Attaccatevi al Party Mode

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Si pensava che vietando a Mercedes di usare la mappa più spinta le cose sarebbero cambiate…

In effetti, durante la qualifica di Monza, qualcosa è cambiato e bisogna riconoscerlo. Ad esempio, dietro alle Mercedes non c’è Verstappen. Oppure, le Ferrari si sono rese protagoniste della qualifica peggiore dal 1984 sull’asfalto di casa.

Scherzi a parte, ma neanche tanto: se c’era qualcuno che attendeva con ansia l’esito del sabato italiano, la verità è stata ancora peggiore di quanto ci si potesse aspettare.

Sembrava, a leggere qua e là, che con l’abolizione del Party Mode avremmo visto addirittura un altro mondiale, con la Mercedes ferita nell’animo e nelle prestazioni. La prima risposta è arrivata subito con la prima fila e Sainz, primo degli inseguitori, a otto decimi su un minuto e 20 di pista.

Ora: partirei dal fatto che cambiare le regole in corsa è sempre poco simpatica come pratica e può potenzialmente influenzare un campionato intero. Poi ovvio, se lo influenza a favore tuo ci si può sempre chiudere un occhio.

La cosa che più mi ha fatto sorridere è stata vedere tanti concentrarsi sulla qualifica e non sulla gara, quella che conta per i punti. Ed ora sì che c’è da avere un po’ paura. Perché se, come annunciato da Toto Wolff, la Mercedes è in grado di spalmare l’effetto del Party Mode sulla gara allora sarebbero problemi gravi. Si tratterebbe di un effetto boomerang pazzesco.

Ma poi mi chiedo: si pensava che solo Mercedes avesse una mappa più spinta? Eppure dai team radio si capiva che tutti, bene o male, hanno (avevano) qualcosa in più. Ne abbiamo avuto la prova.

Ed ora? Ora c’è la gara e vedremo come andrà. Se la Mercedes dovesse andare ancora più forte del solito? Ho paura a voler sapere cosa potrebbe capitare. Se posso, però, questa è una lezione per tutti gli altri. Si è parlato di questa storia per settimane ed ora si rischia di ottenere l’effetto contrario. Che sia meglio guardare in casa propria?

Immagine: Twitter – Mercedes

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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