Binotto è fuori. Una comunicazione che lascia dubbi, un futuro che riparte dagli stessi problemi. Auguri al nuovo Team Principal…

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di Alessandro Secchi @alexsecchi83
29 Novembre 2022 - 17:45
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La telenovela Binotto arriva a conclusione. Ora tocca alla prossima

Finalmente ce l’abbiamo fatta. Fuori non fuori, m’ama non m’ama, alla fine Mattia Binotto sarà un ex della Ferrari alla fine dell’anno, dopo 28 stagioni all’interno della Scuderia. Il finalmente, ovviamente, è relativo all’avere una notizia certa, dopo che per giorni si è andati decisamente alla cieca.

La prima curiosità di questa uscita è legata alle modalità. Quello che sembrava un allontanamento (poi smentito) si è trasformato in dimissioni. Poco cambia all’atto pratico, sia chiaro, ma ci sono almeno un paio di versioni che girano attorno a questa uscita. C’è chi dice che le dimissioni siano una specie di licenziamento mascherato, un accordo come se ne fanno tanti in modo che tutti ne escano puliti.

Poi c’è chi dice che in realtà Binotto si sia risentito per le voci pesanti arrivate e, capito di non essere più in una buona posizione, abbia deciso autonomamente di lasciare.

Altre voci ancora dicono che, in realtà, la situazione non fosse rosea addirittura da mesi e che, in un modo o nell’altro, questa sarebbe stata comunque l’ultima stagione di Binotto da Team Principal.

Comunicazione così così

Dal punto di vista della comunicazione mi permetto di dire che non se ne esce bene. Tecnicamente la smentita dalla Ferrari era relativa alle voci di allontanamento, ma le successive dichiarazioni lasciavano intendere una totale infondatezza di notizie e parole che, alla fine, si sono rivelate vere all’atto pratico. Per oltre dieci giorni si è stati quindi in un limbo nel quale, alle insistenti notizie sull’avvicendamento, si è opposto un muro della smentita che si è sgretolato stamattina. Onestamente non mi sembra il massimo, anche a livello di trasparenza nei confronti dei tifosi.

La fine dell’esperienza di Binotto ha rallegrato una folta schiera del tifo ferrarista che attribuisce principalmente a lui le colpe per un mondiale non arrivato alla fine di questa stagione. L’acquolina alla bocca, effettivamente, la F1-75 di inizio stagione l’aveva messa eccome, mostrandosi come la macchina migliore del lotto al netto dei problemi di affidabilità che l’hanno poi castrata da un certo punto in poi.

Binotto ha sicuramente commesso degli errori a livello comunicativo, anche e soprattutto perché quello del Team Principal sin dall’inizio è stato un ruolo probabilmente non suo, che doveva spettare ad altri e di cui si è fatto comunque carico. Solo nel 2022 Mekies si è sostituito a lui in alcune dichiarazioni, ma di fatto Binotto ha svolto per quattro anni più di un ruolo (o forse anche più di due). E questo è un errore anche di chi ha deciso questa gerarchia.

Quale sarà il futuro di Binotto? Difficile dirlo, ma dopo un periodo di gardening che immagino sarà stato definito sarà sulla piazza. Quasi 30 anni di esperienza in Ferrari faranno sicuramente gola ai team migliori e non so se trovarselo poi contro, con un ruolo più suo, sarà un vantaggio. Altri grandi nomi, usciti da Maranello in modo affrettato, ci hanno messo poco a rifarsi un’immagine.

Tempistica dubbiosa

Il problema, per quanto mi riguarda, non è il fatto di decidere un cambio, ma la sua tempistica. Se la Ferrari (intesa come piani alti) si aspettava il mondiale al primo anno del nuovo ciclo regolamentare le dichiarazioni di inizio stagione raccontano altro, ovvero di un team che voleva essere competitivo senza parlare ancora di titolo, ma di quattro o cinque gare per capire a che punto si era rispetto agli avversari.

C’è quindi uno scostamento su quanto dichiarato e quanto effettivamente preteso, se i rapporti si sono logorati negli ultimi mesi. E la pretesa è di quelle che si hanno quando manca un po’ di concezione generale. Perché nessuno, ad inizio 2022, poteva pretendere di vincere un titolo con macchine completamente nuove, figlie di un foglio bianco. Un nuovo regolamento è un’incognita a prescindere, basti vedere 1998, 2009, 2014 per citare tre cambi storici. Chi pensava che McLaren, BrawnGP e Mercedes avrebbero conquistato la prima stagione?

Questo cambio mette un punto di domanda enorme sul 2023. Non sarei stupito se le cose inizialmente andassero meglio rispetto a quest’anno, ma sarebbe anche gran parte frutto del lavoro svolto fino ad ora. A lungo andare, però, ho dei grandi dubbi sulla prossima stagione.

I nodi verranno al pettine

Ormai, comunque, i giochi sono fatti. La Ferrari, nel suo comunicato, ha parlato di ricerca del sostituto che, apparentemente, farebbe sembrare la decisione di Binotto improvvisa e spiazzante. È molto plausibile invece che il nome ci sia già e si aspetti il tempo legale necessario per annunciarlo. Anche qui, sarebbe bastato segnalare che la figura sarebbe stata annunciata successivamente, ma ognuno ha la sua linea di comunicazione.

Ora tutti i nodi verranno al pettine. Arriverà sì un nuovo Team Principal, sia questo Vasseur o un altro, ma ad oggi il gruppo strategico, quello degli errori di Monaco, Silverstone, Budapest, Interlagos, è fermo al suo posto. L’affidabilità resta un punto di domanda e non è detto che venga ripristinata, gli errori dei piloti non sono competenza del TP, mentre lo è il loro peso all’interno della Scuderia. Che non si possa giocare a due punte quando si lotta per un titolo si è già detto più volte, pertanto la confusione della coppia Leclerc-Sainz resterà anche nel 2023.

Tutto questo per dire che oggi si festeggia l’uscita di un Team Principal che ha sì fatto errori e, magari, non ha mai avuto l’appeal adatto dal punto di vista comunicativo. Ma quello che verrà, è giusto ricordarlo, si ritroverà esattamente nella stessa situazione: con due piloti dal ruolo da definire, una monoposto figlia di una direzione diversa e con un solo anno di svezzamento. All’inizio potrebbe andar bene, ma poi ci vuole un seguito.

Insomma, non mi stupisco quando leggo che diverse figure si sono rifiutate di assumere questo ruolo. Perché qui non è semplicemente come cambiare allenatore, pratica in cui noi italiani siamo molto forti in qualsiasi ambito finché non tocca a noi. C’è molto di più: ma, spesso e volentieri, si dimentica. Alla prossima direzione allora, con la curiosità di vedere se il quinto Team Principal in dieci anni sarà quello buono. Onestamente, mi tengo i dubbi.

Immagine: Media Ferrari

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