Appunti ungheresi: tra harakiri, sconcerti, lamenti e gioie inaspettate

Ricapitolare un Gran Premio come quello dell’Ungheria non è ovviamente facile. L’ultima gara prima della pausa estiva merita qualche considerazione sull’evento in sé e su quanto visto fino ad ora in questo mondiale che doveva essere noioso ma, al momento, non lo è per niente.

Parto da Esteban Ocon, il vincitore a sorpresa. Il francese stava vivendo un momento non facilissimo, con un Fernando Alonso in ripresa dopo un inizio di stagione di rientro “tranquillo”. Ebbene, anche grazie agli eventi Esteban ha approfittato della situazione e ha condotto una gara perfetta, non sbagliando una virgola e tenendo a bada Vettel anche in quelle due o tre occasioni in cui il tedesco ha avuto a sua disposizione il DRS. Come ai tempi della Mercedes con Rosberg vincitore in Cina, forse Alpine si aspettava di vincere la sua prima gara di questa avventura con Alonso, ma non penso proprio che Brivio & Co. siano dispiaciuti di aver visto Esteban, francese, sul primo gradino.

La seconda persona che mi viene in mente è Valtteri Bottas. Non solo per essere stato colui che ha aperto le danze (in tutti i sensi) al via del Gran Premio. Credo che, al di là delle prese in giro, delle cinque posizioni di penalità prese per Spa e di tutte le critiche negative che sta ricevendo, sia in palese difficoltà e completamente perso nella convinzione (o magari già nella certezza) che alla fine dell’anno il secondo sedile Mercedes non sarà più suo. Sapete che sono molto “interessato” dalla psicologia dei piloti e credo fermamente che, se già correre a fianco a Hamilton non è facile, farlo con mille problemi in testa sia ancora peggio. Il team radio dopo l’incidente in curva 1 è stato indicativo in questo senso: “Scusate, è andata così”. Rassegnato, svogliato, completamente perso. Credo che in questo momento Bottas sia lontanissimo dalla forma migliore, sfiduciato al 110% e che le sfighe di inizio anno, tra Bahrain e Imola, abbiano indirizzato subito male la stagione, che sembra peggiorare domenica dopo domenica.

Continuando con l’incidente passo a Lance Stroll. Partendo dal presupposto che ha frenato davvero troppo tardi e con strada libera rispetto a Bottas, tappato da Norris, credo che Lance abbia tentato disperatamente di evitare i suoi colleghi andando appunto sull’erba, senza considerare che quando è bagnata è ancora peggio dell’asfalto. Non l’ho visto come un tentativo di guadagnare posizioni ma un modo per salvare (provarci almeno) una situazione complicata. Ha provato a metterci una pezza ma è andata male comunque. Zero pesantino in una stagione in cui ci si attendeva di più, più che dai piloti, sicuramente dalla monoposto. Se devo essere sincero credo che il suo errore sia più grave di quello di Bottas e che dare la stessa penalità per il Belgio sia stato un errore.

Di Fernando Alonso ne ho già parlato qui, quindi inutile aggiungere molto. Piuttosto fa sorridere sentire Lewis Hamilton lamentarsi via radio della difesa dell’asturiano con un “At that speed it’s so dangerous man” dopo quello che è successo due settimane fa a Silverstone (ad opera principalmente sua) e dopo aver detto “io non alzo il piede” e “rifarei la stessa manovra” nelle ultime conferenze stampa. Spiace vedere quanto oltremanica e non solo si sia difesa l’azione dell’inglese su Verstappen gettando la colpa sull’olandese e facendo finta di non vedere le immagini che, da qualsiasi angolo, chiariscono cosa è successo. Capisco che Lewis sia il simbolo degli ultimi quindici anni di Formula 1, che sia incidentalmente inglese e che quindi sia “facile” lasciarsi trasportare per un Circus mezzo inglese e mezzo americano dall’onda del pilota che sta riscrivendo la storia con numeri probabilmente irraggiungibili. Però non bisogna esagerare e il primo a non doverlo fare è proprio Lewis: gli basterebbe essere più coerente e accettare che anche gli altri possono fare manovre bastarde e non soltanto lui. Subito però, non su Instagram il giorno dopo: perché lì siamo capaci tutti di fare i fenomeni con un pubblico che crede a tutto quello che si scrive.

Passando a Max Verstappen, visto che l’ho già citato, il conto dei punti persi per colpe non sue inizia ad essere piuttosto ingente. Ai 25 di Baku per lo scoppio della gomma Pirelli abbiamo da sommare i potenziali 25 di Silverstone e 18 di Budapest, se fosse arrivato dietro Lewis. In Azerbaijan l’olandese ne avrebbe guadagnati 10 su Hamilton, terzo in quel momento, guadagnati altri 7 in Gran Bretagna e persi 7 ieri se fosse arrivato alle spalle della Mercedes. Facendo un rapido calcolo, senza tener conto dei giri più veloci, Max oggi potrebbe essere in testa con 255 punti contro i 210 del campione in carica. Con i se e con i ma, comunque, ci si fa ben poco e la situazione oggi è rovesciata. Ieri Max ha fatto il possibile praticamente senza mezza macchina, difficile chiedere di più. Questa estate ha un certo parallelismo con quella del 2000, con Schumacher a zero in Austria e Germania che perse il vantaggio su Hakkinen, per poi doversi giocare tutto nelle ultime gare. Certo, ai tempi ne mancavano molte meno e qui siamo ancora a metà mondiale, però una certa affinità tra le due stagioni secondo me c’è. Dal punto di vista mentale l’olandese deve restare calmo, ben sapendo che i punti persi non sono dovuti ad un deficit di monoposto. C’è tutto il tempo per rimediare, a partire da Spa e Zandvoort che saranno fortini orange.

