Benvenuti alla Binotteide

di Alessandro Secchi @alexsecchi83
25 Novembre 2022 - 17:05

A distanza di una settimana la telenovela Binotto-Ferrari riprende le trasmissioni. Siamo alla Binotteide

Se pensavamo di passare delle tranquille settimane di pausa invernale ecco che, dopo cinque giorni dalla fine del mondiale, si riapre il caso Binotto. Anche se ormai sta assumendo gli aspetti di una vera Binotteide, un poema che si porta avanti tra bombe, smentite e controbombe.

Onestamente non so a che punto arriveremo e se ci sarà o meno, quando non si sa, l’annuncio dell’uscita ufficiale di Binotto dalla Ferrari. Però la situazione mi sembra ormai abbastanza compromessa perché si possa far finta che non ci sia nulla. Ho già parlato lungamente della questione e non mi voglio dilungare troppo.

Certo è che il colpo di teatro delle dimissioni di un TP stanco delle voci sarebbe un aspetto nuovo in una storia in cui Binotto è sempre passato dalla parte della vittima degli insulti dei tifosi e del malcontento generale. Stavolta sarebbe il rovesciamento delle parti, della serie “adesso arrangiatevi”.

In questa situazione ci sono alcuni punti da ricordare brevemente.

– La Ferrari 2022 ha portato a casa circa 230 punti in più in campionato rispetto al 2021, a sua volta chiuso con quasi 200 in più rispetto all’orripilante 2020. È il team cresciuto di più insieme a Red Bull nell’arco di due stagioni. Se facciamo un raffronto, in due anni RB è passata da 319 a 759 punti, Ferrari da 131 a 554. C’è chi sta decisamente peggio, ma sembra non interessare a nessuno.
– Se è vero che la figura di Binotto è stata messa in discussione già durante il 2021, affidargli la gestione di un nuovo ciclo tecnico è stato un errore imperdonabile. Vuol dire partire con una figura a cui già non stai dando più fiducia e questo è gravissimo, soprattutto in ambienti in cui la fiducia è tutto.
– A che pro la secca smentita di una settimana fa? Perché, dal punto di vista di pura immagine, se Binotto da qui a poco sarà fuori trattasi di figura che l’immagine stessa se la mangia. Poi mi potrete dire che si fa così, che la smentita è un atto dovuto ma a me, personalmente, lascia un po’ con l’amaro in bocca. Chiarezza subito e via, senza scene da comunicazione illuminata.
– Il 2023? La nuova macchina è già impostata, i risultati che avrà in pista ad inizio anno saranno frutto di questa gestione più che della nuova, ma poi? Perché una continuità ci dovrà essere.
– Dal 2008 la Ferrari ha cambiato quattro Team Principal: Domenicali, Mattiacci, Arrivabene, Binotto. Adesso potrebbe essere la volta di un nuovo nome, il quinto. L’etichetta in casa Red Bull per lo stesso ruolo è praticamente ingiallita dal 2005 e ha portato a sei mondiali piloti e cinque costruttori con, in mezzo, anni parecchio bui. Immaginate cosa si sarebbe detto a Maranello tra 2017 e 2018, con un’affidabilità ridicola come quella vista a Milton Keynes. Che forse ci sia qualcosa che non va nell’approccio non viene in mente a nessuno?

Ma soprattutto, di chi è il malcontento scatenante un domino di ripercussioni? Di un Presidente felice per i giri veloci? Dei tifosi che, per carità, aspettano da 15 anni, ma spesso non hanno la visione di cosa succede in una squadra? Di Leclerc che non si sente abbastanza prima guida? Però i contratti dubito che li scriva di suo pugno il Team Principal. E poi, con Leclerc sotto l’ala di un Vasseur, cosa ne sarebbe di un Sainz che ha reclamato un ruolo alla pari?

Poi nessuno vuole negare i problemi che ci sono stati in questa stagione, l’abbiamo fatto a ripetizione. Però, tra il bianco e nero, a volte c’è il grigio, in questo caso rappresentato dalla prospettiva futura. Cambiarla dopo un anno credo sia più un rischio che altro. Aver iniziato un ciclo pensando a cambiarla sarebbe ancora peggio.

Insomma, attendiamo con ansia la nuova puntata di questa soap tutta italiana, con un 2023 dietro l’angolo che ha già le mani nei capelli. Immaginate se dovesse arrivare un’altra smentita…

Immagine: Media Ferrari