente per chiudere la carriera tra delusioni e incomprensioni. Quanto meno, però, Seb quattro titoli li aveva già vinti e non doveva dimostrare più niente.

Charles, in questi anni, ha visto passargli davanti praticamente chiunque. Ha visto Hamilton finire il suo filotto di titoli e, parlando della sua stessa generazione, ha visto Verstappen arrivare al top per quattro anni, Norris vincere un mondiale prima di lui e ora c’è Antonelli. Proprio Lando è da prendere oggi come punto di riferimento: lo step in avanti, soprattutto psicologico, fatto dal britannico con la vittoria del mondiale è sotto gli occhi di tutti. La sua stagione 2026 è la migliore della carriera nonostante una monoposto che non vale Mercedes e Ferrari: a Monza, dove è restato in sordina praticamente tutta la gara, ha chiuso quarto raccogliendo il massimo possibile.

Vedremo mai Charles fare questo step? Ma, ancor più importante, vedremo mai Charles vincere un titolo? Perché il tremendo sospetto è che l’apice della favola, al netto delle belle parole, sia stato varcato da un pezzo. E quando scrivevo, tempo fa, che vedersi arrivare a fianco Lewis Hamilton rappresentava una sorta di delegittimazione e che, forse, dall’alto il segnale era chiaro, mi riferivo proprio alle dinamiche che abbiamo visto in queste ultime settimane. Lewis, ora che può, sgomita, forza, vuole avere il potere all’interno della squadra e questo è normale quanto prevedibile. La prima curva di Monza è un segnale di forza da una parte e di insofferenza dall’altra.

Perché allora, dopo aver rinnovato una volta sapendo del suo arrivo, Charles si è incaponito rinnovando una seconda volta? Ha davvero senso rischiare di rimanere tra i migliori degli incompiuti pur di vincere con la Rossa? Quando scrivo, nel sottotitolo, che questo ragionamento è un po’ anche autobiografico, mi riferisco al fatto che, nel mio piccolissimo, mi sento un po’ nella stessa situazione. Ha senso continuare a produrre un qualcosa mirando alla qualità spaccandosi la schiena, sperando all’infinito che la ruota giri, mentre il mondo media scientemente è in mano a influencer calati dal nulla e disagio a tutto spiano? Se vogliamo, il parallelo è simile e, probabilmente, la passione per quello che si fa è sconfinata al punto tale da non vedere, ciecamente, gli aspetti negativi della questione.

Per questo, dal punto di vista umano, sono solidale col momento che sta passando Charles e mi spiace enormemente vederlo distrutto psicologicamente, sebbene mi renda conto – da esterno nel suo caso – che il gioco probabilmente non vale più la candela. Poi arriverà una Pole o una vittoria a ribaltare ancora le prospettive e, probabilmente, ci saranno altri errori, come successo quest’anno: ma è il disegno generale che deve preoccupa. Uno come Leclerc non dovrebbe accontentarsi dei successi di tappa, non dovrebbe essere questa la sua normalità ma, a vedere i numeri, ormai lo è.

Oggettivamente, siamo tutti d’accordo sul fatto che nell’unico scorcio di mondiale in cui ha avuto la miglior macchina, ad inizio 2022, non ci sono stati problemi a vincere e convincere. Tutto il resto è stato una lunga sequenza di scuse, potenziali inespressi ed esecuzioni sbagliate. E, dopo tutto questo tempo, può anche essere che l’errore diventi più frequente, in risposta alla foga di “dover fare qualcosa”.

Non è tanto Monza 2026 e questo errore, quindi, a preoccuparmi, ma la completa storia di questa esperienza fatta di affetto non ricambiato e di una specie di tradimento – quello di portare in casa Hamilton – da parte dello stesso team al quale Leclerc ha promesso amore eterno. I sentimenti sono una cosa importantissima ma, ad un certo punto, bisogna anche saper mettere un punto. Non so se Charles ce la farà mai, così come non so se ce la farò io. Ma il rischio, per lui, è davvero quello di gettare al vento un talento fenomenale. E sarebbe un gran peccato.

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