Baku, tre bellissimi intrusi sul podio

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La roulette dell’Azerbaijan ci consegna una nuova gara folle come da tradizione. Pensare che sarebbe terminata normalmente era più una speranza che una certezza e, infatti, l’esito finale è stato del tutto inaspettato.

Inaspettata era già stata la qualifica, nella quale Leclerc ha capito che ormai è meglio fare il giro importante al primo tentativo della Q3 tanto, poi, succede sempre qualcosa. Stavolta non è stato direttamente lui a causare l’interruzione che gli ha consegnato la Pole – nel caso chissà cosa si sarebbe detto – ma alla fine gli è girata bene, visto che il rischio di perdere il miglior tempo era piuttosto concreto con almeno un paio di piloti dietro che stavano migliorando.

Detto questo, la gara di Baku ha mandato a podio tre veri e propri intrusi che, per i motivi più disparati e in tempi diversi, sono stati criticati con la modalità “mitraglietta”.

Sergio Perez finalmente capitalizza quello che di buono si era visto a tratti fino ad ora, con una vittoria tutto sommato meritata per quello che ha fatto vedere in pista. Checo, dopo un paio di prestazioni un po’ opache in qualifica – rispetto a Verstappen, vorrei ricordare – stava già facendo quel passettino che ti porta da essere una promessa o un buon acquisto ad essere il prossimo sacrificabile della causa. Peccato che, in questo caso, non si stesse parlando di un rookie o di un giovane ma di uno dei piloti più concreti della griglia che, fino alla prima vittoria di Sakhir dello scorso anno, forse aveva raccolto meno di quanto avrebbe meritato. La gara di oggi sarebbe stata perfetta anche se avesse chiuso alle spalle di Verstappen. Lo scoppio della posteriore sinistra sulla Red Bull del compagno gli ha spianato la strada. Se qualcuno aveva dubbi sul fatto che potesse togliersi una soddisfazione simile dopo sei gare nel suo nuovo team, oggi è arrivata la risposta.

Su Sebastian Vettel ci sarebbero da dire davvero tante cose, ma chi ha letto queste pagine negli anni sa bene cosa ho scritto del tedesco e, in generale, come abbia preso le difese sue e dei piloti in difficoltà o criticati a prescindere o per moda del momento. Quello che sto vedendo negli ultimi GP conferma la sensazione che ho sempre avuto. So che è noioso ripetere le stesse cose ma, in un mondo dove conta solo quello che si dice oggi e poco importa di quello che si è detto ieri, preferisco rimanere coerente e costante per non fare figure col me stesso di qualche tempo fa, più che altro per dignità personale.

Ritengo che Vettel abbia corso completamente dissociato dalla Ferrari del 2020 (e in parte anche da quella del 2019) sotto qualsiasi aspetto e che le famose “sbinnate”, per le quali è stato umiliato mediaticamente a qualsiasi latitudine, social e professionista, siano state oltre che una colpa del pilota (che poi è la punta dell’iceberg-squadra) il risultato del suo rapporto interno ormai inesistente con il team e della totale ignoranza (inteso come ignorare) delle sue indicazioni sulla monoposto più che un sano e puro rincoglionimento alla guida. Altrimenti, va da sé che testacoda al limite del ridicolo e uscite di pista bislacche si sarebbero ripetute con il suo nuovo team sin dai test prestagionali. Invece, a parte la tamponata ad Ocon durante il primo GP dell’anno, oltre a non aver avuto alcun problema con il posteriore della macchina Vettel nelle ultime uscite (e su piste tutto tranne che “facili”) ha tirato fuori due conigli dal cilindro inaspettati per quella che era la sua immagine attuale, di ex campione ormai bollito e passato a svernare in una Mercedes rimarchiata.

Nel considerare le prestazioni di un pilota ci sono tantissimi aspetti da valutare oltre al fatto che con il piede destro si preme l’acceleratore e con il sinistro il freno. Per questo, quando un pilota è in difficoltà, è bene cercare di guardare oltre al risultato. Gli ultimi due Gran Premi sono quelli di un Vettel visto nel 2017 e nella prima parte di 2018. Sono convinto che, fosse ancora vestito di rosso, questi risultati non si sarebbero visti e, ad oggi, il conto dei testacoda sarebbe aumentato. Sono anche fiducioso sul fatto che, da qui in poi, potrebbero arrivare altri risultati positivi: non da podio magari, anche perché Verstappen e Hamilton fuori dai giochi insieme è roba da pianeti allineati, ma sicuramente per punti importanti.

Per Pierre Gasly sono contentissimo. Agganciandomi al discorso Perez, lui è stato proprio uno dei piloti massacrati al tempo della convivenza con Verstappen. I risultati non arrivavano, è vero, ma lui è stato criticato in modo indegno visto quello che aveva fatto vedere in Toro Rosso. Il ritorno al team di Faenza è stato un toccasana e i risultati ottenuti dal francese da lì in poi l’hanno riportato al livello di considerazione che merita. Anche per lui vale il discorso fatto in precedenza sul giudizio delle prestazioni. Se un pilota rende, poi non rende, poi rende ancora non è solo questione di rimbambimento al volante ma ci sono un sacco di fattori a noi estranei che concorrono alle prestazioni finali. D’altronde quello che noi vediamo è solo il lavoro finale di uno sport di squadra, nel quale ci sono rapporti, confidenze, fiducia, stima, condivisione e cooperazione che fanno parte della quotidianità tra pilota e team. Se qualcosa non funziona, per un motivo o per l’altro, a risentirne è lo step finale, quello del cronometro.

Sotto un certo punto di vista non poteva esserci podio migliore per rivalutazioni, meriti e soddisfazioni personali. Un trio inaspettato, intruso appunto, che ricorderà con piacere questa giornata e la farà ricordare ai rispettivi fan.

Immagine: Ansa Foto

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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