Le vittorie possiedono sempre dei fattori in comune, anche quando essi non sono percepibili; predicibili
Riconoscere quanto il Mondiale vinto da Joan Mir nel 2020 sia stato – e tutt’oggi sia – pregno di valore ed importanza deve rifuggire dall’essere un demerito. Alle spalle di tanti sorrisi di cortesia telecomunicativi si annida una maliziosa convinzione che si esplica nel credere che, alla base del suddetto iride, a preponderare su tutto e tutti sia stato solo quell’elemento che, nella canzone “Ciao Ciao” de La Rappresentante di Lista, si interpone fra le gambe e gli occhi. Fortuna che, a riequilibrare la situazione, talvolta intervengano altri pareri che ricollocano quel fattore nella sua naturale dimensione, cioè quella di parte inevitabile di un processo vitale, ed affianchino ad esso altre doti che, cooperando in sinergia, possono dar luce a risultati meravigliosi: concentrazione, talento e costanza.
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