Aspettando l’irreparabile

Spa-Francorchamps è sotto osservazione di suo da tempo per quanto riguarda il tratto tra Eau Rouge e Raidillon, con modifiche che paiono approvate per allargare ulteriormente le vie di fuga.

Negli ultimi anni sono stati molteplici gli incidenti che hanno posto diversi dubbi sulla gestione di uno dei punti più belli del mondo. Soprattutto dopo che le vie di fuga stesse sono state deturpate con la sostituzione della ghiaia in favore dell’onnipresente asfalto.

Proprio l’asfalto è l’elemento che ha creato più danni che altro negli ultimi tempi: oltre a richiamare alla memoria quanto successo nel 2019, con la tragica scomparsa di Anthoine Hubert, ad ogni evento c’è da farsi letteralmente il segno della croce nella speranza che non succeda nulla. Come è accaduto, ad esempio, ieri pomeriggio durante le qualifiche della WSeries in una carambola che solo per miracolo non ha avuto conseguenze.

Qualcuno chiede a gran voce modifiche al tracciato, come se il problema fosse la conformazione della pista. No, non ci siamo. Eau Rouge e Raidillon non si devono toccare, almeno loro. Il problema è altro, è come si è agito oltre le righe bianche. Lavoriamo su quello.

Detto questo, credo che si possa definire chiaramente come un’aggravante quella di mantenere dopo 18 anni l’assurdo Parco Chiuso in Formula 1, dove corrono le macchine più veloci del mondo, senza permettere ai team di modificare l’assetto delle monoposto in caso di cambio delle condizioni meteo. L’incidente di Lando Norris nelle qualifiche di Spa è un’altra prova del fatto che mandare in pista piloti in queste condizioni “E” con monoposto non settate adeguatamente è una follia senza senso, pericolosa, contraria ai tanti sforzi fatti in 25 anni sul fronte della sicurezza.

A tutto questo si aggiunge il colpevole ritardo della direzione gara nell’interrompere la sessione, nonostante due piloti (Vettel e Norris, prima di schiantarsi) abbiano sottolineato la gravità delle condizioni in pista e lo stesso Russell abbia rischiato di andare a sbattere. Non è la prima volta che succede: a volte mi chiedo se si sta aspettando l’evento grave (come succede spesso) o se mancano semplicemente tatto o informazioni per poter decidere con tempestività. La cosa che mi fa innervosire oltremodo è che nemmeno dopo Suzuka 2014 si è imparato ad ascoltare maggiormente i piloti. Anche allora vennero ignorati diversi team radio e sappiamo come andò a finire. Purtroppo.

Sono diciotto anni che il Parco Chiuso condiziona gare e risultati e mette a repentaglio la sicurezza dei piloti quando la pioggia rende la pista scivolosa. È sconcertante come non si sia mai voluta trovare una soluzione, una deroga, insomma una postilla nel regolamento che, in caso di condizioni di questo tipo, permetta in nome della sicurezza di metter mano agli assetti, alzare le monoposto, regolare le sospensioni e dare più o meno carico sulle ali. Non incide sui costi ma, anzi, aiuta ad evitarli. Non mi sembra qualcosa di irrealizzabile ma solo buon senso.

Buon senso, appunto. Un concetto andato a farsi benedire su tutti i fronti: e la Formula 1, ci mancherebbe, non fa certo eccezione.

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