A che gioco sta giocando Red Bull?

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La vicenda è nota e arcinota: Red Bull dal 2016 non disporrà più delle power unit Renault. Dopo mesi di diatribe con la casa francese, incapace di fornire un’unità motrice affidabile e potente dall’introduzione dei motori turbo, la separazione è stata quasi naturale. Dopo quattro mondiali piloti e costruttori di fila che rimarranno comunque nella storia.

Cosa succede, ora? Che Red Bull è evidentemente in cerca di un nuovo partner motoristico. Non sarà Mercedes: i contatti erano avviati ma poi è arrivato il ripensamento. Red Bull costruisce ancora ottimi telai (abbiamo visto a Singapore) e fornire dei propri motori ad un potenziale avversario per la lotta al mondiale potrebbe essere controproducente. O almeno così devono averla pensata a Stoccarda.

Ora Red Bull punta tutto su Ferrari, dopo aver fatto intendere per voce di Helmut Marko che, se non troverà un motore adatto alle sue esigenze, potrebbe anche pensare di lasciare la F1 (e chi ci crede?).

Al tempo stesso, la power unit futura dovrebbe avere la stessa specifica di quella ufficiale. In definitiva, Red Bull dopo il due di picche incassato da Mercedes vorrebbe i motori Ferrari alla stessa specifica di quelli che verranno montati sulla monoposto 2016. Magari serviti su un tappeto (rigorosamente) rosso. Poi per carità, in fondo basta pagare per avere quello che si vuole, ma Ferrari potrebbe tranquillamente ragionare come Mercedes e lasciare Red Bull con le ali a terra.

Nel momento in cui sei, di fatto, senza motore, converrebbe forse ridimensionare le pretese e accontentarsi di quello che si trova. O no?

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Alessandro Secchi
Classe 1983. Ragioniere sulla carta, informatico per necessità, blogger per anni ed ora giornalista pubblicista per passione. Una sedia, una tastiera e tre schermi sono il mio habitat naturale.
"Il mio Michael" è il mio libro su Schumi ma, soprattutto, il mio personale modo di dirgli "Grazie". #KeepFightingMichael, sempre!

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