Come ammazzare la F1. Grazie, Charlie

Come ammazzare la F1. Grazie, Charlie

E poi mi dicono che Charlie Whiting non soffre del complesso di Suzuka 2014. Beh, ragazzi: fatevi un giro sui social e leggete cosa pensa la gente dei primi giri sotto Safety Car di oggi e cosa pensa ormai della F1.

Io non sono in auto, non è il mio deretano che rischia su una Formula 1 sull’acqua, ma cerchiamo di capirci: se l’idea di Charlie è quella di non correre più sotto l’acqua, facciamo una bella cosa: aboliamo le gomme da bagnato e corriamo solo con pista asciutta. Perché altrimenti, così, è una presa per il culo per tutti quanti. Noi a casa, gli spettatori che hanno speso centinaia di euro, gli stessi piloti.

Anche oggi, dopo Montecarlo, una conferma ancora più lampante che l’attuale direttore di gara FIA non ha più l’autorità né la serenità per poter condurre con raziocinio un weekend di gara. Se nel Principato 8 giri erano stati ridicoli, con i guardrail e i muretti vicini, i 5 a Silverstone con il sole che picchia sull’asfalto e le vie di fuga infinite sono da dimissioni immediate. Se anche Ericsson, l’ultimo della fila, sollecitava la ripartenza, vedete voi…

Ma soprattutto: a cosa serve cercare di evitare il patatrac in pista aspettando che la pista si asciughi, se poi si vedono tutti i piloti entrare insieme in corsia box per cambiare gomme rischiando contatti vari con i meccanici a portata di ruota? Sarebbe questa la sicurezza?

La sicurezza sarebbe lasciare percorrere ai piloti un paio di giri massimo e poi lasciarli liberi. Con 5, 8, 10 giri si scade nel ridicolo. E poi: ci si lamenta che la Safety Car va troppo lenta (e Maylander faceva il massimo, sua chiaro). Bene, allora mi domando… perché deve essere una vettura stradale a precedere delle Formula? Perché non introdurre una vettura Formula, adeguatamente attrezzata con led e altro, che svolga il ruolo della Safety Car? Il pilota in questione, adeguatamente collegato alla direzione gara, potrebbe A) andare più veloce rispetto ad una vettura stradale sul bagnato e B) valutare meglio la pista, essendo in condizioni simili a quelle dei piloti alle sue spalle.

Ma queste sono idee, ipotesi, pensieri sparsi. Qui, l’unica cosa sicura, è che Charlie Whiting ha paura di quello che può succedere sotto il suo comando. Ha il terrore che un pilota si possa far male sotto la sua direzione e questo lo porta alle figure alle quali stiamo assistendo. Charlie Whiting vive nell’insicurezza, forse nel rimpianto di non aver fatto qualcosa, nel rimorso di aver fatto troppo poco. E questo non danneggia solo lui ma anche e soprattutto lo sport che sta dirigendo. Oggi la F1 ha fatto l’ennesima figura color terra per colpa sua, e la F1 non può permettersi certe giornate.

Charlie Whiting non è più un direttore di gara affidabile, ed è ora che si faccia da parte. Perché da Charlie a Charlie il passo è breve, brevissimo.

(Immagine: internet)

MONOPOSTO by SAURO

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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