Blog | Antonelli, lo stucchevole protezionismo a tutti i costi. Utile solo a chi lo fa, portatore malsano di odio online

Di: Alessandro Secchi
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Pubblicato il 1 Settembre 2025 - 16:00
Tempo di lettura: 3 minuti
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L’errore di Zandvoort va considerato come tale, senza mille giustificazioni per farsi vedere buoni e comprensivi

Che la prima stagione in F1 di Kimi Antonelli sarebbe stata accolta da un protezionismo senza precedenti l’avevamo messo in preventivo da tempo, da quando il nostro giovane è stato annunciato come nuovo ingresso in F1 e, forse, anche da prima. Non mancano, però, le esagerazioni – anche queste previste – in una stagione che sta vivendo di alti (pochi) e bassi (diversi) come spesso succede a chi si affaccia, al primo anno, nel Mondiale.

Va da sé che la stagione da Rookie vale per tutti e, quindi, certi errori rientrano inevitabilmente nel cassetto dell’esperienza. E, nel caso di Antonelli, essere Rookie in Mercedes è diverso che esserlo in Racing Bulls o in Sauber anche a livello di rilevanza per tutto quello che succede. Detto questo, il protezionismo a tutti i costi è una pratica utile più a chi la mette in pratica che al soggetto protetto. Giustificare errori gravi, come quello di ieri o dell’Austria, addirittura con delle “carezze” perché tanto è Kimi, è italiano e dobbiamo volergli bene a prescindere, fa del bene a tutti tranne che a Kimi stesso.

È evidente che l’obiettivo di non mettergli pressione, su cui Toto Wolff sperava, è miseramente fallito. Si era capito sin dall’inizio della stagione che il giovane Mercedes sarebbe stato letteralmente bersagliato dai nostri media, in cerca di un pezzetto di Antonelli di cui fregiarsi per essere in prima linea nel raccontare la potenziale ascesa di un altrettanto potenziale campione. Il problema è che, come la storia insegna, le stagioni non sempre si allineano alle attese e alle speranze, soprattutto quando queste sono personali.

Kimi doveva essere protetto quando serviva veramente, ovvero da subito. Non andava lasciato in pasto a chi voleva raccontare storie strappalacrime autopromozionanti sul nuovo Senna, tutto casa e famiglia, quando ancora non era sceso in pista; con tutte le conseguenze del caso. Ora, che i momenti negativi sono più di quelli positivi, non si fa altro che arrampicarsi sugli specchi citando la giovane età e difendendo l’indifendibile.

L’errore di Zandvoort con Leclerc (aggravato dallo speeding in pitlane) è grave, al pari di quello dell’Austria con Verstappen. Basterebbe classificarli così, come errori pesanti (d’altronde, non è di certo un’accusa di crimine) senza i “se” e senza i “ma” di rito, considerandoli per quelli che sono in un contesto di anno da Rookie. Invece no: bisogna sempre trovare la narrazione che possa, in qualche modo, depenalizzare il reato sportivo in cambio di un’immagine sempre pulita, quasi illibata. Eh no, non funziona così.

Il risvolto peggiore del protezionismo esasperato, in linea generale, è “l’effetto Rossi”: promuovere indirettamente il tifo contro. Lo si è visto appunto con Valentino, lo si è visto con Leclerc, lo si vede ora con Antonelli. Kimi, nel dopo gara, è stato letteralmente coperto di insulti sui social e questa è in parte colpa, oltre che di chi lo insulta (tra i nuovi appassionati di Liberty c’è una frangia che non dovrebbe avere a che fare con lo sport), anche di chi lo porta costantemente in palmo di mano da prima del suo arrivo in F1: facendolo passare per un santo che, quando sbaglia, ha sempre mille giustificazioni e attenuanti al seguito. E no, lo ripeto, non funziona così. La crescita passa anche dalla coscienza di sé e degli errori: continuare a giustificare non aiuta.

La situazione non è, quindi, delle migliori. Kimi ha bisogno di supporto e non di smielate inutili. Ha bisogno di restare concentrato e non di diventare, a 19 anni, l’oggetto del desiderio di una narrazione che, senza la Ferrari protagonista, ha bisogno di un nome da sbattere davanti a tutto. Prima lo si capirà, prima si farà anche il suo bene, e non solo il proprio. La speranza è che Toto Wolff sappia, da ora in poi, parare i colpi: non solo quelli in pista.

Immagine di copertina: Media Mercedes

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