Confondere il proprio volere con quello dei tifosi è tattica ormai nota ai piani alti del Circus
La Formula 1 continuerà ad avere tribune piene, anche a fronte di prezzi sempre più difficili da giustificare. È un dato di fatto: la passione dei tifosi resiste a tutto, persino alle scelte discutibili di chi governa questo sport. Ma proprio per questo, le recenti dichiarazioni di Flavio Briatore prima e di Stefano Domenicali poi risultano ancora più inaccettabili.
A parlare sono figure che, per status e distanza dalla vita reale dei tifosi, non possono davvero farsi portavoce di quel “sentire popolare” che evocano ogni volta per giustificare decisioni impopolari. Briatore, ad esempio, ha affermato senza esitazioni di volere “24 Sprint ogni weekend per dire ai tifosi che c’è qualcosa di interessante anche al venerdì”, una frase che sembra più un riflesso della propria visione che una reale lettura del pubblico.
È difficile trovare qualcuno che invochi un calendario esasperato di Sprint, eppure viene presentato come un desiderio collettivo. Domenicali, dal canto suo, ha criticato Verstappen per le sue osservazioni sul nuovo regolamento, dichiarando: “Cerco sempre di chiarire le cose internamente. Non ha senso evidenziare certi punti che alla fine non interessano al tifoso.” Anche qui, la distanza dalla realtà è evidente: perché mai un tifoso non dovrebbe essere interessato a ciò che riguarda la qualità delle gare, la natura delle vetture o la direzione tecnica dello sport? È proprio questo il cuore della passione.
In questo scenario, Max Verstappen rimane uno dei pochi punti di riferimento credibili. Non perché sia un personaggio perfetto, ma perché è uno dei rari protagonisti che continua a dire ciò che pensa senza filtri, anche quando questo significa esporsi alle critiche. Nel 2023 aveva già previsto i rischi del nuovo regolamento tecnico e della direzione intrapresa dalla F1.
All’epoca venne accusato di voler difendere il dominio Red Bull; oggi, alla luce delle simulazioni e delle prime analisi sulle monoposto di nuova generazione, quelle parole appaiono tutt’altro che dettate dalla paura.Chi allora lo criticava, probabilmente sarà lo stesso che cambierà canale alla prima partenza “simulata” di queste vetture.
Perché sì, le nuove macchine sono bellissime, ma inserite in un regolamento che, almeno per ora, appare folle, controintuitivo e lontano dall’essenza stessa della Formula 1. Un’essenza che Verstappen continua a richiamare a gran voce, mentre figure come Briatore e Domenicali sembrano voler archiviare definitivamente.
Chiusi nelle loro bolle dorate, parlano di ciò che “la gente vuole” senza ascoltare davvero la gente. E soprattutto senza rendersi conto che, così facendo, rischiano di allontanare proprio quella base che ha reso la F1 ciò che è.
Immagine di copertina: Media Red Bull
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