Basta con i Track Limits: la ghiaia è l’unica soluzione

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Centimetro di qua o di là si continua con il monitoraggio dei Track Limits che, come unico risultato, ha quello di innervosire

Decine di tempi cancellati, classifiche in sospeso per mezzo minuto dopo che un pilota è passato sul traguardo perché non si sa se il suo tempo è buono o meno. Ci sono tante cose che in questa Formula 1 danno fastidio (qualcuno ha detto DRS e griglie invertite?!) ma la pratica del controllo dei limiti della pista a mezzo sensore è una di quelle che più infastidisce. A tratti verrebbe da dire che ha frantumato le basse sfere.

A Imola, poi, tutto questo raggiunge vette surreali perché è pista che dà perfettamente l’esempio di come un tracciato dovrebbe essere veramente oltre i cordoli. Casualmente, le curve nelle quali è stato lasciato tutto come un tempo (Tamburello, Villeneuve, Rivazza per citarne tre) hanno assolto senza bisogno di sensori vari al ruolo di limite fisico della pista. Dove invece si è deciso di controllare automaticamente il millimetro in più o in meno (Piratella, Variante Alta) si è verificato il caos più disparato. Chiedere a Lando Norris che in qualifica si è visto togliere una posizione nobilissima a fine qualifiche, ma anche a chi per un centimetro oltre ci ha lasciato anche un paio di tempi.

L’unica vera soluzione da adottare per risolvere questo problema-non-problema è il ritorno della ghiaia, che lo si voglia o meno. Verstappen, andando largo al Tamburello, ci ha rimesso la pole: con l’asfalto all’esterno forse domani partirebbe al palo. Davvero vogliamo comparare un pilota che perde tempo sulla ghiaia ad uno al quale viene valutato il millimetro della ruota sul sensore? Non scherziamo.

La foto di copertina è indicativa e la soluzione è chiara: prendendo proprio questa immagine ad esempio, una striscia di tre metri di ghiaia all’esterno del cordolo tricolore; niente cordolo aggiuntivo. E così l’Alfa sarebbe già oltre, avrebbe le gomme di destra sporche e perderebbe tempo implicitamente. Niente review delle immagini e giudizi sommari sul “questo è scandaloso”, “non è vero che è uscito”, “il sensore non è scattato” e via dicendo.

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Uno dei tempi cancellati a Perez | Twitter/F1

Che poi diciamone anche un’altra. Andare larghi in curva dà un vantaggio ma fino a un certo punto. Esiste un limite oltre il quale andare larghi, il tempo, lo fa perdere comunque. Girare 50 cm oltre è una cosa, 2 metri è un’altra. Anche per questo i track limits sono inutili. Senza dimenticare tutte le soluzioni alternative come panettoncini e dissuasori che costituiscono solo un rischio per le sospensioni e l’incolumità dei piloti; chiedere a Kvyat in Austria tempo addietro.

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Un’uscita larga di Leclerc alla seconda della Rivazza | Twitter/F1

Non è possibile che una qualifica venga soffocata nelle emozioni dall’attesa che un tempo venga confermato o cancellato dopo trenta secondi dal suo compimento. Il tempo deve essere certo e subito, non rivisto al VAR digitale. Almeno lasciateci questo prima che la “gara di qualifica”, che al solo nominarla fa venire i sudori freddi, dia un altro colpo a quel poco che resta di tradizione e vero sport.

Immagine: Media Alfa Romeo

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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