Di Sebastian Vettel si è parlato più per i messaggi sociali lanciati durante il weekend che della seconda posizione conquistata al termine della gara e poi tolta per squalifica, con in ballo l’appello Aston Martin che potrebbe ribaltare tutto. Il tedesco ed altri tre piloti hanno ricevuto una reprimenda per non essersi tolti magliette sacrosante nella procedura pregara. Insomma, siamo davvero arrivati a questo punto? Se si possono inviare solo messaggi “concordati” e convenienti allora non stiamo facendo quello che si racconta e stiamo solo seguendo una moda, la cosa più odiosa che possa esistere quando si parla di argomenti del genere. Detto questo, Vettel aveva corso una buona gara, su una pista su cui ha vinto in passato, con il rammarico di non aver trovato lo spunto per passare Ocon. La telenovela sulla sua squalifica, con le classifiche cambiate tre volte, fa sorridere amaro. Speriamo di avere quanto prima un risultato definitivo.

Le lacrime di George Russell a fine gara sono una delle cose più belle del weekend. I tanto ricercati punti con la Williams sono finalmente arrivati dopo tanti tentativi a vuoto e tante sfortune, a partire dal drammatico GP di Sakhir dello scorso anno che stava andando a vincere con la Mercedes. Proprio la Mercedes sembra essere il suo futuro, dopo tanta attesa e tante ottime prestazioni. Da sottolineare anche il team radio di ieri in gara, quando ha suggerito al team di sacrificarlo per aiutare Latifi, visto che il canadese era davanti a lui. Atteggiamento da uomo squadra già encomiabile e che gli servirà sicuramente in futuro.

Per Nicholas Latifi i complimenti questa volta sono d’obbligo. Nella gara in cui la Williams finalmente va a punti dopo una stagione in parte iellata, il canadese a sorpresa conclude davanti al più quotato Russell. Nessuno avrebbe immaginato una delle due ipotesi, figuriamoci una combo. Pertanto, dopo averlo criticato a più riprese per non essere stato capace di correre al livello di George, questa volta bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Bravo.

Charles Leclerc, Lando Norris, Sergio Pérez. Mal comune mezzo gaudio si dice, ma non deve essere facile sbollire quando si viene eliminati dopo dieci secondi di gara. Per tutti e tre poteva essere un’occasione importante: per la classifica se si parla di Ferrari e McLaren e per eliminare ogni dubbio sul 2022 a Red Bull se si parla del messicano; che stavolta aveva fatto il suo con una bella qualifica chiusa in quarta posizione. Forse ha scelto la pista sbagliata per girare così bene al sabato. Capita. Per Daniel Ricciardo sfiga a metà. Sicuramente, come Verstappen, anche lui ha sofferto della carambola iniziale.

Come ultimo pilota scelgo Antonio Giovinazzi per la sfiga e l’assurdità di uno Stop & Go di 10 secondi per velocità eccessiva nei box, comparata con altre viste di recente. E qui ci vuole evidentemente una riflessione sulle penalità, perché siamo effettivamente al limite dell’imbarazzo.

L’ultimo appunto, quindi, è sulla FIA e la gestione delle sanzioni. Tralasciando il caso Vettel, che ha risvolti comici, come sempre sembra che manchi coerenza nella relazione tra evento e penalità inflitta. Raikkonen che prende 10 secondi per un unsafe release di cui non ha colpe, esattamente come Hamilton per Silverstone, è una stortura a livello regolamentare. Anche perché, nel caso di due settimane fa, le opzioni sono due: o lo ritieni un incidente di gara e non penalizzi nessuno oppure, se ritieni un pilota colpevole di una manovra simile, 10 secondi sono una carezza. E se con uno Stop&Go Giovinazzi ha perso praticamente mezzo minuto, è facile fare due più due. Il problema è che di queste sanzioni ballerine se ne parla ormai da tempo immemore e sembra non esserci soluzione. Ed è un male che prima o poi presenterà il conto, soprattutto quanto ogni punto diventa importantissimo.

Ora è tempo di ricaricare le batterie, anche per me. Qualsiasi cosa facciate, un augurio di buone vacanze a tutti. In sicurezza, ovviamente.

Immagine: Media Alpine

CANALI TEMATICI SU TELEGRAM

NEWSLETTER

P300 MAGAZINE

PARTNERS

GRUPPI AMICI

ULTIMI ARTICOLI

COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

ALTRI DALL'AUTORE

CANALI TEMATICI SU TELEGRAM