Matomo

Akira Yanagawa ci racconta l’esperienza Kawasaki in MotoGP

CONDIVIDI

SEGUI P300.it

Telegram | Canale News

Telegram | Discussione

Google News

Twitter

Instagram

Abbiamo intervistato il primo pilota del progetto di Akashi in MotoGP


P300.it ha avuto il piacere e l’onore di intervistare Akira Yanagawa, pilota giapponese che ha legato in maniera indissolubile il suo nome e la sua carriera al marchio Kawasaki.

Entrato a far parte della Casa di Akashi nel 1995, dopo un paio di stagioni nel campionato giapponese Superbike è arrivato sul palcoscenico mondiale nel 1997. Per cinque stagioni Yanagawa è stato la bandiera di Kawasaki nelle derivate di serie, arrivando ad un totale di 121 gare corse con tre vittorie (due nel 1997, in Austria e in Giappone, e una nel 1999 ancora nella gara di casa) e 23 podi. La sua miglior posizione in campionato è rimasta quella del 1997, un quarto posto, ma in tutte e cinque le stagioni ha portato la “verdona” dove nessun altro è riuscito.

Tra il 2001 e il 2002 è stato il primo pilota ad occuparsi del progetto Kawasaki MotoGP. Proprio Yanagawa ha portato al debutto (sfortunato) la ZX-RR nel Gran Premio del Giappone del 2002, correndo poi altre tre gare come wildcard tra il 2003 e il 2007. Quest’anno, per la prima volta, Yanagawa non ha rinnovato il contratto da pilota ufficiale Kawasaki concludendo un lunghissimo viaggio durato 25 stagioni. Nel suo palmarès di pilota di Akashi vanta anche tre podi alla 8h di Suzuka, terzo nel 1995 (con Katsuaki Fujiwara) e nel 1999 (con Hitoyasu Izutsu) e secondo nel 2016 (con Leon Haslam e Kazuki Watanabe).

In questa intervista, Yanagawa ci ha parlato proprio del progetto MotoGP di Kawasaki, dalle origini alla conclusione.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Akira! Innanzitutto ti dico che è un grande onore per me intervistarti. Ho seguito tantissime delle tue corse e attraverso le riviste del 2002 sto “studiando” la storia della Kawasaki in MotoGP, a partire da quella stagione. Ricordi come è partito quel progetto e in che modo sei stato informato da Kawasaki della sua intenzione di correre in MotoGP?
“Credo fosse il 2001, durante il Gran Premio di Germania della Superbike. Kawasaki mi chiese di fare il tester della MotoGP. Non accettai subito perché pensavo di avere ancora potenziale per restare al top nel mondiale Superbike. Dopo qualche discussione con Kawasaki, mi proposero di fare anche il pilota titolare in MotoGP dopo avere testato la moto. Accettai la proposta, ma questo non accadde mai”.

Quali erano gli obiettivi realistici che avevate in mente alla nascita del progetto?
“Costruire una moto che avesse un potenziale alto e, personalmente, tornare a correre il prima possibile. Ai tempi era il mio obiettivo principale”.

Ricordi le tue sensazioni la prima volta che sei salito su quel prototipo?
“Ricordo che la moto era un derivato della Superbike e che aveva un potenziale di performance altissimo”.

Quanto è stato utile il trasferimento di dati dalla Superbike alla MotoGP?
“In realtà non conosco molto a proposito dei dettagli meccanici. Mi sono limitato a guidare la moto e ad informare i tecnici sui punti su cui si poteva migliorare. Ho ripetuto questo processo un sacco di volte”.

Ricordi se c’era un punto di riferimento da seguire? Ad esempio Honda, Yamaha o Suzuki?
“Direi che volevamo rendere la Kawasaki una moto col suo stile, qualcosa che nessun altro aveva”.

Quanti chilometri hai percorso sulla ZX-RR e quanto è stata difficile per te questa esperienza?
“Credo di avere percorso più di 100.000 chilometri. Non è stato facile ma ho imparato molto da questa esperienza e mi sono davvero divertito”.

Cosa ricordi delle sensazioni tue e del team nel corso del weekend di Motegi? E peccato per il tuo infortunio…
“Sono rimasto onestamente sorpreso da come le persone prestassero una gioiosa attenzione al ritorno di Kawasaki nel Motomondiale, oltre al grande numero di telecamere che ci riprendevano durante ogni gara”.

Avresti continuato a correre anche nel 2003 con la Kawasaki MotoGP?
“Dopo il brutto incidente che ho avuto a Motegi nel 2002, il team ha chiamato un pilota di riserva (Andrew Pitt, che nel 2001 vinse il mondiale Supersport con Kawasaki, ndr). Quindi alla fine ho corso solo poche gare nel 2003, come Suzuka e Barcellona. Sfortunatamente a Barcellona venni colpito da un altro pilota e mi infortunai seriamente un’altra volta. Quindi feci solo dei test durante il resto della stagione”.

Cosa credi che sia mancato a Kawasaki per sviluppare un progetto vincente in MotoGP?
Mi stai chiedendo perché Kawasaki non è riuscita a vincere in MotoGP? La risposta è piuttosto semplice: non hanno perseverato finché non sono riusciti a vincere”.

Ringraziamo Akira Yanagawa per la disponibilità e gli auguriamo il meglio per il futuro!

ULTIMI ARTICOLI

MONOPOSTO by SAURO

Avatar of Andrea Ettori
Andrea Ettori
Vivo a Mirandola, e sono un grande appassionato di sport. Jenson Button è il mio idolo, e il Milan la mia squadra del cuore. Sono una persona positiva, e vedo sempre il bicchiere mezzo pieno in ogni situazione. #StayPositive #ForzaEmilia

ALTRI DALL'AUTORE